Una cena veloce uovo cotto nel microonde

L’uovo è uno dei cibi più  economici che abbiamo sempre a disposizione: velocissimo da cucinare in mille maniere diverse, è molto proteico e ha molteplici benefici per la nostra salute e non richiede grandi accorgimenti per la sua conservazione .La cottura dell’uovo è particolarmente indicata per chi non ha tempo di preparare un piatto elaborato, ma attenzione a metterlo nel microonde: c’è il rischio che esploda! In effetti se si cerca su internet questo argomento, sono parecchi gli avvertimenti che riceviamo dagli esperti, ma basta non demordere e con un po’ di pazienza riusciremo a piegare la tecnologia al nostro volere.Per preparare l’uovo al microonde serve un po’ di acqua e almeno 1 minuto: il tempo di cottura si allunga a 8-12 minuti qualora si abbia intenzione di ottenere un uovo sodo. Per un uovo in camicia senza tante ambizioni da chef, basta adagiarlo in una ciotola precedentemente imburrata senza far rompere il tuorlo; successivamente si aggiungono 80 ml di acqua, si copre con un piatto resistente al calore o un tovagliolo di carta per evitare che schizzi ovunque e accendere il forno alla massima potenza per 35 secondi, trascorsi i quali  dietro una rapida occhiata  si può decidere di diminuire la potenza del 50% e lasciare l’uovo ancora per 15 secondi.La questione si complica un po’ se vogliamo preparare l’uovo sodo: bisogna prima portare l’acqua ad ebollizione nel microonde e poi, molto delicatamente, inserire l’uovo all’interno. Per questa specifica operazione armatevi di guantone da cucina! Successivamente si deve coprire la ciotola con un piatto e aspettare tra gli 8 e i 12 minuti, a seconda che il tuorlo vi piaccia più morbido oppure completamente sodo.Terminata la cottura, non resta che travasare tutto in una ciotola riempita con acqua fredda… E buon appetito

Perchè i girasoli sono tanto belli

Perché i girasoli sono tanto belli? Forse il segreto è nella loro composizione interna . Il fiore che vediamo, infatti, è in realtà un insieme di piccoli fiori talmente compatti e vicini da sembrare uno solo,questo fiore costituito da una composizione di fiori si chiama “capolino” e il fenomeno “inflorescenza”. Ed è tipico delle Asteraceae, la famiglia a cui appartiene il girasole. Ma non è l’unica stranezza di questa pianta. Il girasole è uno dei fiori più alti del regno vegetale. Può raggiungere anche i 3 metri di altezza. Cosa simboleggia il girasole? Il significato del girasole affonda le sue radici nell’antichità quando questo fiore rappresentava, presso diverse popolazioni indigene, il Dio Sole. Ecco perché gli è stata poi attribuita una caratteristica di spensieratezza, gioia, serenità. Ma le sue simbologie nel corso del tempo, a seconda del contesto culturale, sono cambiate Scopriamone i principali significati: Nella mitologia greca il girasole simboleggiava l’amore non ricambiato. Nella leggenda della ninfa Clizia e di Apollo si narra infatti che Clizia si fosse innamorata di Apollo e ogni giorno, vedendolo passare in cielo mentre trasportava il sole, lo seguisse con lo sguardo. Finché consumata dalla disperazione, visto che Apollo non la desiderava, si trasformò in un girasole, il fiore sempre rivolto verso il sole.In cucina gli utilizzi dei semi di girasole sono i più vari: vengono impiegati per arricchire insalate, pane e risotti. Possono essere consumati tostati e lievemente salati al posto di altri snack purché non si superino i 10 gr al giorno. Nell’Est Europa si usa rosicchiarli con o senza buccia, in versione naturale o salata. Possono anche essere versati in deliziosi dolcetti a base di frutta e cereali oppure aggiunti all’alimentazione sotto forma di integratori alimentari.Indubbiamente questo fiore può essere collocato dentro un vaso e poggiato in qualsiasi angolo della tua casa,guardandoli potremmo imitarli e  essere un po come loro fatti di luce, ottimismo, allegria e fiducia,  quello che ci  conduce alla vera felicità.

