Le erbe accompagnatrici

Molte “erbe accompagnatrici”, come vengono definite in agricoltura biologica, sono semplicemente i precursori selvatici delle piante coltivate. Il Topinambur per esempio, il cui tubero si trova ordinariamente in vendita al supermercato, ha anche una varietà spontanea: più piccola e dal meno spiccato sapore di carciofo. Ricco di vitamina B e A, ferro e sali minerali, in passato era chiamato anche “tartufo dei poveri” ed è diffusissimo nell’area del Delta del Po, dove si raccoglie proprio in questo periodo. Ancora, l’Ortica è una delle piante erbacee più ricche di proteine  fino al 40% del peso secco, persino più della soia  e viene attirata dal ferro arrugginito o da alte concentrazioni di azoto; sarebbe meglio raccoglierla in zone selvatiche. L’autunno è il periodo giusto per raccogliere il Centocchio stellaria media, le cui foglie sono ricchissime di semi di proteine e acidi grassi: si possono preparare dei gustosi piatti, si può mangiare crudo, sbollentarlo come si fa con gli spinaci oppure frullarlo con polpa di cachi, succo di limone e noci. Per recuperare erbe “sicure” ci si potrebbe recare nelle aziende agricole biologiche che vendono i loro prodotti attraverso gruppi d’acquisto solidale e che spesso propongono giornate di raccolta. I partecipanti imparano a distinguerle e gli agricoltori riescono a ripulire i campi più in fretta. Una volta raccolte, prima di consumarle, basta sciacquarle con acqua e bicarbonato.

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