Siete pigri? Non siete bravi a cucinare neanche un uovo? Non sapete nemmeno far bollire l’acqua? Ecco la pasta che fa per voi. Barilla ha da poco lanciato «Pronto», la pasta «facile da preparare» che si cuoce senza far bollire l’acqua. Per risparmiare acqua, gas ma soprattutto tempo. Tuttavia, non la troveremo sugli scaffali dei supermercati in Italia. Gli spaghetti, le penne, le linguine, i fusilli «Pronto» sono stati pensati unicamente per il mercato americano, a quanto pare insofferente ai tempi troppo lunghi che occorrono per preparare un piatto di pasta. Cucinarli è semplicissimo: si butta la pasta in una padella o in una pentola, si versa un po’ d’acqua fredda sopra e la si lascia cuocere a fuoco alto per una decina di minuti. Il tutto, senza la noia di dover aspettare che l’acqua bolla. Inoltre, non dovrete nemmeno scolarla. La pasta assorbe tutta l’acqua, come per il riso. Alla fine, la si condisce a piacimento. «Al dente in pochi minuti», si legge sulle confezioni della linea «Pronto». Tuttavia, notano alcuni blog culinari americani che non sembrano molto entusiasti del prodotto, il risultato di questa nuova «tecnica» è una pasta piuttosto scotta. «La scienza ha finalmente reso più semplice cucinare la pasta», scrive con un tono d’ironia -The Daily Meal. «È un buon inizio, Barilla, ma avvertici quando inizi a metterci i gamberetti essiccati».
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Il caffè del mattino
La prima cosa che vorremmo al mattino è bere un buon caffè, ma qualche volta ci viene malissimo. O è troppo amaro o ha un pessimo sapore di bruciato. Perché? Che cosa sbagliamo? Ecco alcuni fattori che possono rovinare il caffè Il primo è la miscela: se improvvisamente non ci piace più, potremmo aver commesso un errore nella conservazione. Bisogna controllare subito se il barattolo in cui la teniamo è chiuso ermeticamente e se per caso lo abbiamo messo vicino ad alimenti particolarmente odorosi, dalle tisane ai preparati per risotti o per il brodo: il caffè assorbe gli aromi circostanti, perciò va tenuto lontano da altri generi alimentari dal sapore forte. In generale, comunque, la miscela adatta al caffè in moka è quella macinata non troppo fino: se ne state usando una molto fine, provate a cambiare Chi utilizza il caffè in chicchi e li macina da solo, potrebbe averli conservati male o averne acquistati di troppo tostati. I chicchi del caffè si ossidano facilmente, devono stare in un contenitore ermeticamente chiuso e in un luogo asciutto. Se la conservazione è giusta ma il caffè è comunque molto amaro il problema potrebbe stare nella tostatura: potreste aver acquistato dei chicchi bruciacchiati, dovete cambiarli Il secondo fattore che può rovinare un caffè è l’acqua con cui lo si prepara La regola generale è: fate il caffè con l’acqua che berreste. Quindi, se filtrate quella del rubinetto per berla, filtratela anche per fare il caffè Terzo fattore: la moka sporca. Certo, è risaputo che non la si debba lavare con il detersivo, ma ciò non significa che non la si debba pulire. Dopo ogni caffè dovete risciacquarla con acqua calda e farla asciugare perfettamente prima di avvitarla. A volte nella fretta facciamo il caffè male. Ma basta seguire qualche semplice regola per ottenere un buon risultato. Per prima cosa, all’interno della caldaia l’acqua non va mai messa oltre il livello della valvola. Il suggerimento è tenerla di poco più bassa. Poi: il caffè nel filtro non va pressato, bisogna solo colmare fino all’orlo. La moka va avvitata saldamente e messa sul fornello a fuoco minimo. Non appena il caffè gorgoglia la moka va tolta dal fuoco, altrimenti si brucia. L’ultima parte del caffè deve uscire a fuoco. Prima di essere servito il caffè va mescolato sulla moka, per amalgamare la parte più densa uscita per prima e quella più leggera uscita alla fine. Spesso questo passaggio non viene fatto
La gioia un’emozione piacevole