La solitudine una condizione di libertà

La solitudine è da sempre vista con un occhio diffidente ma non è affatto una condizione negativa. Scegliere di passare del tempo da soli non significa essere soli, tutto il contrario. Chi di noi non ha mai desiderato un momento di pace e silenzio tutto per sé? E’ successo a tutti, ma quasi sempre accade per “guarire” un certo tipo di situazione. Stiamo soli per pensare, per riflettere, per sbollire la rabbia, per non farci vedere piangere dagli altri. Insomma: oggi, se si sceglie di stare da soli, non è quasi mai per il semplice gusto di godersi la propria compagnia. Una persona che sceglie di mangiare al ristorante da sola, di guardare un film al cinema in solitaria o, più semplicemente, di passeggiare lungo mare da sola è subito etichettato come strano. Perché? Cosa c’è di strano nel voler passare un po’ di tempo in compagnia di sé stessi? È l’università di Dublino che lo conferma: uno studio ha evidenziato infatti che le persone che amano trascorrere con regolarità del tempo da sole sono coloro che hanno maggiore autostima, che sviluppano una migliore creatività e sono più empatiche e attente alle emozioni degli altri. Stando da sole, infatti, si riflette sulla propria persona, ci si conosce e si lavora, inconsciamente, sulla formazione del nostro. Si diventa persone più sensibili, attente e premurose ai bisogni altrui proprio perché abituate a prendersi cura di sé e ad amarsi. La verità è che le persone strane non sono quelle che hanno bisogno di avere dei momenti in solitudine ma quelli che, al contrario, non riescono a rimanere da sole. Non bisogna considerare la solitudine come una malattia e non bisogna vederla con timore o paura: paura di rimanere sole, di deludere gli amici, di mollare i contatti o di allontanare gli amori. Nessuno vi giudicherà se una sera non uscirete per rimanere a casa in solitudine, questa vostra “pausa” vi renderà anzi più socievoli ed empatici la volta successiva. Non sentitevi in colpa se amate trascorrere del tempo solo per voi: ricordatevi che siete l’unica persona con cui passerete tutta la vita. Uscite fuori, godetevi il cielo azzurro distese in giardino su di una amaca, sorseggiando una fresca bibita, guardatevi un bel film al cinema con i pop-corn taglia maxi e andate a letto felici di aver avuto un appuntamento galante con voi stesse.

Cos’è la tristezza?

Potremmo definire la tristezza come una reazione emotiva di passività e ritiro associata a un vissuto di perdita un oggetto, una persona cara, la  salute, scopi o valori esistenziali ecc.. Vivere un lutto, una mancanza, una privazione di qualche tipo è dunque direttamente connesso all’emozione della tristezza.Si tratta per altro di un’emozione primaria, dunque innata e adeguata agli aspetti più basilari della nostra sopravvivenza. Tuttavia, poiché le vicende della nostra vita di homo sapiens sono molto più complesse e sofisticate di quelle dei nostri antenati delle caverne, la tristezza può associarsi ad altri stati emotivi dando luogo a emozioni più ampie come il tradimento ad esempio quando si unisce alla rabbia o l’ansia quando si unisce alla paura.Può anche essere il primo gradino di un più complesso processo di lutto che porta la tristezza iniziale e sfumare in altre emozioni e in sentimenti e stati d’animo via via più vari. Rimpiazzare una perdita con qualcos’altro senza darci tempo di fare esperienza del vuoto e dell’assenza ci impedisce di risanare quella perdita condannandola a rimanere paradossalmente davvero incolmabile. Passare attraverso emozioni come la tristezza e il dolore psichico a esse associato ci rende invece più forti, ci aiuta a far tesoro delle piccole e grandi perdite o delusioni della vita e ci insegna che è anche grazie ad esse che possiamo andare avanti. In Giappone è l’arte del Kintsugi: “Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bella.”

