9 Giorni di ferie per 33 giorni di vacanza..così nel 2018

Un anno distensivo. Così si presenta il 2018, almeno stando al calendario. I giorni di festa nell’anno nuovo cadranno infatti in maniera decisamente strategica tanto da regalare ai lavoratori più scaltri 33 giorni di vacanza consumando soltanto 10 giorni di ferie. Si inizia già dalla prima settimana dell’anno che si apre con uno sfavillante lunedì festivo: il 1°gennaio chiusa da un altro festivo, l’Epifania di sabato 6. E qui con soli 4 giorni ci possiamo godere la prima settimana di vacanza. Ma goduta questa prima settimana lontana dal lavoro e dall’ufficio, i giorni da sfruttare restano ancora 33, perché il vero conteggio delle vacanze inizia a partire dal mese di aprile e esattamente dal ponte tra 25 aprile e il primo maggio quando con soli 3 giorni di ferie giovedì 26, venerdì 27 e lunedì 30 potremo goderci sette giorni di vacanze di fila. Un incantevole ponte lungo 5 giorni ci attende anche a Ferragosto. La festa dell’Assunta cade infatti di mercoledì e prendendo solo due giorni di ferie giovedì 16 e venerdì 17 ci si potrà godere un lungo momento di relax estivo, tra sole e mare. A meno che non ci si voglia approfittare della settimana intera giocandosi però in questo caso 4 giorni di ferie. Quattro giorni al prezzo di uno anche per il ‘ponte dei morti’. La festività di Ognissanti, il primo novembre, cade infatti di giovedì. E con un giorno solo di ferie il 2 novembre si potrà allungare il weekend a 4 giorni. L’anno si chiude poi in bellezza con una vacanza da 10 giorni con solo 4 giorni di ferie tra Natale e primo dell’anno. Attaccando infatti al weekend che inizia sabato 22 dicembre un giorno di ferie il lunedì 24, si arriva di festivo in festivo a metà settimana. E con altri 3 giorni di ferie giovedì 27, venerdì 28 e lunedì 31 eccoci giunti a martedì 1° gennaio 2019.Ma grazie al patrono in alcune città si beneficia anche di più. Un weekend lungo attende romani e milanesi con il 29 giugno e il 7 dicembre che cadono rispettivamente di venerdì. Ma a ‘scialare’ come dicono loro, grazie a San Gennaro, saranno i napoletani che con la festività del 19 settembre che cade di mercoledì, con soli 2 giorni di ferie giovedì 20 e venerdì 21 ne godranno cinque di vacanza.

 

I cibi da non scaldare nel microonde

Secondo una recente indagine sarebbe meglio evitare di riscaldare alcuni cibi nel forno a microonde. Il rischio è che sviluppino batteri pericolosi o addirittura cancerogeni Secondo la Food Standards, il modo in cui il riso cotto viene conservato è ancora più importante del riscaldamento. Se viene lasciato fuori a temperatura ambiente, i batteri si moltiplicheranno, producendo sostanze velenose che possono causare diarrea e vomito. E il riscaldamento non eliminerà queste sostanze I funghi contengono proteine che possono essere facilmente distrutte dagli enzimi e microrganismi, secondo la European Food Information Council. Se non vengono conservati adeguatamente, i funghi si deteriorano velocemente e possono causare il mal di stomaco quando riscaldati. Anche con le patate il problema non sta nel riscaldarle, ma in come le conservi dopo averle cotte. Se le lasci raffreddare a temperatura ambiente, le condizioni possono stimolare la crescita del batterio del botulismo, soprattutto se sono avvolte nella carta stagnola in modo che l’ossigeno non penetra. Riscaldare la patata non sempre uccide questi batteri.Gli spinaci e altre verdure possono contenere alte concentrazioni di ione nitrato, a seconda di dove vengono coltivate. I nitrati in sé sono innocui, ma possono diventare nitriti e poi composti organici chiamati nitrosammine, che spesso sono cancerogene.Riscaldare il pollo nel microonde è un rischio, perché le ondate di calore non penetrano uniformemente in tutte le parti della carne. E nel pollo questo è un rischio, vista l’alta quantità di batteri come la salmonella o il pericoloso Campylobacter. Solo il calore li abbatte, dunque è importante girare frequentemente la carne per assicurare il riscaldamento dentro e fuori

