I gelati, ma anche i ghiaccioli e le bibite fredde, se consumati con voracità possono provocare forti mal di testa che, fortunatamente, durano solo pochi istanti. Il fenomeno è dovuto alla rapida costrizione dei vasi sanguigni del palato, quando questi entrano in contatto molto rapidamente con una sostanza fredda. Al ripristino della normale temperatura del cavo orale, gli stessi vasi si dilatano di nuovo, per una reazione di compensazione. I nocicettori recettori del dolore presenti sul palato rilevano questa vasodilatazione e inviano un segnale al nervo trigemino, un nervo che di norma veicola stimoli percepiti sul volto. A questo punto il cervello interpreta la sensazione dolorosa come proveniente dalla fronte, anche se arriva dal palato, e percepiamo così un dolore simile a cefalea. L’emicrania da gelato può essere evitata con la prevenzione quindi mangiare o bere più lentamente. Solo così la sostanza che entra nella nostra bocca può riscaldarsi e raggiungere una temperatura che non influenza l’afflusso del sangue. Mangiare con più calma non solo aiuta ad evitare il sopraggiungere del ghiaccia-testa, ma anche di un’eventuale congestione, provocata infatti dallo sbalzo termico. In questo caso una bibita ghiacciata può squilibrare la distribuzione dal sangue. In ogni caso, il gelato come le bibite sono attimi che ci concediamo di puro piacere ideale sarebbe gustarli e sorseggiarli in pieno relax magari sdraiati su una amaca a contemplare il mare, o semplicemente seduti ad un tavolo fuori dal bar
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Il pane a forma di cocomero
Sole mare estate, la novità è il pane a forma di cocomero. Aspopola un coloratissimo pane da tagliare che ricorda nella forma e nei colori uno dei frutti più amati della bella stagione. La richiesta del pane a forma di cocomero da parte dei cittadini è così elevata che il panificio che lo ha ideato non riesce ad soddisfare tutti. Jimmy’s Bakery, fino a poco tempo fa era una comune panetteria. Ma ora il suo pane a forma di cocomero sta facendo il giro del mondo grazie alle fotografie pubblicate sul web e sui social network, soprattutto su Instagram. Così gli ideatori del pane a forma di cocomero stanno conquistando una fama inaspettata. Lee Wen-fa ha ideato il pane a forma di cocomero per incoraggiare i bambini a mangiare di più nonostante il caldo, nei mesi in cui per via delle elevate temperature si rischia di perdere facilmente l’appetito. Per realizzare il pane a forma di anguria si utilizzano soprattutto coloranti naturali come le fragole e il succo di fragole per la parte rossa e il tè verde in polvere, molto popolare in Oriente, per la parte verde che va ad imitare la buccia dell’anguria. I semini dell’anguria sono realizzati con bambù commestibile. Il pane a forma di cocomero è diventato così popolare che Jimmy’s Bakery si ritrova a sfornarne ben 100 pagnotte al giorno. Viene realizzato soprattutto sotto forma di pane in cassetta da affettare per realizzare toast e panini.
Attenti alle macchie di cera!
Centrotavola, punti luce, lanterne e composizioni luminose costituite da candele sono fra le decorazioni più apprezzate Ma bisogna fare attenzione alle macchie di cera che possono provocare su mobili, pavimenti e tessuti. Romantiche e capaci di infondere un’atmosfera calda e attraente. Le candele possono essere di semplice cera naturale, colorate e/o profumate. Naturalmente le macchie di cera naturale saranno più semplici da togliere rispetto a quelle colorate. Soprattutto sui tessuti dove la tinta potrebbe lasciare degli aloni da trattare in seguito. A volte non ci si rende conto subito che la candela ha perso un po’ cera. Magari durante uno spostamento o soltanto perché colata dal portacandela. In questi casi bisogna intervenire sulla cera già solidificata, con l’aiuto di strumenti che non vadano a danneggiare, lacerare o rigare la superficie interessata. Se la cera è invece ancora calda, bisognerà comportarsi in maniera differente a seconda della superficie. Se si tratta di un tessuto come tappeti, moquette o tovaglie, togliamo il “grosso” della cera ancora calda con un cucchiaino evitando di allargare la macchia. Se invece è caduta su una superficie solida come il tavolo o il pavimento, possiamo utilizzare del ghiaccio per farla solidificare prima e poi rimuoverla. Sempre con l’ausilio di uno strumento privo di lame che possano graffiare ad esempio una scheda di plastica dura, un righello, il manico di una forchetta, etc.Se la cera si è già solidificata sul tessuto, possiamo invece togliere la parte superiore con un cucchiaino od un arnese che intaccherà l’accumulo senza toccare la superficie e la fibra del tessuto. Una volta tolta la parte più grossa della macchia, stendiamo un foglio di carta sul residuo. Quindi, passiamo sopra delicatamente un ferro da stiro tiepido. La carta assorbirà la cera che verrà dunque via facilmente. Se, una volta rimossa la cera, perdurassero degli aloni, cosa che avviene specie nel caso di candele colorate possiamo utilizzare detergenti come sapone per i piatti o altri prodotti specifici per pulire la superficie sporcata.
