Togliere i peli degli amici a 4 zampe

Cani e gatti fanno parte della nostra vita quanto un parente, un figlio, un amico. Sono importanti, li amiamo, li coccoliamo, ci viaggiamo, non potremmo vivere senza di loro. Ma senza i loro peli sì, e lo faremmo anche volentieri. I peli degli animali, specie se si vive in appartamento e durante i temibili cambi di stagione, finiscono letteralmente ovunque. E non sono facili da rimuovere. Sono ostinati, si ammucchiano negli angoli, si infilano nelle trame dei tessuti. Ecco qualche consiglio. Innanzitutto, quando arriva il mitico periodo della muta, ovvero quando cani e gatti cambiano il pelo, eliminate i tappeti e ogni tessuto superfluo da casa. Limiterete moltissimo i danni. Di solito la muta avviene nel passaggio da inverno a primavera, e in autunno. Potete stare senza tappeti per un paio di mesi l’anno, anche se li amate. O anche, scegliete quelli in fibre di paglia, di bambù, di rattan, facili da sbattere semplicemente fuori dalla finestra. L’aspirapolvere è il vostro migliore amico: è lui l’unico che può davvero toglie i peli degli animali dagli angoli, dai divani, dalle superfici di ogni genere. Ma dotarvi di tessuti che assorbano pelo il meno possibile sarà un ottimo modo di limitare. Divani in pelle o ecopelle, cucce con tessuti tecnici, sedie in vimini anziché imbottite.Per quanto riguarda i tessuti in cui i peli degli animali si introducono in maniera particolarmente ostinata, potete procedere con una spazzola, oppure con del nastro adesivo. Fate aderire strisce di nastro e strappate come se faceste una ceretta. Oltre a togliere peli, se ne andranno anche le micro particelle di polvere e sporco, e vedrete il tessuto diventare persino più luminoso. Infine, non dimenticate di spazzolare gli animali stessi, all’aperto naturalmente. Rimuovete più peli che potete dal cane o dal gatto, e ne troverete di meno in giro per casa.

Un caffè davvero speciale

Un caffè con note aromatiche uniche date da un processo di lavorazione, e invecchiamento, davvero particolare Parliamo del Colombia Barrique Rum Fermentation Sandalj Trading Company  ha proposto questo caffè “fuori dalle righe , un caffè fermentato all’interno di botti di Rum, procedimento molto particolare di lavorazione del caffè verde proveniente dalla regione di Caldas, in Colombia, che dal 2011 è riconosciuta dall’UNESCO come “Cultural Heritage”.Coltivato tra i 1350 e i 1470 metri nella Finca San Jose, questo caffè gode di un terreno ricco di cenere del Vulcano Nevado de Ruiz, di un’ottima esposizione solare e una temperatura media durante l’anno compresa tra i 21° e i 25°.Le drupe più adatte a questo processo devono avere un colore violaceo ed essere molto mature, e per questo vengono selezionate amano con il metodo picking durante il secondo o terzo raccolto dell’anno.Questo lotto viene processato con il metodo lavato, con una fermentazione in vasca di massimo 20 ore. L’asciugatura iniziale viene fatta all’interno del silo e terminata naturalmente su  Marquesinas veri e proprio essiccatore solare, caratterizzato dall’avere una copertura in polietilene e una struttura di archi in bambù o PVC, dove il caffè viene essiccato in un unico strato su letti sospesi esposto al sole. Tutto il caffè, di varietà Castillo , viene selezionato per dimensione, trattenendo soprattutto buratti 17 e 18, e messo all’interno di barili di Rum che hanno contenuto la “tafia” per almeno 8 anni dove viene lasciato per circa 3 mesi per raggiungere il risultato desiderato. La crema di questo caffè è di un bel color nocciola e ha una buona elasticità, le note olfattive molto intense ricordano senza dubbio il rum. All’assaggio la tazza è molto bilanciata, con una buona dolcezza e questa nota liquorosa molto particolare che ricorda uno dei nostri dolci preferitiil Tiramisù.Dolcezza e note aromatiche di Rum che proseguono anche nel retrogusto molto gradevole.

