Nessun’altra spezia, al pari del pepe nero, spinse tanto la ricerca di nuove vie commerciali verso l’Oriente, tanto che per secoli rappresentò una merce di scambio di altissimo valore. Ad oggi la spezia più divulgata nella cucina europea, il pepe nero, con il suo sapore piccante e aromatico, era apprezzato già nell’Antico Egitto, tanto che alcuni grani di pepe furono trovati nelle tombe dei Faraoni. Conosciuto in Grecia già prima del IV secolo a. C. e consigliato da Ippocrate unito ad aceto e miele contro i dolori mestruali, nell’Impero Romano diventò sinonimo di ricchezza e merce di scambio. Apicio introduceva questa spezia in quasi tutte le ricette del suo De re coquinaria e sembra che durante l’assedio di Roma sia gli Unni che i Visigoti chiesero enormi quantità di pepe in cambio della salvezza della città.Il pepe raffigura nell’immaginario comune arguzia e vivacità tanto che parlare di una persona “tutto pepe” ne sottolinea il carattere vispo e mordace mentre “rispondere col sale e col pepe” significa fare polemica o comunque dimostrarsi decisi per farsi valere. Il pepe nero è davvero il re delle spezie e con i suoi grani piccanti e aromatici insaporisce moltissime pietanze nelle ricette di tutto il mondo. Con i grani interi si insaporiscano brodi, salami e salsicce, mentre macinati al momento aromatizzano con decisione carne e pesce ma anche la pasta pensiamo agli spaghetti cacio e pepe della tradizione culinaria romanesca, zuppe e risotti. Ottimo anche per dare un sapore più deciso ai formaggi e alle verdure dolci come finocchi, carote e piselli. Il pepe nero è così diffuso che compare anche nelle più famose miscele di spezie come il baharat, la creola e il curry.
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Cambiare le lenzuola…. si ma dopo quanto
Che lo si conquisti da soli oppure in compagnia, che lo si utilizzi per dormire o per coccolarsi con il proprio partner, il letto è uno dei luoghi in cui passiamo più tempo. Circa un terzo della nostra vita. Non è chiaro, dunque, il perchè molti sminuiscano l’importanza di mantenerlo in perfette condizioni igieniche. Eppure una attuale ricerca ha dimostrato che in pochi si dedicano al cambio delle lenzuola con la giusta frequenza. Anche dopo gli incontri intimi. L’allergia al cambio delle lenzuola è più diffusa tra gli uomini. Dall’analisi dei dati è emerso, infatti, che, in media si cambiano le lenzuola circa ogni 24 giorni. Le più diligenti sembrano essere le donne che, in genere, non fanno passare più di 19 giorni prima di sostituirle. Gli uomini, invece, aspettano anche 30 giorni. Anche dopo il sesso le donne sembrano più attente. In genere impiegano due giorni per provvedere al cambio delle lenzuola. Mentre gli uomini le tengono anche per 18 giorni. Le persone single sono, invece, le meno attente in assoluto. Possono far passare anche 37 giorni prima di mettere le lenzuola nel cestino dei panni sporchi. Anche in questo caso sembrano essere gli uomini a far alzare la media. Gli scapoli americani, infatti, dichiarano di dormire con le stesse lenzuola anche per 45 giorni. Proprio perché trascorriamo molte ore nel letto è importante che ci si impegni affinché sia un ambiente salubre. Sulle lenzuola si depositano capelli, sudore, fluidi corporei, cellule morte della pelle. Che si moltiplicano per due se si divide il letto con qualcuno. Tutto questo a prescindere dalle attività a cui ci si è dedicati sotto le lenzuola. L’unico modo per garantire un adeguato livello di igiene è, dunque, cambiare le lenzuola regolarmente. E regolarmente, per gli esperti, significa circa una volta la settimana. E voi, ogni quanto cambiate le lenzuola?