La pennichella
Soprattutto al mare in vacanza, dopo pranzo, la pennichella è qualcosa di irresistibile. Il momento più bello è quando ci si lascia portare da Morfeo. Quello più brutto, il risveglio. Si chiede riposo e in cambio si riceve stordimento. Tutto dipende dalla durata. Ma quanto bisognerebbe investire in questa attività quotidiana? Bastano pochi minuti, dicono gli esperti, dal quarto d’ora alla mezzora, non di più, distesi su un amaca, su un lettino, o appoggiati ad un tavolo In questo modo seguiremo i ritmi circadiani del nostro corpo, che ogni giorno tra le ore 13 e le 15 circa vede un calo della temperatura con conseguente rilascio di melatonina, l’ormone del sonno. Ecco perché cominciamo a sbadigliare e ci sentiamo assonnati. Certo che se poi a tutto ciò abbiniamo anche un pranzo importante, la digestione farà il resto. Dormire più di questa breve pausa non è consigliabile. Ovviamente tutto ciò è una generalizzazione, poi ciascun organismo ha il proprio ritmo e abitudini. C’è chi dorme di giorno e pure di notte e chi se si addormenta dopo pranzo si assicura l’insonnia notturna. C’è inoltre chi se si addormenta anche pochi minuti si sente al risveglio intontito e chi invece si sente bello fresco come una rosa, pronto ad affrontare rinfrancato il pomeriggio.
Cosa non mangiare prima di volare
Siamo vicini alle partenze per il mare e la montagna ma anche per mete più distanti, per le quali dovremmo prendere l’aereo. Molte persone soffrono di fame nervosa e ogni volta che si sentono sotto stress o nervosi, desiderano ardentemente mangiare qualsiasi cosa. Altri invece sono assaliti dalla fame quando si annoiano, quando sono in attesa altri hanno necessità di fare numerosi spuntini durante il giorno. Per tutti questi casi, è importante sapere che cosa mangiare e che cosa invece evitare nelle contesti importanti, come può essere appunto un volo aereo. Ci si sposta sempre di più per motivi di lavoro o di svago in aereo, perché i voli sono economici ed è tutto molto più veloce e pratico. È importante tuttavia sapere che cosa non mangiare prima di un viaggio in aereo, per evitare di arrivare a destinazione con mal di testa o mal di pancia, causati da una cattiva digestione La maggior parte degli aeroporti ha al suo interno fast food e bar che offrono cibo industriale. In questo caso non ci si deve lasciare andare alla tentazione perché i cibi carichi di grassi saturi e sodio sono poco digeribili, in particolare a 37 mila piedi di altitudine. Anche le bevande gassate sono da evitare perché potrebbero gonfiare in modo eccessivo lo stomaco, causando quindi dolorosi fastidi. Molto spesso, per intrattenersi durante l’attesa, ci si lascia andare a qualche peccato di gola, ma i dolci sono i peggiori nemici per l’organismo, quando ci si sta per salire su un aereo. Gli zuccheri e i grassi presenti infatti, non saranno smaltiti a causa della totale inattività del corpo. Nel caso poi ci si prepari per un volo lungo, è dichiarato che gli zuccheri aumentino le tempistiche del jet lag.Se non si possono mangiare i dolci, è importante sapere che è sconsigliato anche il caffé prima di un volo, perché può creare fastidi allo stomaco e aumentare il nervosismo. Gran parte dei viaggiatori si ritroverà in queste pessime abitudini, ma niente è perduto: negli aeroporti ci sono sempre più bar e locali che offrono cibi salutari e freschi, come valida alternativa.