Niente è impossibile il tempo è una costante

Gocciolavo Nel panico dalla consapevolezza che dovevamo spedire il nostro prodotto nel giro di pochi giorni. Eppure eravamo lontanissimi da avere il prodotto pronto per la spedizione. Per la milionesima volta, mi chiedevo come io e miei collaboratori avevamo potuto pensare che saremmo stati capaci di produrre cosi tanta merce in così poco “tempo”  Giorni dopo, i primi ordini sono stati spediti, il che significava che la nostra azienda, aveva lanciato la sfida Questa sfida iniziale ha lasciato il posto a quella di crescere.Ce l’abbiamo fatta anche perché ci siamo dati dei limiti di tempo: non ci si poteva permettere il lusso di far passare intere settimane: bisognava darsi un limite, un termine entro al quale poter dire che quel singolo pezzettino era stato fatto, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo più ampio.E così vale per noi. Spesso usiamo la mancanza di tempo come scusa per non fare  non incominciare. Non abbiamo tempo o non abbiamo abbastanza tempo. Bugie. Abbiamo del tempo e dobbiamo investirlo nei progetti che più contano e danno senso alla nostra vita. Diamoci degli obiettivi  personali e professionali. Per definizione gli obiettivi devono essere sfidanti e raggiungibili. Come? Con l’impegno e la costanza e dandoci un tempo/una scadenza in cui fare ciò che serve a raggiungere questi obiettivi. I confini di tempo rispondono a queste domande: quanto tempo dedico? Di quanto tempo ho bisogno io, la mia famiglia, il mio lavoro, le mie attività,?Quando avremo capito come spendiamo il nostro tempo, potremo ripartirlo meglio se necessario, darci scadenze e comprimere dei tempi per evitare di allungare i tempi e rimanere a mani vuote. Nulla è impossibile il tempo è una costante….usiamolo al meglio!

I giacinti

Diffusissimo nei nostri giardini e all’interno delle nostre case, il giacinto è una delle bulbose più diffuse in commercio, anche grazie alla sua facilità di coltivazione.Di origine europea e asiatica, ne esistono tantissime specie differenti, tra le quali le più famose sono: il Giacinto Italiano, caratterizzato da fiori lilla o bianchi, il Giacinto Romano, il più precoce di tutti e il Giacinto Olandese, un ibrido che spicca per le sue varianti di colori che spaziano dal giallo al viola al blu.Come abbiamo detto, coltivare i bulbi di giacinto è davvero semplice, richiedono solo alcune regole per la buona riuscita della sua fioritura. Per prima cosa la buona notizia è che è possibile coltivare il giacinto sia in esterno che in interno, sia in aiuola che in vaso, e quindi, se abitate in zone climatiche non temperate, potrete benissimo arricchire i vostri ambienti domestici con appariscenti colori nei vasi. È sempre meglio preferire una semina in terreno, perché il giacinto preferisce di più l’aria aperta e un terreno più nutriente, proprio come quello del giardino, ma resiste molto bene anche piantato nei vasi.Se deciderete di optare per la coltivazione in giardino potrete lasciare il vostro bulbo di giacinto anche in una posizione assolata, con luce diretta, e non avrà difficoltà neanche con temperature troppo basse, perché rinforzato dal terreno circostante. Se invece deciderete di piantare il giacinto in vaso, all’interno della vostra abitazione, premuratevi che la temperatura non scenda mai sotto i 13 gradi centigradi e posizionate la pianta in un luogo molto luminoso, ma che non sia soggetto a luce diretta del sole. La regola chiave è, innaffiate finché non si formano ristagni, il giacinto, soprattutto se piantato in giardino, ama molto l’acqua e ha più facilità a disperderla nel terreno.I fiori del giacinto, invece, non hanno bisogno di una potatura costante e regolare. Basterà solo tagliare i fiori una volta appassiti o una volta che la fioritura sarà terminata; in questo modo la pianta risparmierà le sue energie per altri periodi di crescita.