Un cocktail di salute
Che la frutta sia buona e salutare è noto. Così come è noto che la frutta secca è un concentrato di nutrimento. Perchè, allora, non sfruttarne le proprietà per seguire una dieta sana e bilanciata. Non c’è frutto che, una volta essiccato, non rappresenti un cibo sano e gustoso. E non c’è frutto che, una volta disidratato, non offra l’innegabile vantaggio di mantenersi più a lungo. Senza contare che la frutta secca è davvero gustosa e si adatta agli usi più svariati. Insieme alle insalate, al latte, allo yogurt o alla ricotta dona sempre un tocco di colore e di sapore ad ogni pasto. Attenzione, però, a non esagerare con quella in guscio, più calorica e grassa. La frutta secca è buona tutta. Spazio, dunque, anche a mele, pere, uva, albicocche, banane e chi più ne ha più ne metta. Un importante rivista scientifica spiega come essiccare in casa la frutta e godere di tutti i suoi benefici senza spendere una fortuna per acquistarla. Perché si sa, la frutta secca è tutt’altro che economica. Diversamente a quanto si possa pensare, preparare la frutta secca in casa non è affatto complicato. Il sistema più semplice per essiccare la frutta è, infatti, quello di utilizzare, semplicemente, il forno. Basterà lavare accuratamente i frutti scelti e tagliarli a fette, in questo modo si ridurranno notevolmente i tempi di asciugatura. Con della carta assorbente bisognerà tamponare i pezzi di frutta per eliminare il liquido in eccesso. A questo punto sarà sufficiente foderare la leccarda con della carta forno e disporvi le fette di frutta senza che si tocchino, infine, infornare il tutto a 50° per un tempo compreso tra le 4 e le 12 ore a seconda del tipo di frutta. A questa temperatura i frutti si disidratano ma non si cuociono. Bisogna, però, ricordarsi di aprire più volte lo sportello del forno per far fuoriuscire l’umidità. Per regolarsi con il tempo, basterà ricordare che per far essiccare mele, pere o banane occorrono circa 6 ore. Per uva e arance ci vorranno circa 8 ore.E per fragole e pesche bisognerà attenderne 12. Con una spesa tra i 50 e i 200 euro sarà possibile disporre di un dispositivo che asciugherà la frutta a basse temperature potendo sistemarla su più piani e senza pensare a nulla. Gli amanti delle cose naturali, infine, potranno sfruttare la miglior fonte di calore e di luce che ci sia. Si tratta del sole naturalmente. Basterà esporvi per una giornata le proprie fette di frutta per ottenere un prodotto sano e gustoso e senza, dunque, sprechi di corrente.![]()
Grigliata vegetariana
Chi l’ha detto che grigliata è solo il sinonimo di carne alla brace? Se hai abbracciato un’alimentazione vegetariana e sei ghiotto di verdure, ti suggeriamo qualche ricetta per realizzare la tua grigliata verde. Soddisferai il tuo palato e desterai curiosità e appetito anche a chi vegetariano non è. Lava e taglia le melanzane a fette dello spessore di circa 1 centimetro. Lava il radicchio e separa le foglie, lasciandole asciugare su un panno pulito. Taglia anche il formaggio a rondelle: per questo tipo di cottura sono perfetti tutti i latticini a pasta dura come il gruviera, la scamorza bianca o affumicata, il pecorino e i formaggi di latte di capra. Altri, più morbidi e meno stagionati, non sono adatti per il barbecue perché potrebbero sciogliersi. Disponi le fette di formaggio, le melanzane e le foglie di radicchio sulla piastra ben calda, sala e cuoci per dieci minuti ambo i lati, girando di tanto in tanto. Al momento di servire, condisci tutti gli ingredienti con una generosa dose di olio extravergine a crudo. Ti consigliamo un nettare pugliese, dai sentori caldi, speziati e leggermente piccanti. Patate alla brace Prima di tutto realizza la salsa aromatica per le patate, amalgama bene l’alloro tritato, l’olio, l’aglio, il sale e il pepe assieme. Lava, sbuccia e taglia le patate a rondelle dell’ altezza di circa due centimetri e spennellale con il condimento realizzato poc’anzi. Quando la griglia è ben calda, disponici sopra le patate e cuoci per una mezzora, girandole di tanto in tanto, finché saranno morbide e dorate. Servile ancora caldissime con a fianco altra salsa e qualche foglia di alloro per profumare ancora di più. Puoi aggiungere al menu della tua grigliata vegetariana altri alimenti come i wurstel del tofu, altre verdure da fare alla brace come peperoni e zucchine, indivia, da accompagnare ad insalate verdi e croccanti di rughetta e pomodori ciliegino o datterino. Per rendere il pranzo ancora più sostanzioso puoi proporre dei piatti di legumi assortiti, fagioli borlotti e cannellini, ceci e lenticchie portafortuna
Smartphone quando sta per diventare una malattia
Controllate lo smartphone anche di notte? Vi addormentate con il telefono in mano? Ecco i segnali della “malattia”….Controllare lo smartphone anche di notte, addormentarsi con il telefono in mano, oppure prenderlo dal comodino appena suona la sveglia: sono alcuni dei segnali che evidenziano la possibilità che, in alcuni casi, internet possa diventare una malattia. Secondo un’indagine condotta in 31 Paesi con 49.500 interviste tra cui 2000 in Italia, il 57% controlla il telefono entro 22 minuti dal suono della sveglia, l’83% legge le email di lavoro durante la notte; il 37% controlla le notifiche sul cellulare nel bel mezzo della notte. Durante il giorno il 92% utilizza il cellulare sul posto di lavoro e il 59% controlla il telefono oltre 200 volte al giorno. L’80% si addormenta col cellulare il mano e il 21% di sera guarda film o serie tv in streaming o in diretta.
