Il cestino del pane è un immancabile protagonista sulla tavola, magari fatto in casa. E’ infatti diventato negli ultimi anni molto popolare, in molti altri paesi, al punto che sono nate delle apposite pensioni che si prendono cura della vostra “pasta madre” quando siete in vacanza al mare o in montagna o semplicemente mancate per qualche giorno da casa.Per quanto la cosa possa sembrare un incredibile scherzo, in realtà la logica del servizio è molto solida. Usare pasta madre, anziché lieviti artificiali o lievito di birra, è infatti uno dei modi più efficaci per ottenere un pane di alta qualità. Purtroppo, però, questa richiede molte attenzioni e cure nella conservazione perché mantenga le sue proprietà: ecco dunque che poter affidare la vostra pasta madre a qualcuno mentre voi siete al mare diventa decisamente utile. L’idea di creare la “pensione per il pane” è venuta inizialmente ad una gastronomia di Stoccolma, che ha lanciato un servizio per ospitare le paste madri dei clienti, a fronte di una tariffa di circa 18€ a settimana, per chi non poteva o voleva prendersene cura. All’inizio, il servizio aveva attratto solo pochi clienti, ma quando la gastronomia ha iniziato una collaborazione con una studentessa universitaria che per una ricerca stava creando una sorta di “archivio” di paste madri diverse, la cosa ha iniziato a attirare l’attenzione di molti. Sfortunatamente, Urban Deli ha chiuso nel 2014, ma l’idea del servizio non è andata persa: un panificio ha aperto una nuova “pensione per pane” all’interno dell’aeroporto, il posto ideale dove “intercettare” chi parte per un viaggio, e infatti alcune decine di persone ogni settimana usufruiscono di questo insolito servizio.
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La bottiglia che trasforma il vino scarso in pregiato
Trasformare un vino scarso in pregiato da oggi sarà facilissimo e per farlo ci vorranno solo 72 ore. Tutto grazie alla tecnologia, che anche nel settore enologico sta facendo passi da gigante. La novità in questo campo è una bottiglia che consente di invecchiare il vino in tempi record. In sole 72 ore infatti si passerà da un vino di scarsa qualità ad uno pregiato. A realizzare la nuova tecnologia un imprenditore italiano, che ha chiamato la bottiglia Pinocchio Barrique descrivendola come “la botte più piccola e robusta di sempre”. Si tratta di un barrique in legno di rovere in grado di fare invecchiare non solo il vino, ma qualsiasi altra bevanda alcolica in meno di 3 giorni, quando normalmente ci vorrebbero mesi se non anni. L’idea è semplice, ma geniale: far decantare la bottiglia di vino ma anche di grappa o birra all’interno della bottiglia iper-tecnologica, in grado di far sviluppare al liquido le note di vaniglia, caffè e cioccolato tipiche delle botti di rovere. Più a lungo il vino rimarrà nella bottiglia, più sarà buono e pregiato, ma bastano anche 72 ore per ottenere buoni risultati. Secondo i creatori con Pinocchio Barrique Bottle, bastano solo 10 giorni per ottenere liquori e vini invecchiati come se fossero stati 6 mesi in una botte. Le bottiglie sono vendute in quattro diversi stili, a seconda del vino che si vuole far invecchiare, e vengono costruite in rovere europea. Una bottiglia da 70 cl costa circa 70 euro.
