Preziosissimi insetti

Un terzo di ciò che mangi ha origine da colture impollinate da insetti. L’80% di questi insetti sono api. Esistono più di 16.000 specie di api, ma non più di una decina è in grado di produrre il miele. Nella sua vita una singola ape produce una quantità di miele pari ad un dodicesimo di un cucchiaino da caffè. Per produrre 450 grammi di miele, poco più di un vasetto, le api devono visitare 2 milioni di fiori. Qualche anno fa, per dimostrare l’importanza delle api, Whole Foods, una catena americana di cibo biologico, ha rimosso dai negozi tutti i prodotti che derivano dalle piante che dipendono dal lavoro di questi preziosi insetti. Risultato? Il 52% dei prodotti è sparito dagli scaffali. Più della metà di ciò che troviamo quotidianamente nei supermercati. Purtroppo, questi operosi insetti, così come gli altri impollinatori come farfalle, pipistrelli e colibrì, sono a rischio per colpa dei pesticidi, dei cambiamenti climatici e delle pratiche di monocoltura che riducono le sostanze nutritive disponibili.

In inverno si sa…

In inverno si sa che può  mancare il profumo dei fiori che nella stagione estiva siamo abituati a sentire nei nostri giardini ma anche dentro le nostre abitazioni. Il trucco è utilizzare gli oli essenziali, immergendo i sottili bastoncini di legno nel liquido in modo che evapori. Molto utile per i giardini più piccoli o i giardini pensili. Preferisci i fiori veri? Nessun problema, usa fioriere in latta e crea angoli pieni di colore. Scopri i portafiori e se il tuo “pollice verde” dovesse nuocere ai fiori, ricordati che puoi sempre dare loro nuova vita seccandoli, magari utilizzando il vecchio metodo delle pagine di un libro. Una volta seccati, puoi mettere i fiori in una cornice o quadretto, o tenerli dentro un centrotavola faranno colore e con aggiunta di oli essenziali profumeranno gradevolmente  il tuo ambiente

Attenzione alle punture d’insetti

Attenzione quando mangiate all’aperto. Può capitare infatti che una vespa o un’ape possano essere attirate dall’insalata e, senza accorgervi, potreste inserire in bocca l’insetto, con gravi conseguenze per la vostra salute. Non dimenticate anche di chiudere sempre le bibite e le birre. Gli insetti vengono attratti dallo zucchero presente e potreste anche non accorgervi che una vespa è entrata nella vostra lattina, con conseguenze gravi: potrebbe pungervi all’interno della bocca. Dopo che il bambino ha finito di mangiare è fondamentale, poi, pulirgli sempre molto bene il viso. Se è sporco attirerà insetti che potrebbero pungerlo. In caso di puntura di ape, vespa o calabrone togliere subito il pungiglione perché questo diminuisce la dose di veleno iniettata. Aiutatevi con una punta smussa anche l’unghia con un movimento dal basso verso l’alto senza utilizzare pinze né le dita, perché il sacco velenifero alla base del pungiglione potrebbe iniettare ulteriore veleno. Subito dopo, se potete applicate del ghiaccio. Va bene ovviamente anche una lattina molto fredda