Pane e olio accoppiata vincente
Dal punto di vista nutrizionale e salutistico, l’abbinamento di pane e olio rappresenta la merenda completa per bambini e non solo. La combinazione di questi due alimenti è ottima anche come base di un piatto unico, con l’aggiunta, ad esempio, degli omega 3 del pesce e dei micro-nutrienti del pomodoro. Durante un incontro, l’ Associazione italiana dell’industria olearia, si è parlato proprio delle proprietà nutritive di questi alimenti. Questi due capisaldi della dieta mediterranea, coniugati in una merenda, rappresentano un abbinamento gastronomico straordinario, semplice e gustoso, grazie anche alla possibilità di spaziare tra gusti diversi, per il pane e per l’olio,i due alimenti si migliorano a vicenda dal punto di vista nutrizionale e salutare. L’olio si accompagna benissimo al pane, riducendone l’indice glicemico, garantendo un assimilazione di nutrienti fondamentali per la nostra salute. Inoltre l’olio extravergine di oliva garantisce risultati sorprendenti per quanto riguarda la prevenzione del diabete e la difesa del fegato riduce il rischio di cancro al seno, previene l’Alzheimer, è benefico tanto quanto il latte materno, protegge cuore e arterie, aumenta il senso di sazietà.
La tisana dei monaci buddisti
Avrete sentito parlare della tisana dei monaci buddisti, acquistabile nei negozi bio o in erboristeria ad un costo elevato. Sembrerebbe trattarsi di una bevanda miracolosa. I primi accenni ad essa compaiono su scritti del XI secolo, dove viene citata come “preziosa bevanda”, nonostante sia certo che, sin da tempi più antichi, se ne conoscesse l’uso. La sua divulgazione, invece, è recente, circoscritta all’Asia Centro-Meridionale. Ciò è dovuto alla vita reclusa condotta dai monaci buddisti fino a tempi molto recenti e che, in maniera minore, proseguono ancora oggi a svolgere. I monaci buddisti apprendevano la preparazione di questa tisana durante il periodo di insegnamento nei monasteri, situati lontano dai centri abitati, restando gelosi dei loro segreti, senza divulgare le loro conoscenze. Per prepararla in casa: 1 cucchiaio di miscela di tè verde, un cucchiao di miscela per tisana a base di tulsi; 10 foglie di menta tritate finissime, 1 cucchiaino di aghi di rosmarino sminuzzati finissimi, 1 cucchiaino di fiordaliso secco. Mescolate questi ingredienti secchi, prelevandone un cucchiaio da minestra, da mettere in infusione in una teiera con acqua bollente, insieme a 1 cucchiaino di succo d’aloe vera e 2 gocce di citronella Trascorsi 10 minuti di infusione, filtrate e bevetene una tazza dopo aver dolcificato Tante le sue proprietà: è depurativa, rilassante, migliora la digestione, rimuove le tossine, combatte ansia, stress e agitazione; è antiossidante, contrasta l’invecchiamento cellulare, stimola il metabolismo, è un ottimo rimedio contro la cellulite, oltre a facilitare la perdita di peso. La dose consigliata è di 2-3 tazze al giorno, lontano dai pasti e non va usata in gravidanza e in allattamento. Prima di consumarla, però, è preferibile consultare il medico di fiducia in quanto alcuni ingredienti possono avere effetti indesiderati se si soffre di patologie specifiche o si assumono particolari farmaci.
Il nostro umore dipende anche dalla dieta che seguiamo.