La natura…. il più grande artista
La natura come ben sappiamo ci riserva sempre dei bellissimi scenari, ma ci sono delle cose che si possono definire magiche, per esempio, ritrovarsi sotto un tunnel di alberi in una calda serata estiva . Questi spettacoli naturali si sono formati naturalmente , casualmente , o con un piccolo aiuto da parte di alcuni pazienti giardinieri di talento , questi tunnel di fiori, piante e alberi incantano chiunque abbia la fortuna di passeggiare sotto i loro rami verdeggianti. La bella forma di molti di questi tunnel di fiori e piante , e il modo in cui li abbiamo copiati dimostra solo quanto abbiamo preso in prestito dalla natura. Spazi magici come questi, hanno ispirato architetti storici nella progettazione di splendidi soffitti a volta in una cattedrale gotica, o di archi presenti in qualche altra grande struttura . Molte società antiche hanno mantenuto intatti alberi secolari che venivano considerati sacri facendo nascere dei luoghi dove la natura risplende con la sua bellezza. Nonostante la lenta crescita degli alberi , essi sono molto ricettivi ai vari metodi per alterare la loro crescita . Con molta pazienza essi possono essere scolpiti in una varietà di forme. Alcuni di questi tunnel di alberi sono stati formati e scolpiti da giardinieri attenti a garantire che siano conformi con l’ambiente urbano. Alcune delle gallerie di fiori sono davvero delle felici coincidenze . Il “Tunnel of Love” in Ucraina , un luogo per fotografi e innamorati , è anche parte di un sistema ferroviario operativo . Curiosità: le coppie sposate possono programmare i loro servizi fotografici consultando i tempi del passaggio dei treni per entrarci. Anche involontariamente , questi tunnel fatti di alberi e fiori hanno un ascendente davvero magico su di noi.
Sono arrivate le ciambelle di spaghetti
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Un rischio che aumenta quando le ciambelle in questione non sono dolci e arrivano dalla patria del junk food. Ma, a volte, tocca ricredersi. Potere dello street food, con il sostegno della cucina tradizionale italiana.Il nuovo cibo da strada made in USA è una ciambella sì, però fatta di spaghetti fritti. Si chiama #spaghettidonuts .Il mondo culinario ci sorprende sempre di più. E mentre noi adottiamo sempre più metodi per mantenere la linea e non cedere alle tentazioni, ecco che arrivano nuove prelibatezze che ci mettono curiosità e alle quali non riusciamo proprio a resistere. Insomma, è sempre la stessa storia, vogliamo assaggiarle per forza! Ed ecco fatto Ciro e Eleonora si sono messi all’opera combina un piatto popolare napoletano, la frittata di spaghetti, con un cibo iconico americano: il donut. Nella tradizione napoletana, la frittata di spaghetti è un piatto preparato con la pasta avanzata unita alle uova e al formaggio e poi fritta. Secondo la tradizione, la frittata di spaghetti è rotonda e viene tagliata a fette.Da qui la domanda è: perché non cambiarle forma e renderla più particolare? I due coniugi si sono ispirati semplicemente alla comodità.Quando facciamo un picnic siamo solite portarci dietro un panino o un pezzo di pizza. Ma quando quest’ultima è calda può capitare che ci cada addosso tutto il ripieno e siamo nei guai, soprattutto quando dobbiamo stare fuori casa tutto il giorno.Secondo quanto riportato gli Spaghetti Donuts sono stati creati proprio per questo tipo di occasione e sono un’ottima alternativa alla pizza perché sporcano molto, molto meno. La coppia lo definisce il cibo perfetto da mangiare durante un picnic o da portare al mare in spiaggia; non è esageratamente grande quindi si può tenere con una mano, è perfetto sia per il pranzo che per un semplice snack e si può mangiare sia a temperatura ambiente che riscaldato.
Fiorisce anche il deserto
La pioggia per noi abitanti delle città è solo sinonimo di umido e scomodo. Ma in altri luoghi della Terra, la pioggia non è un evento consueto, ma un’eccezionale regalo del cielo. Come accade per esempio in una delle zone più aride del pianeta, il deserto di Atacama in Cile Dove per anni c’è stata solo sabbia e roccia. Tutti conosciamo El Niño e gli effetti devastanti che ha sul clima. Non sempre, però, questo fenomeno atmosferico è sinonimo di devastazioni. Nel deserto di Atacama in Cile, una delle regioni più aride del pianeta, proprio grazie al El Nino è sbocciata una distesa infinita di fiori. Coloratissimi, questi fiori sono campioni di pazienza e sinonimo di infinita attesa. Aspettano e ancora, aspettano. Tenendo duro, sempre vivi, spesso sotto forma di bulbi sepolti, con i “motori” al minimo, giusto per garantire la sopravvivenza dei tessuti vegetali. Ma appena arriva l’acqua sotto forma di pioggia o condensa a ridare” vita alle dune, l’attesa finisce: le piante se ne nutrono ed esplodono in una sinfonia di colori. Ma non tutte insieme. Alternandosi, per non sprecare l’unica preziosissima occasione di essere visitati dagli insetti che, attirati per l’occasione, impollinando i fiori, assicureranno loro una futura riproduzione. Una generazione basilare per queste specie, oltre 200, visto che molte di loro non vivono in altre parti del pianeta: sono dunque rare e, vivendo in condizioni così estreme, è facile per loro estinguersi per sempre. Questo spettacolo della natura è noto come il deserto fiorito. Se avete in programma una vacanza in Cile, non possiamo che consigliarvi di organizzare una escursione.
