Se desiderio e felicità fossero l’uno la conseguenza dell’altro il problema non si porrebbe. Tutti rincorriamo la nostra felicità, e ognuno di noi ha modi differenti di raggiungerla ma ciò che per tutti funziona è la leva del desiderio, inteso come progetto, di qualsiasi tipo. Da piccoli, la realizzazione dei nostri desideri coincide con un gioco, una pizza o un momento di allegria in famiglia. Poi si cresce ed ognuno di noi prende strade diverse, coltivando sogni diversi, alla fine però conta che esistano, questi sogni, che ci diano il motivo per alzarci la mattina e sorridere. Nel momento in cui pensiamo di realizzare qualsiasi cosa, che sia un progetto di lavoro, una gita con amici, una cena in giardino con qualcuno, o solamente un bagno caldo, abbiamo qualcosa da realizzare quindi qualcosa per cui vivere. Ma non sono solo questi i sogni che ci fanno stare meglio.Ecco qui la magia della diversità tra noi tutti. Per te può essere entusiasmante una serata con bagno caldo, musica un piatto di spaghetti e a letto; per altri andare a ballare in un bel locale con amici con cui condividere musica bere un buon bicchiere di vino tirare fino a tardi etc…L’importante è di averli, i progetti per qualcosa di bello, ed averne la cognizione, nel momento stesso in cui si sta vivendo quella situazione. Perché alla fine non c’entra ciò che ci rende felici ma l’attesa di quel momento e la cognizione quando lo realizzi. Il resto è assolutamente soggettivo.Come sostiene Bertrand Russell “La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità”, proprio perché senza un progetto ma soprattutto l’entusiasmo che porta si rischia una vita piatta. Ed una vita senza sogni, di qualsiasi genere siano, ha un po’ meno gusto; anche sognare di uscire di casa e di sentire il fresco dell’aria, fino ad arrivare a pungerti dentro, dopo giorni di caldo intenso e temperature sopra la media è un desiderio semplice piccolo-piccolo, una realizzazione che porta a grandi a grandi soddisfazioni…..non smettete mai di desiderare
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Svegliarsi bene
Persisti a svegliarti più stanco di come ti sei addormentato? Al risveglio sei scontroso, e le giornate cominciano sempre con il piede sbagliato? Un modo per risolvere questo problema è guardare a Oriente: nei monasteri tibetani, le mattine sono fredde e le giornate faticose. Per allontanare la tentazione di rimanere sotto le coperte, i monaci si sfregano forte le orecchie, premendole verso la testa. Ripetono il movimento venti volte. E’ uno degli esercizi tibetani per superare lo shock da risveglio, una serie di lunghi e ripetuti auto-massaggi sulle parti critiche del nostro corpo: gli occhi, la fronte, lo stomaco, il petto. Ma il risveglio può essere addolcito anche senza ricorrere alla disciplina buddista. L’importante è stimolare nel modo giusto i cinque sensi, per farli passare dal riposo alla veglia. Udito.La sveglia è il peggior nemico dell’essere umano. Ma non tutte devono essere per forza martellanti, tormentose. La musica è un buon espediente: provate a programmare sulla radiosveglia una stazione amica o scegliere nello stereo un album che vi possa far sperare che sarà una buona giornata. Olfatto. Cominciare la giornata con l’odore giusto può essere la strategia decisiva. Come? Con un deodorante d’ambiente. Una vera e propria sveglia per nasi. Tatto. Le lenzuola devono essere fresche , il pigiama morbido e stoffa naturale. Le fibre naturali, infatti, ci fanno riposare