L’ora migliore per mangiare
Di miti e leggende su quale sia l’orario migliore per fare colazione, pranzare o cenare è pieno il mondo. Secondo alcuni, pranzare dopo le 15 potrebbe favorire l’aumento di peso, perché altererebbe l‘orologio interno all’organismo. In realtà, non esiste una regola universalmente valida che dica quali siano gli orari migliori per ciascun pasto. Sono pochi i consigli fondati su solide basi scientifiche. Ciò che è davvero importante è suddividere l’assunzione del cibo nell’arco della giornata, garantendosi 5 pasti: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. In questo modo non si arriverà mai al pasto successivo troppo affamati e rischiando di mangiare più del dovuto o in maniera scorretta. Si tende sempre a dare molta importanza al “cosa” e al “quanto” si mangia, ma anche il “quando” è un elemento fondamentale per il benessere dell’organismo. I ritmi della vita ci spingono spesso a consumare i pasti in modo frettoloso e a orari scorretti, o a volte a saltarli addirittura; per raggiungere il benessere e l’equilibrio del nostro corpo, invece, è indispensabile scegliere i cibi giusti, con le porzioni giuste, nei momenti giusti della giornata. Variare l’alimentazione è fondamentale per sostenere tutte le funzioni dell’organismo. Per coprire il fabbisogno nutrizionale giornaliero occorre mangiare un’ampia varietà di cibo, in particolare frutta, verdura, cereali integrali, legumi,i cibi vanno consumati in quantità moderata, senza strafare, ma comunque in quantità sufficiente per mantenere uno stato di sazietà per almeno tre ore. Moderazione non solo nella quantità, ma anche nella qualità: vanno evitati gli eccessi di alimenti troppo salati, zuccherini o ricchi di grassi
Staccare la spina
La pausa pranzo è il momento più amato/odiato dai lavoratori. C’è chi la dimentica e trascorre quel tempo prezioso a terminare un lavoro importante o a portarsi avanti con delle pratiche, chi ne approfitta per scambiare due parole con i colleghi mentre ingurgita un panino o un’insalatona al volo e chi, invece, con grande felicità della mente ne approfitta per godersi una sana e piacevole lettura. Ma spesso e volentieri il tempo da dedicare a se stessi in ambiente lavorativo è davvero poco, se non addirittura carente. In questo caso, produttività, creatività e impegno vanno di pari passo, portando a risultati a dir poco disastrosi. Che sia chiudere gli occhi per qualche minuto, fare una camminata, concedersi due chiacchiere con un collega o guardare video di gattini su Internet, staccare ogni tanto è necessario. Che cosa fare ancora per ottimizzare la pausa pranzo? Semplice, è il momento perfetto per utilizzare i social media come Facebook, Twitter e Instagram! L’ora dei pasti è l’ideale per connetterti con il mondo e con i tuoi amici, le ore dedicate alla pausa pranzo sono incredibilmente dense di notizie e aggiornamenti da parte delle riviste in quanto, di solito, gli impiegati trascorrono il loro tempo con uno smartphone in mano per fare qualcosa mentre sono seduti difronte a un piatto di pasta, o a piccoli snack Scommettiamo che un caffè subito dopo aver mangiato non manca mai ? È un abitudine quotidiana, il tuo modo per coccolarti dopo una mattinata di lavoro intenso.Prendere un caffè dopo il pasto ti mette di buon umore e stimola la creatività. Basta anche ascoltare il rumore del gorgoglio del liquido che sale nella caffettiera per mettere in moto i neuroni atti ad accendere il motore dell’inventiva. Inoltre, per godersi quella tazza di caffè siamo costretti ad alzarci dalla scrivania e cambiare postazione. Questo è il secondo vantaggio che ci permette di massimizzare le pause sul lavoro, È, quindi, molto importante dividere la giornata in blocchi in cui potersi alzare e fare un giro attorno alla macchinetta del caffè, assaporandone il profumo e il sapore, per poi fiondarsi con più grinta nelle ultime consegne prima di tornare, finalmente, nel tuo rifugio domestico.