 

 

 

Nero come il carbone

Nero come il carbone. Così deve essere il pane. Ma anche i bagel, il gelato e i waffel. E poi gli spaghetti, le meringhe e… tutto ciò che è commestibile. Basta del carbone vegetale o del nero di seppia e i nostri piatti diventano subito cool, seguendo il food trend del momento: il total black. C’è chi in cucina è più tradizionalista, chi meno; chi ama seguire le ricette e chi improvvisa; chi ama mangia solo ciò che conosce e chi invece si diletta ad assaggiare piatti tradizionali ed etnici.Indubbiamente ciò che spesso guida i nostri gusti e la nostra diffidenza sta non tanto nel gusto ma, ancora prima, nell’olfatto e specialmente nella vista. Un piatto ben predisposto ci invita senz’altro di più all’assaggio e viceversa. Alcuni già non sono del tutto inclini ad entrare nei fast food ma sicuramente questi hamburger totalmente anneriti non invitano particolarmente alla degustazione. Visto che l’occhio, come si suol dire, vuole la sua parte, il primo pensiero è che siano panini carbonizzati e destinati al cestino dei rifiuti più che al palato…Eppure non è così!Questi hamburger non sono fatti neppure da pane nero preparato con farina speciale ma sono il risultato della colorazione dovuta ad un processo di affumicatura, sia del pane che del formaggio, fatto con legno di bambù.

“Le combinazioni alimentari da evitare”

Prodotto in serie e praticamente onnipresente, questo poster illustra nel dettaglio i presunti effetti collaterali scaturiti da alcune specifiche combinazioni d’alimenti, i  cui effetti, spietatamente, spaziano dai semplici effetti alla morte. Il poster include una marea di carni, frutti, dolci e bevande, e contiene sia quelli inusuali e difficili da procurare tipo la terribilissima carne di rinoceronte abbinata al pesce che quelli di uso comune attenzione, il latte è mortale se unito ai cibi dai sapori aspri. Ovviamente il poster si basa su precetti superstiziosi più che scientifici, ma questo non sembra proprio scalfirne la popolarità, soprattutto nelle zone rurali del Paese. “È appeso ai muri di molte case, e nelle cucine. Chi lo ha crede a quello che c’è scritto per paura, anche se non ci sono prove ad sostenere le tesi illustrate,” e sono molti gli  scettici sulla validità del poster. A quanto pare, comunque, questo poster è solo la punta di un iceberg di superstizioni che emerge sulle acque della nazione. Attorno all’universo culinario girano un sacco di credenze popolari su cosa si dovrebbe mangiare o meno in dati momenti della propria vita. Le madri incinte, per esempio, dovrebbero evitare le banane e i peperoncini le prime, sempre stando alle credenze, renderebbero i bambini grassi, mentre i secondi sarebbero fonte di calvizie infantili. I germogli di bambù procurerebbero problemi alla salute durante la primissima fase postnatale, e i cibi piccanti, più in generale, si sostiene aggravino le ferite e le lesioni. E che dire delle arance? Sono tacciate di essere causa di aliti cattivi. E la lista va avanti. Matthew Walton, esperto all’Università di Oxford, sostiene che alcuni abitanti del Paese siano loro stessi promotori di tesi superstiziose incentrate sul cibo. “ Ho un sacco di amici in Myanmar che evitano certi alimenti per ragioni familiari, perché magari alcuni parenti sono morti, presumibilmente, dopo aver ingerito particolari cibi che ora tutti i membri del nucleo familiare sono invitati a evitare. “L’origine di queste superstizioni rimane offuscata. Ye Htut Win, fondantore del noto ristorante Sharky’s di Yangon, ha però qualche teoria in merito Comunque sia, aggiunge “si tratta prettamente di vecchi modi di dire. Abbiamo pertanto proprio bisogno di un investigatore di falsi miti!”