meglio, perché aiutano la traspirazione. Gusto. La colazione è il pasto più importante della giornata, ma doverla mettere insieme al mattino, ancora semi-addormentati, non può che impoverire la preparazione. Meglio allora pensarci la sera, prima di andare a dormire. Riempire la macchina del caffè, mettere tazze, stoviglie, cornflake, pane da tostare e zucchero su un vassoio, al centro della tavola. Al risveglio, trovare tutto pronto vi farà sentire come in albergo. Vista.I colori sono fondamentali. Il verde è l’ideale per rilassarsi, mentre la luce della lampada da comodino dovrebbe essere blu: secondo la cromoterapia, è il colore che ha un effetto ansiolitico maggiore. L’ideale per addormentarsi in fretta, e tenere lontane le preoccupazioni, al risveglio. Per completare questo senso di armonia, lasciate un libro aperto sul comodino. Qualcosa di saggio ma anche veloce da leggere, come una massima zen
Memorizzare ciò che ci ha lasciato il segno
La soluzione non sta nel tentativo di evitare il dolore, bensì nella cognizione, per poter ricordare senza dolore. Il cuore guarisce solo quando riusciamo a conservare nella nostra memoria i bei momenti. Ciò che ci fa soffrire non è il ricordo di quegli attimi, ma la perdita di qualcuno che amavamo o di un sentimento che è sfumato e che non riusciamo a riacquisire. L’essenza dell’aria che respiravamo con la persona amata, con l’amico più caro, con nostra madre nostro padre o nostro fratello,in sua presenza, anche l’odore dell’ossigeno sembra essere diverso Se faremo lo sforzo di comprendere che le persone dalla nostra vita vanno e vengono, ci renderemo conto che l’importante è quello che è entrato dentro di noi, perché lì rimarrà per sempre, e nulla e nessuno lo porterà via. Quando saremo capaci di fare questo passo, riusciremo a sentire tutto quello che abbiamo reso nostro, quello che fa la differenza, ognuno dei nostri sentimenti si trasforma in una parte di noi alla quale non possiamo rinunciare; tutto ciò che ci fa male perdere resterà per sempre dentro al nostro cuore,riaffiorando di volta in volta
L’infelicità del giorno dopo
Pare che alla fine delle grandi eclissi milioni di persone si siano ritrovati provati, quasi depressi, inondati da un senso di vuoto e di tristezza. Che cosa l’ha provocato? Secondo gli psicologi la depressione del giorno dopo è un fatto del tutto normale che si verifica a seguito di eventi, anche positivi, particolarmente coinvolgenti. Può succedere il giorno successivo alla laurea, alle nozze, alla fine di un progetto di lavoro che ci ha impegnati per lungo tempo, ma appunto anche dopo un evento come l’eclissi, o i mondiali di calcio, fortemente atteso e pubblicizzato per settimane. Secondo gli esperti questo stato d’animo è provocato dalla diminuzione improvvisa del livello di cortisolo nel sangue: questo ormone, chiamato anche ormone dello stress, è responsabile del senso di euforia, di onnipotenza e grande energia che caratterizza i momenti particolarmente intensi della nostra vita. Il fenomeno sembra legato a un comportamento inconscio noto come effetto di contrasto: finito il momento speciale, tendiamo a valutare la nostra quotidianità rapportandola a ciò che abbiamo appena vissuto. Ecco perché quando rientriamo dalle vacanze al mare dalla montagna ci sembra tanto più duro quanto più ambita e piacevole è stata la vacanza, o perché la solita riunione con i colleghi ci sembra spaventosamente noiosa se paragonata al fascino di un fenomeno astronomico come l’eclissi.