Zanzare stop alle punture
Cosa attira di più le zanzare… Prima di cospargerci di unguenti miracolosi, di pomate repellenti o contornarci di candele alla citronella, esiste un perché se certe persone sono più massacrate di altre dalle malefiche zanzare. Le punture danno fastidio; particolarmente in estate si è poi più esposti a causa dell’abbigliamento leggero. Ma da cosa dipende l’essere punti più degli altri? Come suggerisce The Sun, la risposta non è così scontata, e abitudini normali come bere birra o indossare certi colori, sarebbero tutti fattori responsabili di attirare a sé le fastidiose zanzare. Le zanzare sono attirate da determinate tonalità degli abiti. Secondo il magazine essi sarebbero il rosso, il nero e il blu. Evitateli se potete. Le zanzare sono anche attirate dal CO2 che esaliamo durante il respiro. Questo ovviamente non vuol dire che si possa evitare di respirare, ma se alcune persone vengono più punte di altre questo dipende dalla quantità di anidride carbonica emessa. Diversa da soggetto a soggetto. Essere incinte. Vale il consiglio di prima. Le donne gravide respirano molto di più delle donne non gravide attirandosi il rischio di essere punte con maggiore frequenza. Bere birra. Bere molto alcol farebbe aumentare i livelli di etanolo nel sudore. Una componente in grado di attirare le zanzare come una calamita. Infine, il consiglio è quello di utilizzare un po’ di ingegno e quando ci si trova in condizioni potenzialmente a rischio, tipo trovarsi in prossimità di giardini in un clima umido, seguire questi piccoli consigli, non saranno certo la soluzione ma vi faranno risparmiare qualche puntura
Un tè caldo contro l’afa
Ci si può rinfrescare bevendo un tè caldo? Molti lo sostengono, facendo l’esempio delle popolazioni che vivono nel deserto, come i Tuareg e i Berberi, che consumano infusi bollenti anche nelle ore più calde della giornata. Ma le esperienze riportate da chi ci prova nelle nostre infuocate realtà sono assai più contrastanti. Uno studio scientifico può forse aiutare a mettere fine alla controversia. La risposta dei ricercatori è sì, una bevanda calda è in grado di farci provare un po’ di sollievo, ma solo in certe circostanze, quando cioè il sudore in più causato dalla bevanda bollente può svanire. In parole povere, è stato verificato che quando si manda giù un tè caldo, il risultato è una minore quantità di calore accumulata dal corpo. La spiegazione è semplice: la funzione del sudore è proprio quella di far scendere la temperatura del corpo, e se questo avviene il risultato netto è di sentirsi più freschi. Ma per avere la sensazione di “fresco” il sudore deve essere in grado di evaporare dalla pelle. Se questo non avviene, se la giornata è molto calda ma anche umida, se uno è troppo vestito, allora il sudore non evapora, e la bevanda calda non fa altro che aggiungere calore a calore. In altri termini, se un tè bollente nel deserto può essere una buona idea, probabilmente non lo è in questi giorni a Milano, a Firenze o a Roma.
Tagliatelle con alghe
Tagliatelle e bacon dal sapore tradizionale, ma fatti di alghe. E’ questa la rivoluzione di Seamore Food, una startup olandese che ha come obiettivo ricreare i cibi tradizionali sfruttando una risorsa ancora poco conosciuta: le alghe. L’azienda ha per ora lanciato sul mercato due prodotti. I sea pasta, delle tagliatelle preparate con Himanthalia, un’alga che cresce lungo le coste dell’Irlanda. Mentre I sea bacon è un prodotto, sempre a base di alghe che quando viene fritto ha lo stesso gusto del bacon di maiale. L’idea è nata durante una vacanza ad Ibiza dove Sean ha confuso le alghe che aveva nel piatto in pasta e da lì ha avuto l’illuminazione: ricreare i cibi tradizionali con ciò che offre il mare. Seamore ha aperto i battenti con un una campagna a inizio 2015 e a fine anno ha lanciato la pasta, mentre il bacon è arrivato l’anno successivo. Dall’azienda fanno sapere che sia la pasta che il bacon hanno un sapore molto simile a quello originale. Le alghe vengono infatti raccolte lungo le coste del nord Europa e rappresentano una risorsa totalmente rinnovabile. Inoltre, nel caso del bacon, nessun animale viene allevato e ucciso per produrre la gustosa pietanza. Lo scetticismo dei consumatori è il grande ostacolo che l’azienda deve ora superare. Se in Olanda o in Germania proporre ad una casalinga degli spaghetti di alghe può essere plausibile, in Italia sono in pochi quelli che accetterebbero la sfida di mettere in tavola delle tagliatelle verdi e che sanno di mare, come ammettono quelli di Seamore. Eppure le alghe sono un ingrediente largamente utilizzato nella cucina asiatica. In Italia si stanno faticosamente ritagliando una nicchia tra gli amanti del sushi e della cucina asiatica. Ma le alghe potrebbero rappresentare una risorsa per dare una risposta alla crescente domanda di cibo che proviene da una popolazione mondiale in costante crescita.