L’arte del riciclo

È matematicamente provato che ad ogni Natale si riceva almeno un regalo non proprio azzeccato. Per non lasciarlo abbandonato in fondo all’armadio, a prendere polvere sulla mensola in salotto o ad ammuffire al buio della soffitta di casa, serve avere piano B. L’arte del Riciclo, o come dicono gli anglosassoni Regifting, non è più un tabù, basta saperla praticare secondo regole di buon senso e accortezza. Una ricerca commissionata da eBay lo scorso Natale 19 milioni di italiani hanno ricevuto oltre 31 milioni di regali indesiderati e l’8% degli intervistati si dichiara pronto a rivendere i doni sgraditi e stanno già pensando a come rivendere online i doni indesiderati? Dove gli uomini sono i più propensi a sbarazzarsi del regalo sbagliato rispetto alle donne. Già, noi donne siamo più sensibili, affezionate e grate al regalo ricevuto. Oppure andiamo in paranoia dura al pensiero di urtare la sensibilità di chi ce l’ha donato o di essere radiate dal libro delle amiche del cuore anche solo per aver ipotizzato di sbarazzarcene al più presto. Liguri e Piemontesi sono primi in classifica a praticare con scioltezza L’Arte del Riciclo, mentre al contrario, affezionati e rassegnati ad accogliere i regali sbagliati senza desiderio di rivalsa, sono i Siciliani, i Pugliesi e i Toscani. La ricerca di TNS riporta anche che, tra i fini più adottati con il guadagno della rivendita on-line, si punta al risparmio o all’acquisto di un nuovo regalo per qualcun altro. A partire dal 27 dicembre e fino al 10 gennaio Ebay permette di beneficiare di 5 inserzioni completamente per disfarti di oggetti inutilizzati e regali indesiderati. A poche ore dall’inizio della promozione “New Year, New You”, migliaia di regali sono già stati messi in vendita. Cosa aspetti? Scarta i pacchetti con cura Non hai più 5 anni per cui lo strappo selvaggio di nastri e carta da regalo è parte integrante della gioia incontenibile di riceverne uno. Nella foga la confezione interna del prodotto potrebbe rovinarsi azzerando la possibilità di essere così riciclato e/o rivenduto. Cambia il pacchetto Ri-confeziona il pacchetto regalo secondo il tuo gusto e pensa ad un biglietto sincero con cui accompagnarlo. Non staccare il cartellino. Sembrerà scontato ribadirlo ma non farti prendere dallo sconforto di aver ricevuto un regalo sbagliato, non agire d’istinto e non usare il cartellino come valvola di sfogo del tuo dispiacere. Con il cartellino intatto il dono apparirà integro e intonso come appena comprato, dunque regalabile o vendibile nuovamente, Osserva con la massima attenzione eventuali dediche all’interno di libri o scritte tipo «campione gratuito» o «vietata la vendita», sono i segni nefasti di oggetti il cui futuro è per nulla destinato a consumarsi a casa tua. Occhio agli amici degli amici. Prima di destinare un regalo indesiderato a qualcuna delle tue amiche, verifica che la persona che te l’ha donato non sia in contatto con lei. Eviterai così brutte figure. Vendi on line a prezzi ragionevoli.Se hai deciso di rivendere il regalo online, fai una piccola ricerca del suo valore effettivo e valuta se metterlo in vendita al suo prezzo o lievemente inferiore. Scatta delle immagini chiare e descrittive, con un punto di vista frontale diretto.

 

ll cognome influenza la propria carriera

Non parliamo di clientelismi o raccomandazioni, a quanto pare il semplice suono del proprio cognome può favorire nella carriera lavorativa. E’ quanto emerge da una ricerca scientifica condotta in Germania quindi su cognomi tedeschi.Esaminando i dati di oltre 220 mila persone, è emerso che chi aveva un cognome nobile come Kaiser (imperatore), Fürst (principe) o König (re), con maggiore frequenza occupava posizioni manageriali rispetto a cognomi più semplici come Kock (cuoco) o Bauer “contadino”. Ovviamente il fatto che il cognome sia nobile non significa affatto che la famiglia abbia in passato avuto un titolo nobiliare. Inoltre, secondo i ricercatori, l’influenza del cognome sulla carriera non è un dato globale. Infatti in Germania è diffusa la tendenza, tra colleghi, di chiamarsi per cognome, aumentando quindi l’effetto “importanza”. Ci sono tuttavia molti paesi in cui la tendenza è quella di chiamarsi con il nome di battesimo, in questi casi quindi l’effetto nobiltà del cognome sarebbe decisamente meno significativo.