Cosa si nasconde in un cucchiaio di miele

Decifrando le informazioni genetiche contenute nel miele, ricercatori hanno individuato tracce degli organismi che abitano il territorio in cui viene creato. Dentro un cucchiaino di miele si nasconde un mondo intero. Lo ha dimostrato un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna che, è riuscito ad isolare tracce non solo di piante e di api, ma anche di altri insetti, di diverse tipologie di funghi, e persino di virus e batteri. Una fotografia ampia e precisa della storia di quel miele, dal fiore fino all’alveare, e del ambiente in cui è nato. Il lavoro dei ricercatori mostra come, adoperando una metodologia costruita ad hoc, sia possibile estrarre dal DNA del miele importanti dati che consentono, ad esempio, di valutare lo stato di salute delle colonie di api, o anche di monitorare la presenza dei microrganismi responsabili di molte malattie delle piante. Per creare il miele, le api compiono un metodico e capillare lavoro di perlustrazione del territorio lungo un raggio che, partendo dall’alveare, può estendersi fino a dieci chilometri. E nel corso dei loro infiniti viaggi, raccogliendo nettare o melata dai fiori e dalle piante, finiscono per catturare anche tracce di molti altri organismi che abitano quel territorio. Per questo, il DNA contenuto nel miele è considerato un “DNA ambientale”, che contiene cioè al suo interno le impronte dei tanti protagonisti che in un modo o nell’altro vengono toccati dall’opera delle api. Questo patrimonio di informazioni è enormemente ricco e complesso. il miele è anche un alimento con molte proprietà benefiche: nel suo DNA ci sono tracce anche di questo. “Alcuni microrganismi che lasciano tracce nel miele cooperano alla formazione delle sue caratteristiche organolettiche e alle proprietà curative che vengono attribuite a questo alimento”, conclude Luca Fontanesi. “Alcuni lieviti di cui abbiamo trovato traccia nel miele analizzato, ad esempio, sono considerati produttori naturali di sostanze ad effetto antibiotico”.Addolcire la colazione o spalmarlo su una fetta di pane ogni giorno sarà un toccasana per la nostra salute

Miele più buono e costoso del mondo

Il miele lo si usa spesso, come dolcificante, come alimento ed è appurato che è persino curativo…Quello che non si sa è che c’è un tipo particolare di miele che costa “solo”45.000 euro al chilo! La ragione di questo pezzo stratosferico è il fatto che questo miele, chiamato “Elvish Honey” è realizzato in Turchia ed è stato rinvenuto a 1800 metri di profondità, in una caverna Una grotta non comune per altro perchè è una vera e propria miniera d’oro per il miele che conteneva 18 chilogrammi di questo prezioso alimento, solidificato. Dopo una prima analisi un grammo di questo miele speciale è stato venduto in Francia e in Cina. Ora il suo costo è sceso rispetto al 2009, a soli, se così si può dire, 5000 euro al chilo. Costosissimo, ma buonissimo…volete provare? Mettete un po’ di spiccioli da parte!

Niente più caffè e api

Entro il 2050 in America Latina l’88 percento del territorio adatto alla coltura del caffè andrà perso a causa dei cambiamenti climatici. Non solo. Nella stessa regione si registrerà anche un calo nel numero di specie di api, i principali insetti impollinatori delle piante del genere Coffea, dalle quali si estraggono i chicchi del caffè Sono gli angosciosi risultati di una ricerca dello Institute di Panama, alla quale hanno collaborato studiosi di vari enti I ricercatori dello Smithsonian, consigliano che benché il declino sia inevitabile, tra le cinque e le dieci specie di api riusciranno a sopravvivere anche negli scenari peggiori previsti dal modello matematico, salvaguardando così il salvataggio di almeno una parte delle coltivazioni nelle aree ‘superstiti. Per coloro che potrebbero perdere le colture di caffè e di conseguenza il lavoro nei prossimi decenni, gli studiosi consigliano di essere lungimiranti e di iniziare un graduale passaggio ad altre tipologie di piantagioni o a nuovi sistemi di produzione. Nelle aree in cui è previsto il declino maggiore delle api ma dove il terreno rimarrebbe adatto per il caffè, Roubik e colleghi indicano di agire sugli habitat per aumentare le popolazioni degli imenotteri. Piantando per esempio alberi alti, dato che diverse specie di Coffea, di origine africana, preferiscono la crescita all’ombra di grandi piante. Un altro consiglio è quello di tutelare le foreste naturali e pianificare una rotazione delle colture. Se si interviene con anticipo, molti produttori potrebbero dunque salvare il proprio prezioso business e noi non rischiare di  rimanere senza caffè!