La giornata dei bermuda in ufficio
Il 7 luglio 2017, è la giornata dei bermuda in ufficio. Comodi, pratici e perché no chic, sono i pantaloni più amati dagli uomini. Perfetti per il tempo libero, ideali per il mare, i bermuda in quest’occasione diventano uno dei capi da sfoggiare anche durante il lavoro. Ora che l’estate è arrivata e che le temperature si alzano nessuno ha più molta voglia di indossare vestiti pesanti, principalmente gli uomini, che spesso si ritrovano a trascorrere ore in ufficio con indosso completi eleganti. La rivoluzione parte dagli Stati Uniti, dove tantissime aziende hanno dato il via libera ai bermuda sul posto di lavoro. E così quando la temperatura sale, manager, giornalisti e professionisti dicono addio agli abiti sartoriali.Dopo il casual Friday, le sneakers e le polo, cade dunque l’ultimo tabù legato all’outfit da ufficio. Si racconta che a rinunciare per primo ai pantaloni lunghi in ufficio qualche anno fa, un avvocato di Manhattan. Hyman Gross, che lavorava per un prestigioso studio legale, era convinto che il completo sartoriale anche d’estate fosse una tradizione del passato così si presentò in ufficio con i bermuda. La sua scelta non incontrò il favore del suo capo la risposta sarebbe stata “questo è un ufficio non uno stabilimento balneare” e Gross si licenziò.La giornata dei bermuda in ufficio si festeggia il 7 luglio perché, secondo i canoni sartoriali, 7 sono i centimetri che devono passare tra l’orlo del pantalone e il ginocchio. Un’altra curiosità riguarda il nome di questo capo di abbigliamento: deriva infatti dalle Bermuda dove venivano indossati non solo nel tempo libero, ma anche in situazioni più formali e spesso abbinato al classico duo giacca e cravatta.Pochi lo sanno, ma la loro origine è femminile. Nacquero infatti per aggirare il divieto secondo cui le donne non potevano mostrare le gambe nude. Con il tempo contagiarono anche gli uomini, che si innamorarono di questo capo. L’hashtag ufficiale di questa ricorrenza è #stayShorts: se il 7 luglio indosserete i bermuda in ufficio, utilizzatelo per postare una foto sui social
La mente è come il mare
Il mare, infinito, multicolore, colmo di vita, uguale alla nostra mente. Il mare, in continuo dinamismo, calmo, arrabbiato, tranquillo, arrogante. Anche la mente. Il mare sta in uno spazio finito, ma in base ai cambiamenti ambientali ha una capacità di riorganizzazione pressoché infinita, e così anche la mente. Quando il mare è agitato, sta cercando di ristabilire un equilibrio con se stesso, in quanto preda di una perturbazione o interna una corrente o esterna un cambiamento di pressione atmosferica che genera il vento ed agita il mare. Anche la mente quando si agita, è in preda a dei cambiamenti, o interiori o dell’ambiente esterno ad essa. Per questo l’agitazione mentale non va soltanto calmata, ma compresa ed ascoltata, per consentire alla mente di ristabilire un nuovo equilibrio con se stessa. Possiamo curiosare all’interno del mare, così come all’interno della mente, possiamo restare in superficie così come possiamo scegliere di andare sempre più in profondità e, sia nel mare che nella mente, ci accorgiamo che più andiamo in profondità, più scopriamo paesaggi nuovi, affascinanti, meravigliosi. Tuttavia, più decidiamo di scendere in profondità, più dobbiamo essere attrezzati per farlo, magari non da soli e non troppo in fretta. Scendere nelle profondità del mare