Le mode del caffè

Per bere un caffè e tradire la moglie c’è sempre tempo, diceva Totò. Macchiato, schiumato, marocchino, shakerato. C’era una volta il semplice espresso, buono e cremoso, preso senza zuccherolatte, bastava il solo aroma a soddisfare il gusto. Passione degli italiani, negli ultimi tempi però il rituale del caffè è cambiato, si sono create una varietà infinita di alternative, grazie alle idee che arrivano da Europa e America. L’influenza delle caffetterie estere porta a scoprire nuove tendenze e gusti spiega c.  In Italia il gusto è cambiato molto, per esempio ora è di gran moda il caffè americano, lungo. Tanto meglio se da asporto, perché per molti camminare con il bicchierone fa figo. Non solo si perde il sapore ma, realizzato con i filtri, l’americano fa perdere tutta la squisita qualità del caffè. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Se l’espresso comporta un consumo rapido al bancone, le caffetterie in stile anglosassone inducono al relax, rallentano il ritmo della giornata, creano una nuova esperienza di slow-coffee.

5 pensieri su “Le mode del caffè

  1. Adoro il rituale del caffè, l’ideale è quello espresso da prendere al bar in un momento di relax a fine giornata. Si dovrebbero diffondere di più le caffetterie in stile anglosassone ma con il nostro unico ed inimitabile caffè espresso!! 🙂

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    1. *6 ore di applausi*

      Ma sai era un bene nell’antichità: tostavano nero per disinfettare e macinavano bello fine per nascondere i difetti presi nel viaggio… Adesso non avrebbe più senso grazie ai moderni metodi di conservazione e trasporto, ma è rimasto quel gusto lì.

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  2. Dipende come si fa l’americano. La nostra tradizione tende a tostare scuro e macinare fino, uccidendo molti olii essenziali del chicco e lasciando la scena a corpo, crema e tostatura, che sono la nostra grande passione.

    Il caffè “a filtro” richiederebbe una tostatura più chiara e una grammatura più grossa. Questo permette di estrarre olii essenziali (non è difficile sentire aromi di spezie, frutta, fiori, come in un vino) lasciando da parte le componenti corpose e senza nessuna tostatura né sentori amari (l’amaro è dato da sostanze difficili da estrarre in queste condizioni).

    È fisiologico che un italiano, abituato ad associare il caffè a espresso e moka (come dire pasta = fusilli), avrà sempre problemi ad approcciarsi a qualcosa di diverso, specie con un palato assuefatto da anni al caffè nostrano. La moda tuttavia sta nascendo “dall’alto”. Un assaggiatore di caffè difficilmente potrà definire la qualità di un espresso, perché tutte le sue caratteristiche, indice di qualità o difetti, sono andate perse nella preparazione! Quando invece l’utilità dell’assaggiatore è proprio quella di capire se ti hanno rifilato una sola, cosa ha subìto quel caffè nella lavorazione etc etc… Va da sé che dall’alto si tende a preferire una lavorazione a filtro appropriata.

    C’è da dire che trovare un buon caffè a filtro, in Italia, è più difficile che trovare un buon espresso! Per cui tendiamo tutti ad averne una visione grottescamente distorta. E poi gli americani in primis tendono a sbagliare diverse cose nella preparazione: tostatura, grammatura, temperatura e tipologia dell’acqua, tempi di infusione… Quasi tutto dai XD

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