Una bella storia
Janet e Winston, sono una coppia inglese che, fosse dipeso da loro, avrebbero deciso di passare insieme tutti i giorni della loro vita ma, purtroppo, per la donna la vita è terminata molto prima di quanto sperassero Per Winston la morte della moglie è stato un avvenimento devastante, molto doloroso, inaspettato. Alla morte Winston però ha deciso di rendere onore alla cara moglie defunta con un gesto segreto e, col senno di poi, al quanto commovente. L’uomo dopo qualche giorno dalla morte della moglie decise di piantare la bellezza di 6000 querce in onore della sua cara moglie. Un gesto che nessuno riuscì a capire fino a quanto le querce cominciarono a crescere. L’uomo aveva programmato tutto, mentre piantava le querce, disponendole in un modo incredibile e in maniera tale che crescendo potessero formare un cuore che, visto dall’alto, potesse lanciare un messaggio d’amore perenne alla moglie defunta. Nessuno conosceva il suo segreto, le sue intenzioni e allo stesso uomo non interessò mai farsi pubblicità, perchè il suo era solo ed soltanto un gesto d’amore verso la moglie morta.A scoprirlo un giorno, per caso, fu Andy Collett che durante un giro in mongolfiera si accorse di questa piantagione particolare di querce a forma di cuore. L’uomo postò subito sui social le foto e in breve tempo furono diffuse a macchia d’olio. Vista la diffusione delle immagini si arrivò al proprietario del terreno, Winstor, che ha raccontato tutta la sua storia ad un giornale locale. La punta del cuore delle querce era rivolta verso quella fattoria in cui era cresciuta la sua defunta moglie.Inoltre ha anche piantato dei narcisi che sbocciano ad ogni primavera, formando un bellissimo cuore giallo visibile dall’alto! Guardando le immagini e più crediamo che l’amore di quest’uomo per la moglie è veramente immenso e il suo gesto è di una bellezza unica.
Morte sesso e banchetti per far profumare il mare
Non esiste un singolo composto chimico in grado di spiegare, da solo, la quintessenza dell’odore di mare: quel mix di salato, frizzante, con un retrogusto di alga, zolfo e pesce avanzato. Questo bouquet di odori è il risultato dell’interazione di almeno tre principali molecole.Il DMS, è il responsabile del caratteristico odore di salsedine, la “puzza” di alghe percepita in certi momenti lungo le coste. Questo composto sulfureo conferisce un odore pungente alle alghe, alle paludi, ai tartufi, ad alcuni tipi di birra e formaggio Negli oceani, questo composto è prodotto dai batteri che digeriscono il fitoplancton. Quando il fitoplancton muore, libera in mare questa sorta di filtro solare, e i batteri che se ne nutrono producono il dimetil solfuro. Gli uccelli marini usano questa puzza per identificare le aree più ricche di pesce. Dictioptereni. Questi composti volatili sono i feromoni sessuali di alcune specie di alghe, usate dalle parti femminili per attrarre le controparti maschili. Sono responsabili del caratteristico odore di “alga secca” percepibile su alcune spiagge e in alcune cucine che usano le alghe marine come ingrediente .Bromofenoli. Il piacevole odore di mare tipico di bivalvi, molluschi e crostacei è dovuto soprattutto ai bromofenoli, composti chimici che in alte concentrazioni producono un aroma pungente di iodio. Gli animali di mare di cui ci nutriamo non producono questi composti da soli, ma grazie a vermi marini, alghe e altri organismi che vivono sui fondali.I salmoni del Pacifico, che passano parte della loro vita in acqua dolce e parte nell’oceano, presentano alte quantità di bromofenoli quando sono catturati in mare, e quasi nessuna se presi da torrenti. Ogni tentativo di aggiungere bromofenoli alla dieta di pesci di allevamento, per farli odorare di mare, ha funzionato finora soltanto a metà. Si profuma di mare se si viene dal mare.
Perdere tempo
Perdere tempo è un concetto molto relativo. Così tanto che converrebbe rivedere un po’ questa idea e persino applicarla da un altro punto di vista: quello di un valido strumento di benessere. Pensiamoci bene: viviamo in una società che ci ha convinti che il tempo è “oro” e che ogni secondo della nostra vita deve essere vissuto per trarne un vantaggio, un profitto. Accettare questo approccio alla lettera ci avvicina senz’altro a quel labirinto familiare e ricorrente di disturbi quali stress e ansia. Si tratta di quelle condizioni che, come un termometro, riflettono una malattia latente del nostro mondo, ovvero quella di trascurare noi stessi. D’altra parte, il tempo non è oro, né argento né rame: il tempo è vita. Saperlo gestire e permetterci ogni tanto di non fare nulla, limitandoci invece a “essere, sentire e stare”, ci consente di guadagnarci in salute. Tuttavia, ci costa molto mettere in pratica questa idea. Quando passiamo tante ore della nostra vita in modalità “produttività”, persino la mente arriva a interpretare che sdraiarsi sul divano e riposare è perdere tempo.D’altra parte, il Dottor Alex Soojung-Kim Pang, esperto in gestione del tempo, spiega nel suo libro Rest: why you get more when you work less che è il momento di fare una profonda revisione del nostro stile di vita e di lavoro. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che, a volte, perdere tempo significa guadagnarlo; è permettere a noi stessi di ricaricarci e di trovare la calma nel disordine. Lavorare meglio non significa lavorare di più, bensì lavorare meno, con maggiore produttività e riposare meglio.