Di alta intensità, che proviamo quando crediamo, con certezza, che uno scopo per noi molto importante sia stato realizzato. L’emozione della gioia non è mai un’emozione pura, ma è sempre turbata da un oscuro timore di perderla: nel momento in cui stringiamo in mano l’oggetto agognato, ne percepiamo la precarietà e la transitorietà. La gioia è infatti è molto friabile, impalpabile, delicata: si effonde facilmente, ma altrettanto facilmente può vanificarsi. La gioia e la speranza si differenziano principalmente rispetto al parametro “tempo”: la gioia si prova dopo il raggiungimento di qualcosa, la speranza prima o durante l’attesa. La gioia è molto più marcata, rispetto al parametro “intensità” rispetto alla speranza: nessuna speranza infatti può farci provare un’emozione di intensità simile a quella della gioia. Fra la gioia e la speranza si pone in genere l’entusiasmo, perché comporta una gioia per ciò che si sta facendo nel presente, in vista di futuri successi. L’entusiasmo fortifica la nostra motivazione ad agire, ci infonde energia. L’orgoglio invece è una emozione diversa dalla gioia: nel risolvere un problema infatti, tutti provano gioia, ma si prova orgoglio solo se la sfida superata era particolarmente difficile e se ha richiesto alla persona una notevole dose di ingegno e di impegno: la fierezza di sé per il risultato ottenuto produce orgoglio. Quanto alla felicità, essa può essere accomunata con l’emozione della gioia, ma vi sono delle differenze fra i due concetti, molto significative: la felicità infatti ha a che fare con l’ambiente esterno, con la realtà, mentre la gioia nasce dentro di sé: è un’esperienza soggettiva, che può svilupparsi anche in condizioni psicologiche ed esistenziali non ottimali, anche per la sua breve durata. Sul piano comportamentale, poiché una persona che prova gioia riesce ad apprezzare meglio il mondo intorno a sé, le modifiche legate al buonumore possono apparire vistose: chi prova gioia tende ad aprirsi agli altri, ad intraprendere senza paura attività impegnative, a fare donazioni, ad essere più disponibile nei confronti degli altri. Come dice Adorno, l’uomo non sa di essere felice: si sente felice. Un po’ troppo poco, per la nostra intelligenza ed infatti la depressione nasce fondamentalmente da questo: dal non saper riconoscere le gioie della vita.
Quanto cibo serve per ucciderti?
Una domanda, ma anche il titolo del video trasmesso da un canale educativo In sostanza ci viene spiegato quello che accade al nostro organismo quando mangiamo. E nello specifico cosa succede se mangiamo eccessive quantità di determinati cibi o bevande .Il video trasmesso su Youtube già nella sua prima parte, datata 2015, aveva raccolto 12 milioni di visualizzazioni. La seconda, caricata solo a fine agosto, è già oltre 2 milioni. Stando alle immagini, un sovra dosaggio di Vitamina C sarebbe letale. Tradotto: 11.000 arance bastano a farci morire. Al pari di 2 cucchiaini di noce moscata. La causa risiede nel contenuto di myristicina, in grado di causare convulsioni, palpitazioni cardiache, malattie e anche morte. Stessa triste sorte a causa di 13 sorsi consecutivi di una bevanda alcolica. E le banane? Ne bastano 480 per rimanerci secchi. Neanche l’acqua è esentata da pericoli di morte. 6 litri ingeriti in tempi brevi sono letali. Se parliamo di caffè, 70 tazzine. Ma esistono anche alimenti che devono essere consumati con attenzione. Le patate, per esempio, se con la buccia verde, sono da evitare. Il problema deriva dalla solanina, una sostanza che negli esseri umani può portare anche alla morte. Soprattutto se ne consumiamo 25.Le ciliegie, si sa, generano mal di pancia se consumate in grandi quantità. Ma se per caso ingeriamo un nocciolo del frutto prelibato? La cynanide acido cianidrico, o cianuro presente nell’ nocciolo fa molto male. Non provate a masticare due noccioli uno dopo l’altro. Se invece ingerite il nocciolo intero, state tranquilli, dovrebbe essere “espulso” come qualsiasi altro cibo assunto.85 barrette di cioccolato, 129 cucchiai di pepe, 10,5 tazze di zucchero e 48 cucchiai di condimento sale e pepe. Anche in questo caso, il video parla chiaro: sono le quantità per passare a “miglior vita”.