Fiori da mangiare
L’uso in cucina dei fiori risale a migliaia di anni fa, dalla civiltà cinese a quella romana alla greca. Molte culture usano queste meraviglie della natura nelle loro ricette tradizionali, pensiamo ai fiori di zucca utilizzati da noi italiani o ai petali di rosa nelle preparazioni indiane. Aggiungere fiori nei nostri piatti può essere un buon metodo per dare colore, sapore e fantasia. Alcuni sono speziati, altri erbacei, altri fragranti ecc. Spesso vengono utilizzati in insalate, tè, o come guarnizione soprattutto di dessert o nei cocktail, ma l’uso creativo non ha limiti. Per quanto possano avere un aspetto amabile, mangiare fiori potrebbe essere… mortale! Niente panico, però bisogna adottare alcune precauzioni nel consumarli in perfetta sicurezza. Ecco alcune raccomandazioni: mangia fiori che sai essere commestibili, nel dubbio consulta un libro specializzato a riguardo, mangia fiori che hai coltivato tu stesso. Quelli che provengono dal fiorista sono trattati con agenti chimici e pesticidi, dopotutto sono venduti come ornamento per finire in un vaso non in un piatto, non utilizzare fiori colti per strada o nei giardini pubblici. Anche questi molto probabilmente sono stati trattati con sostanze per noi tossiche mangia solo i petali: rimuovi pistilli e i gambi, se soffri di allergie, utilizza i fiori in cucina gradualmente. Ecco alcuni suggerimenti: Allium Tutti fiori della famiglia dell’allium (porri, erba cipollina, aglio…) sono edibili e gustosi! Anzi, ogni parte di queste piante è commestibile Basilico – I fiori di questa pianta sono disponibili in una varietà di colori, dal bianco al rosa al blu. Il sapore è simile alle foglie, ma più debole Borragine – Di una bella tonalità blu, il fiore sa di cetriolo! Calendula – Da utilizzare in cucina assolutamente. Il gusto è piccante, sapido, pepato. Il colore dorato aggiunge un tocco di lusso a qualsiasi piatto Camomilla – Ricorda la margherita. I fiori hanno un sapore dolce e vengono spesso utilizzati negli infusi. Ma l’aroma è da sfruttare anche per le vostre ricette. Gelsomino – Questi fiori super fragranti vengono utilizzati nel te, ma si possono usare anche nei dolci
Zucchero di canna, bianco
Basta osservare una comune scena in un bar, di fronte alle bustine dello zucchero ciascuno punta alla sua: c’è chi sceglie il classico zucchero bianco, chi predilige quello di canna, chi punta sul fruttosio e chi usa il dolcificante. Ma in cosa differiscono questi prodotti? E da un punto di vista calorico, quali sono preferibili? Lo zucchero bianco è il risultato finale di un lungo processo di lavorazione che utilizza reagenti chimici viene commercializzato sotto forma di zucchero in polvere, cristallino, in zollette Lo zucchero di canna, invece, deriva dall’evaporazione del succo contenuto nel fusto della canna da zucchero, una pianta di origine tropicale. Esistono due tipi principali di zucchero di canna: lo zucchero grezzo e quello integrale. Il fruttosio è uno zucchero semplice che si trova nella stragrande maggioranza della frutta, nel miele e anche in piccole quantità in alcune verdure; combinato con il glucosio forma il saccarosio, ovvero il comune zucchero bianco. Dal punto di vista calorico lo zucchero bianco è un alimento leggermente più calorico, circa 20 kcalorie, rispetto allo zucchero di canna grezzo. La quasi totalità degli zuccheri presenti è rappresentato dal saccarosio in entrambi i tipi, pertanto l’indice glicemico dei due tipi di zucchero è sostanzialmente identico. Va anche detto che un paio di cucchiaini al giorno di qualsiasi tipo di zucchero, utilizzati per dolcificare caffè, tè, latte, ecc. sono assolutamente ininfluenti sia dal punto di vista del bilancio calorico giornaliero che del nostro generale stato di salute. I potenziali danni sono dovuti a tutti quegli zuccheri semplici che assumiamo senza rendersi conto, poiché presenti nei cibi e nelle bevande che compaiono sulla nostra tavola: dolci e dolciumi, gelati, snacks, caramelle, merendine, bibite gassate, succhi di frutta e così via.
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