I dolci della tradizione

A Natale, i padroni indiscussi delle tavole imbandite sono di certo i dolci, declinati in ogni forma e ricetta per incontrare il gusto degli Italiani. Ogni regione, ogni città, ha il suo dolce tipico, fatto con ingredienti semplici e locali, alcuni esportati in tutto il mondo, altri meno famosi, ma pur sempre buonissimi. Ecco alcuni tra i più celebri dolci italiani delle feste di Natale. Buone feste! Il panettone di Milano Tra i re dei dolci italiani delle feste, ecco il panettone, nato in Lombardia dall’idea di un certo garzone di nome Toni, da cui il “Pan di Toni”, divenuto nel tempo panettone. La ricetta contiene ingredienti molto semplici: lievito, farina, latte, burro, uova e frutta candita e/o uvetta, secondo i gusti. La ricetta di questo dolce speciale ha circa 500 anni e non è mai stata cambiata, fatta eccezione per le varianti golose ripieno di gelato, cioccolato, creme…. Il buccellato siciliano Famoso in tutta l’isola, il buccellato è una grande ciambella fatta di pasta sfoglia ripiena di frutta candita ivi compresa la zucca, frutta secca, cioccolato e ricoperto di zucchero a velo, arance candite e glassa di zucchero. Una ricetta molto golosa, in tipico stile siciliano, che non risparmia sulla dolcezza dei suoi ingredienti. Il pandoro conosciuto in tutto il mondo, il pandoro gode di fama centenaria. Viene creato a Verona partendo da ingredienti anche stavolta molto semplici: uova, farina, zucchero, burro e lievito. Le origini risalgono al 1800, ma mille leggende ruotano intorno alla sua invenzione: c’è chi afferma sia originario dell’Austria, chi lo vede parente della brioche francese. Tralasciando tutto ciò, possiamo affermare che il pandoro farcito o meno è il dolce delle feste natalizie italiane per eccellenza. Pan pepato e panforte Tipici delle regioni centrali Lazio, Toscana, Umbria, il panpepato e il panforte sono simili e decisamente famosi in tutto il mondo come specialità natalizie tradizionali italiane. Anch’essi hanno la capacità di conservarsi a lungo senza particolari accorgimenti, visti i gli ingredienti: miele, pepe, frutta secca, mosto cioccolato, caffè, cannella e noce moscata. L’uso delle spezie risale a circa 6 secoli fa, periodo storico in cui le quelle orientali furono in auge nel bacino mediterraneo grazie anche ai viaggi di Marco Polo e per la loro capacità di non far deteriorare i cibi. Col tempo, il panforte fu variato aggiungendo lo zucchero a velo per ricoprirlo, rendendolo meno aspro in bocca. Il panpepato non viene invece ricoperto di zucchero a velo ma lo si trova normalmente al naturale o con posata sopra un’ostia.

Le banane crescono verso l’alto.

Botanicamente parlando la banana è una bacca e si sviluppa su una pianta, non un albero. Ogni pianta di banana produce solo un cespo di banane, che può pesare fino a 50 kg, poi muore. Altre indiscrezioni sulle banane. A causa dell’alto contenuto di potassio, sono naturalmente radioattive. Alcune autorità teologiche sostengono che il frutto proibito della Bibbia fosse in realtà una banana.I maggiori consumatori di banane in Europa sono i tedeschi. Ogni anno vengono mangiate più di 100 miliardi di banane.L’Uganda ha il maggior consumo pro capite del mondo (500 kg ogni anno), mentre il più grosso produttore e l’India (il 28% della produzione mondiale).Per il mondo dei record: un indiano è riuscito a mangiare 81

Ricerca scientifica studia l’effetto dei fiori

I fiori sono sempre stati un “mezzo” per fare colpo sulle ragazze. Ma c’è una ragione scientifica per questo? Un gruppo di ricercatori francesi, della Université de Bretagne-Sud ha condotto un’interessante esame. Nello studio, un campione di donne circa 600 tra i 18 e i 25 anni sono state avvicinate da un attore incaricato dai ricercatori, che aveva il compito di chiedere il numero di telefono alle ragazze. Gli approcci sono avvenuti all’interno di un centro commerciale, in tre aree: di fronte ad un negozio di fiori, di fronte ad una pasticceria e di fronte ad un negozio di scarpe. I ricercatori hanno rilevato che gli approcci avvenuti di fronte al negozio di fiori avevano mediamente più successo. Il risultato è stato spiegato con il fatto che “l’esposizione ai fiori induce uno stato d’animo positivo nelle donne”. Non è stato ancora chiarito però perché sia indotto questo stato d’animo dai fiori.

Cenere del camino: come riutilizzarla.