Feng Shui sull’ambiente di lavoro

La tua scrivania è disordinata? Anche la tua testa lo sarà. La pensa così Jade Sky, autrice del libro ‘Clear your office’, nel quale spiega come applicare alcuni principi del Feng Shui allo spazio di lavoro, perché l’ufficio o qualsiasi altro ambiente professionale diventi un luogo ‘zen’ dove la mente è serena e produttiva. Fare ordine è naturalmente il primo passo, si tratta di una pulizia che aiuta dal lato pratico, ma anche simbolico: come si può usare il cervello a pieno regime circondati da confusione, pile di fogli, avanzi del pranzo e via dicendo? Un ambiente più pulito e organizzato infonde tranquillità, e la tranquillità contribuisce all’essere più produttivi, almeno metà superficie dello spazio di lavoro dovrebbe essere vuota. Quando possibile, bisognerebbe posizionare la scrivania o il piano di lavoro in modo da avere la porta della stanza di fronte in una posizione di ‘potere’ non alle spalle, e se non fosse possibile occorre avere il più possibile spazio vuoto attorno. E’ importante inoltre che la luce naturale inondi l’area di lavoro, il Feng Shui suggerisce sempre di sedersi accanto ad una finestra. Come già detto, il piano di lavoro dovrà essere ordinato, ma la presenza di alcuni oggetti può favorire uno stato mentale sereno. Per esempio foto di persone care possono contribuire a rendere felici e motivati, così come dei fiori freschi, colorati e vitali. Le piante in generale contribuiscono al benessere psicologico secondo il Feng Shui, specialmente il bambù; anche posizionare una fontana sulla scrivania aiuterebbe ad attirare le energie positive. Infine, la scelta cromatica ha il suo peso: circondatevi di oggetti dai colori chiari e scegliete, se possibile, una scrivania di tonalità neutre e concilianti.

Il bambù simbolo di lunga vita

In Cina è un simbolo di lunga vita, mentre nella tradizione indiana è legato all’amicizia. Si tratta del bambù, una specie vegetale perenne, sempreverde, che può raggiungere notevoli dimensioni, sia in altezza che per quanto riguarda la sua estensione. Il bambù viene utilizzato sempre più spesso per la realizzazione di salotti, cesti, contenitori, ornamenti, mobili e persino tessuti. Sempre più sovente la tentazione di piantarne alcune canne per decorare il proprio giardino e sentirsi immersi in un mondo apparentemente esotico cattura molti. Chi ha intenzione di creare una sorta di siepe o di divisorio piantando delle canne di bambù deve prendere delle precauzioni, il bambù cresce molto e molto velocemente Il rischio è che in breve tempo possa invadere la proprietà dei vostri vicini. Alcune specie possono aumentare in altezza addirittura di 90 cm al giorno. La sua capacità di espansione non viene fermata da reti o steccati ed è ancora più rapida se la pianta si trova nelle vicinanze di terreni molto irrigati o in zone dove l’acqua ristagna facilmente. I bambù sono inoltre molto apprezzati come piante da interno. Si deve riconoscere che fanno in genere un bellissimo effetto, specie se piantati in vasi e poi collocati nelle stanze dove gli garantiremo luce e umidità per la sua crescita