A suggerirlo è uno studio condotto dai membri della Binghamton University i quali hanno condotto un sondaggio online anonimo, chiedendo alle persone di tutto il mondo di completare il questionario Food-Mood Grazie al sondaggio gli esperti hanno scoperto che l’umore nei giovani adulti sembrerebbe dipendere dal cibo, e lo stesso vale per l’umore dei soggetti più anziani. spiegano infatti gli autori dello studio, i quali aggiungono che un altro dato degno di nota è che l’umore dei giovani adulti sembra essere sensibile all’accumulo di sostanze chimiche del cervello:Il consumo regolare di piatti di carne porta all’accumulo di due sostanze chimiche cerebrali note per migliorare l’umore.In altre parole, i giovani adulti che mangiavano carne (rossa o bianca) meno di tre volte a settimana e che facevano sport meno di tre volte alla settimana mostravano un significativo disagio mentale.Al contrario, l’umore degli adulti più maturi sembrerebbe essere più sensibile al consumo regolare di fonti di antiossidanti. Con l’invecchiamento si registra un aumento della formazione di radicali liberi (ossidanti), quindi aumenta il nostro bisogno di antiossidanti.I radicali liberi causano disturbi nel cervello, e ciò aumenta il rischio di disagio mentale. Inoltre, la nostra capacità di regolare lo stress diminuisce, quindi se consumiamo cibi che attivano la risposta allo stress come caffè pasta e pane è più probabile che proviamo angoscia mentale.
Operazioni….di pulizia
Le operazioni di pulizia della nostra casa possono rappresentare un vero e proprio problema. Vediamo a esempio come pulire un decanter. Questa tipologia di vaso ha sicuramente può essere abbastanza difficile da pulire, proprio per la sua particolare conformità. Per eliminare ogni traccia di polvere o sporco sarà necessario utilizzare uno spazzolino con il manico abbastanza lungo. Inoltre, si dovranno rimuovere le macchie d’acqua e di vino all’interno del decanter Prendete un pugno di riso aggiungete un cucchiaino di detergente per piatti e un po’ di acqua cada. Inserite lo spazzolino e muovetelo all’interno del decanter in ogni direzione. In questo modo, la sua parte interna sarà pulita perfettamente. Il riso agirà da leggero scrub, eliminando dalle pareti le macchie di calcaree e le tracce di sporcizia più resistenti. Tappate con la mano l’apertura del decanter, capovolgetelo, e agitate energicamente. Fate attenzione a seguire tutti i passaggi, così da avere un risultato eccellente. Posatelo su delle superfici piane e lasciate agire il detergente per circa una decina di minuti. Trascorso il tempo necessario, eliminate l’acqua saponata e il riso. Risciacquatelo con abbondante acqua tiepida. Ora riempite metà caraffa con dell’aceto bianco e lasciate riposare per un quarto d’ora abbondante. Rimuovete l’aceto e sciacquate con cura. Inumidite un panno morbido e privo di lanugine (meglio se di lino) con un po’ di aceto bianco diluito con acqua minerale, pulite a fondo le aree esterne. Ripassate con dell’alcool etilico e lasciatelo asciugare Non dimenticate mai di prestate molta attenzione a non rompere il vaso durante l’ operazioni di pulizia solitamente questi vetri sono molto fini
Le viole ….belle…e buone..
Le viole del vostro balcone, o nel vostro giardino possono essere usate per creare uno sciroppo che vi addolcirà la giornata! Con lo sciroppo alle viole potrete addolcire budini, torte e macedonia oppure prenderne qualche cucchiaio quando la tosse infastidisce la vostra gola. Per realizzare questo sciroppo prendete 60 grammi di petali, circa 25 fiorellini di viole, 150 ml di acqua e 300 gr di zucchero. Fate bollire l’acqua e versatela sui petali di viola che avrete messo in una ciotola dopo averli lavati accuratamente. Mescolate leggermente con un cucchiaio di legno e lasciate riposare per circa 2 ore per creare un infuso di viole. Filtrate bene il liquido con un colino, mettetelo in un pentolino ed aggiungete lo zucchero. Portate lentamente ad ebollizione, lasciando sciogliere lo zucchero e continuate la cottura finché lo zucchero non sarà del tutto sciolto, poi toglietelo dal fuoco lasciatelo raffreddare. A questo punto non dovrete solo imbottigliare sciroppo di viole e conservarlo in un posto fresco e asciutto.