è un viaggio che va gustato e contemplato con grande rispetto per questo elemento, senza fretta e senza paura, con attenzione alla cura di sé. Così, prendendo tutte le precauzioni, ciò che si riesce a scoprire risulta strabiliante, forse impensabile per chi non ha mai fatto un viaggio del genere. Anche per l’esplorazione delle profondità della propria mente il viaggio è simile. Inizialmente, si deve imparare a galleggiare, pian piano si impara a lasciare gli ormeggi ed allontanarsi dal porto sicuro, ovvero da talune abitudini della nostra vita che, seppur fastidiose rappresentano il certo, il già noto, la comodità di sapere che le certezze ci danno sicurezza, anche se talvolta amara. Il viaggio dentro noi stessi ci pone di fonte alla scommessa di affrontare il piacere e, allo stesso tempo, la paura del distacco, del nuovo, della bellezza di qualcosa di mai percepito prima nella nostra interiorità e nella vita. Allora, più si naviga verso la propria interiorità, più si consente alla vita di aprirsi a nuove esperienze, nuove emozioni, nuove relazioni. Chi esplora il mare prova la strana sensazione di entrare in un universo dove non ci sono più le semplici tre dimensioni in cui si è abituati ad orientarsi nella terraferma. Nelle profondità del mare lo spazio è multidimensionale, come nelle profondità della mente, dove diventa possibile abbandonare la linearità delle abitudini e dei vincoli quotidiani ed aprirsi , alla luce interiore, vera strada , per la nostra felicità.
Il bikini compie gli anni
Il bikini compie settanta anni, ma non li “dimostra”. Il costume da bagno, infatti, resta il capo d’abbigliamento più popolare per le donne in riva al mare. Come dimenticare la scena cult in cui una splendida bond girl Ursula Andress esce dall’acqua indossando un costume molto succinto? Il bikini nel 1962 non era ancora così diffuso e sin dalla nascita aveva dato scandalo, ma di lì a poco sarebbe stato amato da tutte le donne ‘invenzione del due pezzi arriva nel 1946 creata da Louis Reard che lo paragonò per importanza alla bomba atomica che pochi giorni prima era stata testata dagli americani nell’atollo di Bikini da qui il nome. Louis dovette chiamare una spogliarellista a indossarlo durante la presentazione il 5 luglio. Il costume da bagno nei primi anni del Novecento era una tunica abbinata a un paio di pantaloni attillati che gradualmente, con il passare del tempo, lasciarono scoprire gambe e braccia. Nel corso degli anni le donne iniziarono a sperimentare anche altri modelli: pantaloncini più corti e scollature più ampie sulla schiena. Più si andava avanti, più le misure si riducevano negli anni ’20 le signorine da spiaggia iniziarono ad esibire le gambe! Molto si deve all’influenza internazionale di Hollywood che rese i costumi meno castigati. Proprio nel 1920 la stilista Coco Chanel lanciò per il popolo femminile i pantaloncini sopra al ginocchio e décolleté bene in vista, non solo un’evoluzione nel mondo della moda ma anche un invito ad abbronzarsi, cosa fino a questo momento poco apprezzata. Più elastici e definitivamente più corti i costumi da bagno degli anni ’30 che, ancora lontani dallo stile minimal e moderno, lasciavano intravedere uno spiraglio di luce.Nel 1946 il costume due pezzi ha dato vita a una nuova moda, concedendo finalmente alle donne la libertà di poter mettere in mostra il proprio fisico, le proprie curve e anche le proprie imperfezioni. 