Diecimila api prendono d’assalto una macchina

Diecimila api che sorvegliano a vista una macchina. Non è la trama di un film horror in cui una specie geneticamente modificata si lancia furiosa contro gli uomini, piuttosto quello che è successo a Haverfordwest, contea sulla costa gallese. Ad assistere allo spettacolo Tom Moses, guardia parco locale che ha subito notato una macchia marrone che ricopriva l’intero portabagagli di una Mitsubishi grigio metallizzato. Dopo essersi avvicinato ha realizzato cosa stava succedendo: “Non avevo mai visto cosi’ tante api in tutta la mia vita. È stato spettacolare. Ero in auto e ho visto questa enorme nuvola marrone. Tanta gente si è fermata e ha scattato delle foto”. La macchina, era stata parcheggiata  per fare al volo la spesa. Tom, preda dello stupore, ha deciso di chiamare un gruppo di apicoltori sul posto, i quali sono riusciti a portare via la maggior parte delle api in una scatola. Un fenomeno meno insolito di quanto si possa pensare. Pensiamo che l’ape regina sia stata attirata nella macchina da qualcosa, probabilmente qualcosa di dolce. Poi è rimasta incastrata nello spazio tra la copertura di plastica e il tergicristallo del parabrezza. Lo sciame, di circa 10.000 api, l’ha seguita e si è raccolto intorno al bagagliaio. Per le api è naturale stare con la loro regina Ma è certamente strano che abbiano seguito una macchina per ben due giorni!”.  L’ape regina, del resto, è la leader della colonia e la madre della maggior parte degli altri esemplari operaie e fuchi, se non di tutti. Affinché sia sano tutto l’alveare, è basilare che goda di buona salute, dato che quando invecchia o muore, muore anche la colonia, se non trova una nuova ape regina in tempo utile L’ape regina è un individuo adulto, fertile, femminile ; è normalmente la madre di tutte le api presenti nell’alveare. La regina si sviluppa da una larva selezionata dalle api operaie e nutrita con pappa reale al fine di renderla sessualmente matura. Il miele è un alimento prodotto dalle api a partire dal nettare e dalla melata che possiede innumerevoli proprietà, è inoltre un eccellente dolcificante naturale

 

 

 

.

Lo street food

Lo street food non è solo una semplice moda, ma un vero e proprio modo di unire antichi sapori della nostra tradizione culinaria con l’innovazione proveniente da paesi stranieri. Il trend è in crescita, ogni giorno il cibo da strada raggiunge quartieri e aree più o meno frequentate delle nostre città e non solo. La cucina “on the road” è diventata un vero e proprio format se si pensa a chef stellati come Chef Rubio, James Oliver e Koldo Royo, che hanno consacrato l’arte del cibo da strada tramite le loro trasmissioni televisive.Secondo gli ultimi dati della Coldiretti, un italiano su due acquista alimenti mentre si trova in giro per la città Le occasioni di gustare il cibo di strada si moltiplicano sempre di più grazie alla presenza di “Food Truck” o “Api”, appositamente modificati per il commercio itinerante. Il business dello street food è in continua crescita soprattutto nelle località balneari, turistiche e nelle grandi città. Gli amanti dello street food più del 69% preferisce il cibo locale arrosticini, arancini, piadine, fritture di pesce…, il 17% opta per specialità internazionali hamburger e hot dog, mentre il 14% predilige cibi etnici come falafel e kebab. Ecco alcuni piatti tipici considerati i capisaldi dello street food, e alcuni dei luoghi dov’è possibile riscoprire sapori antichi che  si uniscono  con l’innovazione di tendenze bio, vegan, gluten-free. suggerimenti I Covaccini (Firenze). La tipica schiacciata toscana è uno dei piatti più ricercati dagli amanti dello street food. Uno dei migliori luoghi per gustare questa delizia a Firenze è Amici di Ponte Vecchio, posto proprio a lato del famoso ponte fiorentino, la cui specialità è il covaccino con stracchino e salsiccia, prodotto con ingredienti a Km 0. La frittatina di pasta (Napoli). “Du frittur” Non solo la patria della pizza, ma anche delle friggitorie dove è possibile assaporare le famose zeppole, i panzarotti, la frittura di pesce e la pizza fritta. Di indubbio gusto è la frittatina di pasta, uno dei fiori all’occhiello dello street food napoletano, ricchissima di bucatini, piselli, prosciutto cotto, provola e besciamella. Frutti di Bosco (Milano). Il capoluogo lombardo sembra non essere il luogo ideale per trovare fragole, mirtilli, more e lamponi, e invece non è così. La tendenza bio che invade Milano con “Api” e furgoncini è una delle realtà più in voga. Nella città è possibile comprare frullati, macedonie, frutta fresca e bevande rinfrescanti.  Esempio è Straberry, un’Ape che gira per la città vendendo frutti prodotti a km 0 e coltivati nel pieno rispetto dell’ambiente, utilizzando l’energia solare di ultima generazione. Focaccia di Recco (Genova).  Quando si parla di cibo da strada specie in Liguria si pensa subito alla Focaccia di Recco. Con la sua pasta sottilissima che sprigiona un sapore paradisiaco grazie al suo formaggio fresco, è infatti spesso piena di stracchino. Una delle più richieste è anche la focaccia con le cipolle.