Lo spazzolino al caffè
La mattina avete i minuti contati, e vorreste poter risparmiare minuti preziosi, magari pressando i tempi della colazione e del lavarsi i denti? La soluzione potrebbe arrivare da un brevetto da poco depositato da Colgate, che ha sviluppato uno spazzolino aromatizzato alla caffeina. In pratica, la testa dello spazzolino è fatta in modo da rilasciare lentamente delle sostanze chimiche come appunto la caffeina, ad ogni applicazione. Il tutto indipendentemente dal dentifricio utilizzato. Questi spazzolini da denti dovrebbero durare circa tre mesi, tempo oltre il quale gli agenti chimici si esauriscono, che è comunque il tempo oltre il quale è consigliato cambiare anche i normali spazzolini tradizionali. Lo spazzolino aromatizzato potrebbe avere molte applicazioni: oltre a prestarsi ad essere utilizzato per i sapori più diversi il brevetto ipotizza anche quello al peperoncino, per le sue proprietà antidolorifiche “quando applicato localmente”, potrebbe essere usato anche per rilasciare medicinali: sembra che tra le altre cose si ipotizzi la creazione di uno spazzolino che “sopprime la fame”.
Un pupazzo di neve gigantesco
Un agricoltore di Gilman, nel Minnesota, ha realizzato un gigantesco pupazzo di neve alto 15 metri e soprannominato “Granddaddy” “Nonnino”.Gren Novak, che per dar forma al suo “nonnino” ha impiegato tutto lo scorso inverno, racconta che il suo intento non era quello di celebrare la brutta stagione, bensì la bella. Se non possiamo combattere il brutto tempo, perché non unirci a lui? Così mentre liberava i tetti delle sue serre dalla neve ha ben pensato di impiegare la stessa in maniera creativa. Combattendo contro lo scioglimento nelle belle giornate e contro la difficoltà di lavorare la neve col vento eccessivo, è riuscito alla fine a modellare il grande monumento che ha per naso un barile da 200 litri, una sciarpa lunga 25 metri e i coperchi dei bidoni della spazzatura per bottoni.
Gatti per far rilassare i dipendenti
Lo stress sul posto di lavoro diminuisce radicalmente la produttività, per questo motivo la Ferray Corporation, un’azienda giapponese, ha deciso di correre ai ripari, riempiendo i propri uffici di gatti per rilassare i propri dipendenti. A Tokyo ci sono severe politiche per gli animali domestici, per questo motivo pochissimi hanno cani o gatti in casa. Accarezzare un amico peloso è quindi un vero lusso. La scelta non è stata senza conseguenze, i gatti infatti masticano i cavi, gettavano in terra penne, lapis, graffiano i muri e saltano sulle tastiere del computer. Nonostante ciò i dipendenti hanno imparato ad amarli e la comunicazione tra loro è migliorata esponenzialmente. E per quei dipendenti che non hanno un animale domestico è previsto uno speciale “bonus gatto”, ovvero circa 35€ euro per chi decidesse di adottarne uno. Anche in fase di colloquio per l’assunzione il tema “gatti” è molto importante e chi non li ama difficilmente viene assunto.
Dipingere sull’acqua
Grazie ad una tecnica particolarissima in cui si lasciano cadere piccole gocce di colore in una ciotola d’acqua, questo artista riesce davvero a creare composizioni incredibili. Ebru o marmorizzazione è una tecnica di decorazione cromatica su carta che imita, riproducendone le chiazzature di colore, una superficie di marmo. Consiste nel porre un foglio di carta sulla superficie dell’acqua ed è resa possibile grazie alle proprietà di liquidi diversi insolubili l’uno nell’altro. I liquidi utilizzati sono quindi l’acqua, che forma lo specchio per la creazione della tavolozza cromatica, e i pigmenti ad olio diluiti in trementina e bile di fegato bovino. L’olio e la trementina risultano per la loro natura insolubili in acqua e costituiscono la sostanza da veicolare sulla superficie del foglio da marmorizzare, mentre la bile ha una funzione tensioattiva, ovvero permette di rompere parzialmente la tensione superficiale dello specchio d’acqua. La soluzione di pigmenti oleosi viene dunque deposta sulla superficie dell’acqua con schemi e disegni ordinati dall’artigiano. Solitamente si opera deponendo delle gocce che successivamente possono essere “tirate” utilizzando delle sottili. A questo punto non rimane che deporre il foglio da decorare sulla superficie, avendo cura di farvi planare il foglio in tutte le sue parti e di ritirarlo subito non appena questo mostra i segni dell’acqua che vi penetra.