Sapete che la cenere del caminetto non solo è perfetta per le pulizie domestiche ma è anche un ottimo fertilizzante per la cura dell’orto? Ecco alcuni suggerimenti utili per non sprecarla. Innanzitutto, la cenere è perfetta per la preparazione della lisciva, un prodotto naturale in grado di rimuovere anche le macchie più ostinate e quindi perfetto per le pulizie domestiche. La cenere è inoltre perfetta per far risplendere l’acciaio: versatene due cucchiaini in un contenitore con dell’olio d’oliva, mescolate fino ad ottenere un composto morbido e poi riutilizzatelo per pulire, con una spugna, per i piani in acciaio. Usate la cenere per pulire e lucidare l’argenteria. Impastare una piccola quantità con acqua tiepida e bicarbonato di sodio e poi riutilizzate il composto ottenuto per far brillare gli oggetti in argento che avete in casa. Usata su di un panno umido, la cenere si rivela anche un ottimo anticalcare naturale in grado di togliere le incrostazioni. In caso di neve o ghiaccio sulle strade, la cenere può essere riutilizzata come rimedio antigelo: basta cospargerla sulla strada o sui vialetti. Ma non solo in casa: la cenere è un materiale di scarto perfetto anche come fertilizzante. Utilizzatene un po’ in aggiunta al compost. In particolare, la cenere aiuta le rose a resistere al freddo e alle malattie ed è un ottimo nutrimento naturale per piante come tulipani, narcisi e giacinti. L’importante è però non esagerare con le quantità e non utilizzarla nei vasi di piante acidofile come azalee e mirtilli.Infine, la cenere è un ottimo rimedio naturale anche per allontanare le lumache dall’orto e fare in modo che non rovinino gli ortaggi coltivati.

 

Gli opposti si attraggono

Al contrario di quanto si pensa, gli opposti non si attraggono. O meglio, non reggono alla vita di coppia. A sfatare l’antico adagio è lo psicologo Glenn Wilson, che ha messo a punto il cosiddetto ‘quoziente di compatibilità’  per misurare lo stato di salute di un rapporto a due. Smontando così un mito tramandato di generazione in generazione: in amore le differenze non aiutano, al contrario sono le somiglianze a garantire la longevità di una coppia. Siamo quotidianamente bombardati da messaggi che farebbero credere che, personalità opposte, possano convivere piacevolmente. Si vedano ad esempio le commedie romantiche, le serie televisive basate sulle “famiglie tipo” ecc… Nella cultura pop vediamo principi sposati con sguattere e avvocati prestigiosi cadere ai piedi di prostitute, ma il mondo scientifico, nonostante ci abbia provato, non è in grado di avvalorarne la tesi. I ricercatori ritengono invece che si tenda più spesso a cercare persone che agiscono come noi. In uno studio pubblicato dalla National Academy of Science in America le persone che credevano di essere attraenti volevano solo partner simili e le persone ricche alla fine cercavano di avere un partner di status equivalente. Un altro studio ha aggiunto che le caratteristiche “personali” valgono ancora di più: le coppie più longeve si sono rilevate quelle che, ad esempio, avevano una forte credenza religiosa in comune, un simile approccio sui modi di comportarsi, sul modo di interagire con il prossimo, gestire il denaro, viaggiare ecc…In un ultimo studio sul dating online, infine, gli intervistati hanno dichiarato di volere una persona opposta ad esse in modo da bilanciare la propria personalità ma, al termine della ricerca, è emerso che anche loro hanno finito col contattare persone che ritenevano in qualche modo affini alla loro personalità.

Vegetariani uccidono più dei carnivori

Chi diventa vegetariano perché non sopporta l’idea che un essere vivente venga ucciso e mangiato, forse dovrebbe cambiare punto di vista. Da uno studio australiano, infatti, emerge un curioso dato. I vegetariani ucciderebbero fino a 25 volte più animali di quanti non faccia un carnivoro, nonostante gli stessi ritengano che l’allevamento danneggi l’ambiente sprecando vegetali. A dimostrarlo sono stati i ricercatori dell’Università del New South Wales, in Australia. Mike Archer spiega che la produzione di frutta e verdura consumati dall’uomo, riesce ad uccidere un numero di animali 25 volte superiore per kg di proteine utilizzabili prodotte, rispetto a quanto avviene per produrre la carne.I bovini macellati, infatti, si nutrono per lo più di vegetazione spontanea, distrutta per la produzione di grano, riso e legumi per i vegetariani. Ciò comporta la morte di migliaia di animali. Un esempio? Per coltivare il frumento vengono uccisi almeno 100 topi per ettaro ogni anno, per difendere i raccolti!