Le carezze
La carezza di una mamma, la carezza, di un amico, la carezza del nostro partner,ma anche la carezza del vento del mare ….Una carezza è un’arma potente, un gesto essenziale che racchiude tutto un mondo di emozioni, di equilibrio interiore e di benessere psicologico. Questa necessità di essere riconosciuti e, quindi, accarezzati, è qualcosa che ci caratterizzerà per tutta la vita. Una carezza costruisce la vita, la riconferma, la edifica e tesse un filo invisibile che ci unisce a quella persona che sta nel nostro cuore. Nessuna tecnologia può sostituire una cosa del genere, nessuna macchina ha il calore di un abbraccio o la dolcezza di una carezza. Di solito si dice che il modo in cui una persona ha ricevuto le sue carezze durante l’infanzia determinerà anche il modo in cui le aspetterà dagli altri. Se una persona non ha mai ricevuto carezze, è possibile che non sappia come darle, ma la sua necessità di riceverle sarà senza dubbio molto forte nonostante non lo riconosca. È una cosa molto complessa, perché le carezze dell’infanzia determinano molti aspetti dell’età adulta. E anche se possono esserci varie differenze tra le persone, la necessità di affetto e di vicinanza è universale non solo tra gli esseri umani, ma anche tra gli animali. Di fatto, lo possiamo vedere con i nostri animali cani o gatti che siano sono sempre alla ricerca di una carezza
Magiche sere d’estate
Calde sere d’estate……Immagina di arrivare a casa e di far trovare un romantico vialetto illuminato dalle lanterne e dai porta candele che ti conduce direttamente a una tavola apparecchiata e pronta per una cena romantica. Un’atmosfera magica, che puoi creare anche tu nell’ intimità del tuo giardino ma nel caso abiti in città nella tua abitazione. Stendi la tovaglia, cura l’apparecchiatura e preparati a trascorrere una notte da sogno. www.ferrinigift.it
Attesa e desiderio
Attendere implica una tensione, un aprire verso qualcosa a cui si aspira, ma che non si possiede. È uno stato che se prolungato oltremodo, genera disagio. Eppure, l’attesa è la componente essenziale di numerosi eventi, situazioni, passaggi di vita. Siamo venuti alla luce dopo nove mesi di attesa da parte dei nostri genitori, attendiamo dodici mesi prima di poterci godere nuovamente un’estate in spiaggia, il ritorno dalle vacanze di un amico, o di scartare i regali il giorno di Natale o del compleanno. L’attesa è l’ingrediente essenziale del desiderio, l’ambire a qualcosa di immaginato, fantasticato. Il desiderio, in realtà, è destinato a non essere mai soddisfatto una volta per tutte. Desiderare, nel suo significato, è come l’atto di guardare le stelle, qualcosa che brilla, ma che in realtà ha già concluso la sua esistenza. Da qui il desiderio che tende a qualcosa di parzialmente impossibile da ottenere. Il desiderio ha a che fare con il trascendente, il celestiale, è costituito da un sogno, tendenziale, a cui non si arriva mai del tutto. Il desiderio si riferisce a qualcosa che si conosce, almeno in buona parte: non si può desiderare ciò che non si conosce o non si concepisce. L’oggetto del desiderio, però, in quanto essere concreto, limitato, finito, non può soddisfare qualcosa di infinito, immateriale, come il desiderio.D’altro canto, una insoddisfazione cronica del desiderio sfocia, in buona parte, nell’area del bisogno, una necessità, definita, limitata, impellente, da soddisfare, senza proroghe né sconti.