Perché proviamo emozioni?

Le emozioni di base hanno scopi di adattamento molto semplici ma importanti per la nostra sopravvivenza. Per quanto riguarda le emozioni piacevoli gioia, felicità ecc., si può affermare che la descrizione precisa di un’emozione positiva ha la funzione di rafforzare i legami affettivi e sentimentali con le altre persone. Gli scienziati che si occupano di emozioni da poco hanno ribadito la centralità dell’esperienza emotiva quale “canale comunicativo” agevolato nei rapporti con gli altri. La funzione adattiva delle emozioni spiacevoli o dolorose paura, rabbia, tristezza ecc., invece, sembra essere quella di “avvisarci” e di descrivere situazioni da noi interpretabili come ostili anche dal punto di vista psicologico oltre che fisico e quindi di comportarci di conseguenza ad esempio la reazione di paura di fronte ad un pericolo  permette di reagire prontamente per evitarlo. Le emozioni sono esperienze che le persone evocano con grande frequenza sia per comunicarle ad altri, sia per riflettere fra sé e sé. Infatti, le informazioni più importanti che comunichiamo scambi comunicativi con amici, partner figli ecc. sono le esperienze emotive associate agli eventi che raccontiamo. L’emozione è dunque una esperienza intensa e passeggera che diventa un’occasione per prendere contatto con gli altri in vari modi.

Si può anche non essere perfetti

La vita corre a mille all’ora tra lavoro, casa, palestra e svaghi, non ci si ferma mai perché fermarsi equivale a pensare. E non solo alle cose positive. Non parliamo poi del mondo che ci circonda. I Facebook Twitter i social in genere hanno creato una specie di realtà parallela in cui le personalità che seguiamo mostrano vita perfette. Questo spinge a nascondere ancora di più le nostre fragilità che sembrano quasi non essere accettate. Ma la nostra mente è più furba: i sintomi del corpo spesso ci costringono a fermarci anche quando non vorremmo, i pensieri che scacciamo ci trovano ugualmente e le emozioni dolorose emergono quando più vogliamo soffocarle. Che fatica nascondere lati importanti del nostro modo di essere. Ammettere di avere paura, essere ansiosi o piangere significa dare spazio anche a quelle parti di noi che sono più difficili da comprendere. Il passo successivo sarà accettare gli stati emotivi che proviamo. Solo così toccheremo con mano quella sensazione di libertà che si percepisce quando rispettiamo quello che sentiamo. Se avete paura, dichiaratelo. Una semplice ammissione di quello che sentite in quel momento può essere di grande aiuto per voi e può far comprendere i vostri atteggiamenti alla persona che avete di fronte. Non si può fingere per sempre di essere ciò che non siamo, l’ammissione delle nostre fragilità è un buon punto di partenza per imparare ad accettarle. Vi sentirete unici Chi più e chi meno, non c’è nessuno al mondo che non abbia punti di fragilità o debolezze. Mostrare le vulnerabilità significa dare la possibilità all’altro di comprendervi ed essere più consapevoli della vostra unicità. Le sfumature della personalità sono solo nostre e questo è il più grande potere che possiamo avere. Le persone che mostrano i loro lati più fragili, possono creare legami più facilmente. Chi veste i panni di Super Man, a lungo andare, potrebbe avere difficoltà nei rapporti. La maschera del super eroe potrebbe non funzionare perché potrebbe portare l’altra persona ad avere sentimenti di inadeguatezza “Io sto male e a te non succede mai”. Invece, chi si mostra per quello che è realmente, momenti no compresi, metterà le altre persone in condizioni di fare la stessa cosa e ognuno si sentirà libero di esprimersi.