Aggiungete alla lista dei cibi benefici..il miele

Sembra che ci sia un nuovo alimento da aggiungere alla lista dei cibi benefici per il nostro organismo. Per la gioia di molti si tratta del miele. In verità non è esattamente una novità che il delizioso nettare delle api sia un concentrato di proprietà. La notizia “fresca” è che il miele potrebbe essere considerato quasi un prodotto “salva vita”. Alle virtù ormai note, infatti, si dovrebbe aggiungere quella di prevenire gli attacchi cardiaci. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante che potrebbe far aumentare di parecchio la già nutrita schiera dei suoi sostenitori. La scoperta arriva da uno studio effettuato dai ricercatori della Washington University. I risultati, pubblicati dal Daily Mail, si sono rivelati una piacevole sorpresa. Il responsabile di questa importante virtù del nettare delle api è uno zucchero naturale contenuto nel miele. Si chiama trealosio ed in base ai risultati dello studio condotto sembrerebbe essere in grado di attivare una proteina che stimola il sistema immunitario aiutando la pulizia delle arterie dai depositi che formano la cosiddetta placca arteriosa. Si tratta di un insieme di grassi, calcio, colesterolo ed altre sostanze che si accumulano nelle arterie limitandone l’elasticità. Tra le conseguenze più pericolose si annoverano l’aumento della pressione sanguigna, malattie cardiache e maggiore esposizione agli attacchi di cuore. Lo zucchero contenuto nel miele sarebbe in grado di favorire la produzione di macrofagi, le cellule deputate alla rimozione delle sostanze che formano la placca arteriosa. Per analizzare gli effetti del trealosio i ricercatori, lo hanno somministrato a delle cavie. Negli individui del campione a cui era stato iniettato o fatto ingerire si è riscontrata una riduzione della placca arteriosa. Quelli invece a cui non era stato somministrato presentavano placche di circa 0,35 millimetri. Ben il 30% in più. Il risultato sembra, dunque, non lasciare adito a dubbi. Il consumo di trealosio, contenuto anche in gamberi, funghi ed aragoste, fornisce un valido aiuto per le funzionalità cardiovascolari.

Un alimento che non va a male

Questo fatto risulta essere fantastico poiché il miele è composto in gran parte da zucchero, ambiente in cui i batteri si propagano con molta semplicità. Il miele è composto da una bassa quantità d’acqua e un gran livello di acidità: il suo pH medio varia dai 3,2 ai 4,5. Questo rende difficile la vita di batteri o altro microrganismi, che vanno così a morire. Il miele ha tantissime ottime proprietà che sono state studiate e usate a scopo medico per lungo tempo, forse più a lungo di quanto si pensi. Archeologi hanno trovato all’interno di tombe Egizie vasetti di miele vecchi di 2.000 anni. Si pensi che Erodoto riferì che i Babilonesi seppellivano i loro morti nel miele e si avanza l’ipotesi che Alessandro Magno potrebbe essere stato imbalsamato in una bara colma di miele. Forse perché  già allora si pensava che il miele fosse l’alimento eterno? Quando il miele diventa solido non significa che è scaduto, significa soltanto che alcuni elementi del glucosio, di cui il miele è composto, si stanno cristallizzato. Basta prendere il vasetto e immergerlo in una pentola di acqua calda per circa un minuto. Inoltre dobbiamo considerare il fatto che il miele è così composto al suo stato grezzo. Pertanto se mischiato con altri elementi non potrebbe mantenere questo suo lungo stato di conservazione.