Baciare fa bene alla salute
Si sa al cuore non si comanda. Uno dei gesti più romantici e positivi che favorisce piacere e benessere mentale, è sicuramente baciare il partner, ma parrebbe essere anche un vero e proprio toccasana per la nostra salute fisica. Lo sapevi che una persona in media passa più di 20.000 minuti della propria vita a baciare? E circa il 40% degli over 55 ritiene che baciare regolarmente il proprio partner sia importante per mantenere viva la passione in un rapporto, come evidenziato da un recente studio. Ma i benefici del baciarsi vanno ben oltre il legame di coppia. Pronte a protendere le labbra? È un mini allenamento. Stando agli esperti, in un bacio intenso vengono coinvolti circa 146 muscoli, tra cui 34 muscoli facciali e 122 muscoli posturali. Con un “allenamento di baci” di fatto i muscoli lavorano così tanto che alcuni ritengono possa giovare al tono mascellare, tenendo alla larga le rughe. Baciare aiuta anche l’attività cardiovascolare. Proprio così, al pari di un tapis roulant, di una corsa al parco o di una qualsiasi attività aerobica, il bacio fa bene al cuore, e tutto questo, senza costringervi a sottoporvi a lunghissime sedute in palestra o esercizi complessi e sfiancanti. Quando ci si bacia infatti, il cuore si attiva e pompa più sangue; questo rappresenta un’ottima ginnastica per il nostro muscolo, che si manterrà più giovane e in forma. Il modo ideale per fare esercizio fisico, stando immobili e senza il minimo sforzo, vero? Fa bene alla salute emotiva… Quando si bacia, l’organismo rilascia un mix di sostanze chimiche e ormoni che prolungano i livelli di felicità. Quando ti abbandoni alle effusioni, viene rilasciata l’ossitocina l’ormone dell’amore che, oltre a offrire una sensazione di benessere, ti fa sentire più vicina al partner. Dulcis in fundo, durante il bacio le terminazioni nervose presenti sulle labbra stimolano la produzione di dopamina, altra sostanza chimica del cervello che stimola la felicità. E per quelle che amano la scarica di endorfine che segue un allenamento, la buona notizia è che dopo aver baciato la sensazione provata è simile… ma senza aver messo piede in palestra!
Intossicazioni alimentari dove si nascondono
Nell’immaginario comune un’intossicazione alimentare è facile da contrarre dietro il cibo di strada o quello più elaborato. Invece, c’è molta più probabilità di restare intossicati da cibi valutati “sani”, come le insalate, germogli di soia e succhi di frutta. A spiegarlo è Bill Marler, un legale specializzato in casi di intossicazione alimentare, che ha vinto 780mila euro per i suoi clienti, ha svelato i primi sei alimenti che non mangerebbe neanche sotto tortura. Insalata in busta. Potrebbe sembrare più igienica di quella fresca da lavare, e invece è stata già maneggiata da molte persone, e questo aumenta il rischio di intossicazione. Succhi di frutta a crudo. Possono sembrare sani, ma Marler assicura che uno dei suoi primi casi è stato proprio causato da un succo di mela a crudo diventato un ricettacolo di un pericoloso batterio Germogli di soia. In America, germogli crudi e poco cotti sono stati collegati a più di 30 casi di avvelenamento alimentare batterico negli ultimi 20 anni. L’avvocato dice: “Ci sono stati troppi focolai per non prestare attenzione al rischio di contaminazione del germoglio”. Hamburger al sangue. “Il motivo per cui tutti i prodotti macinati devono essere cotti più a lungo è che i batteri presenti sulla superficie della carne possono essere presenti, tritati, anche all’interno. Se poco cotti possono provocare avvelenamento o salmonella”. Uova crude o poco cotte. “Sebbene il rischio di contaminazione da salmonella è molto minore di quanto non lo fosse vent’anni fa è bene sempre mangiare le uova ben cotte”. Ostriche. Nel corso degli ultimi anni, le ostriche sono diventate più pericolose, secondo Marler a causa del surriscaldamento delle acque. “Le ostriche sono filtratori, raccolgono tutto ciò che c’è nell’acqua. Se ci sono batteri potrebbero esserci problemi, e ne ho visti più negli ultimi cinque anni che negli scorsi venti. Non vale la pena rischiare