Fantastica ed elegantissima la nuova bici in bambù

E’ appena arrivata in Italia una bicicletta di bambù di nuova concezione, con una storia alle spalle dai risvolti speciali, idea di una giovane madrilena felicemente accompagnata, nella vita come nel lavoro, da un “fidanzato” italiano. “Ho lavorato ad Haiti per la ricostruzione dopo il terremoto. Poi nel Congo per una Missione di Pace delle Nazioni Uniti, alla frontiera con lo Zambia”, racconta Patricia. “Lì ho conosciuto Fausto ingegnere e mio attuale compagno. È stato in Congo che abbiamo visto per la prima volta le biciclette con il telaio di bambù costruite in Zambia, avevamo visto utilizzato il bambù in centinaia di versioni cesti, cestoni, salotti, divani, mobilio, ma vedere costruite delle bici è stata una folgorazione.Un concetto nato nel 2007 dall’iniziativa di una coppia di studenti americani con due imprenditori locali. Il loro obiettivo condiviso era creare una fabbrica che potesse realizzare biciclette di qualità a basso prezzo che potessero anche soddisfare i bisogni specifici delle bici-ambulanza e delle bici-cargo. In quei paesi, fornire un mezzo di trasporto per giungere agli isolati villaggi ha infinite implicazioni sociali ed economiche. Nel 2010, creano, tra le altre, la prima bici di bambù con un processo di produzione artigianale che dà lavoro, nella zona occidentale di Lusaka, tradizionalmente depressa, a 26 persone. La bicicletta eco-friendly è stata poi esportata in Sud Africa, Malawi, Mozambico, in collaborazione con organizzazioni umanitarie e, più di recente in Australia, Giappone e Stati Uniti, e presto avremo anche noi questo immenso piacere di comprarci una bici di nuova concezione

 

Mangiare nudi…bunyadi ha aperto a Londra

Un ristorante di Londra sta facendo parlare di sé anche prima della sua apertura, grazie alla sua politica di “vestiti opzionali”. Il Bunyadi, questo il nome del locale,  aprirà a giugno e starà aperto solo tre mesi, ma ha già ricevuto oltre 25.000 prenotazioni.Il locale avrà due separate sale, una per gli avventori vestiti e una invece per quelli che vogliono provare l’esperienza di mangiare senza nulla addosso. Seb Lyall, fondatore dell’azienda che ha lanciato l’iniziativa, spiega che l’idea è quella di proporre un’esperienza di liberazione e di contatto con la natura: “Le persone devono poter avere la possibilità di provare una serata fuori senza nessuna ‘impurità’: niente additivi chimici, niente coloranti artificiali, niente telefoni, niente elettricità. E niente vestiti, se lo vogliono”. In ogni caso, chi vorrà rimanere vestito dovrà comunque cambiarsi in un apposito camerino,delimitati da cannicci di bambù, per indossare una apposita tunica, e lasciare all’esterno tutte le “interferenze”, come il cellulare (ed ovviamente telecamere e macchine fotografiche).Il nome stesso del locale significherebbe “Fondamentale, Naturale”, e questo si riflette in primo luogo nel menu. Non solo le portate sono realizzate con ingredienti locali e metodi di cottura “naturali”, ma anche piatti e posate saranno commestibili. Anche la scelta dell’arredamento segue la logica “naturale”: questo è realizzato interamente con materiali quali il bambù,  e per l’illuminazione sarà usata solo la luce naturale.Un progetto dunque molto ambizioso, ammettono gli stessi ideatori, che però si dicono di vedere come si svilupperà la cosa. E a guardare le prenotazioni ricevute, si direbbe che Bunyadi sia destinato a diventare un successo.213565-bunyadi-3

La natura curiosa…cammina da sola

Esistono varie tipologie di canne di bambù da cui si ricavano ceste di ogni tipo e natura e anche dei bellissimi complementi d’arredo, chi le osserva e ne è in possesso vede anche nei nostri giardini crescere delle piccole foreste grazie al suo espandersi velocemente.Esistono anche  strani fenomeni naturali, e anche queste sono avvolte da varie leggende: le piante della specie Socratea Exorrhiza si distinguono per le loro radici, fuori suolo e simili a gambe. Queste palme sono dette “walking trees” dal momento che sarebbero in grado di fare piccoli spostamenti, alla ricerca della posizione migliore rispetto al solo.
Si possono osservare a Sumaco, nella biosfera Unesco, in Ecuados. Le piante mobili arriverebbero a camminare alcuni  centimetri al giorno fino a un totale di 20 metri all’anno, seguendo il sole man mano che le stagioni mutano. In pratica, le radici crescono più facilmente dalla parte dove trovano maggior luminosità, mentre al contrario vengono meno quelle che si trovano in condizioni meno favorevoli, facendo sì che la pianta si “sposti”.socratea-exorrhiza-walking-tree-1