Le patate a chi non piacciono

Liberateci una volta per tutte dal senso di colpa perché coltiviamo il culto delle patate. Le patate fanno ingrassare, dichiarano. Le patate verdi fanno male, dichiarano. Sono piene di amido e alzano la glicemia, dichiarano. A sentire i corvi del malaugurio, sono la causa di tutti i mali. Eppure le mangiamo da secoli senza che alcuna civiltà si sia estinta per colpa delle patate. Anzi, nei periodi di carestia hanno salvato nazioni intere. Non sarà mica che si portano dietro una nomea ingiusta, per lo meno confusa? Sarebbe ora di chiarire bene cosa succede nel nostro corpo mangiando patate, quante se ne possono mangiare, capire se le patate fanno bene o fanno male. Perché la sfida è: avete mai conosciuto qualcuno a cui non piacciono? Bisogna sforzarsi un po’ per ricordarlo, qualcuno che al pranzo della domenica abbia detto: “no, a me le patate arrosto no, grazie”, o che da McDonald’s abbia guardato infastidito il cartoccino di patate Sogni veri. E se i bambini fanno storie per ogni vegetale, perché non per le patate?La patata è bruttina a vedersi, è un tubero, bitorsoluto, ma dovremmo perdere anche il vizio di usarla come sinonimo di persona banale. Svestita dell’umiltà, a lei si piegano chef e genitori tormentati dalla sindrome istantanea del “che diavolo cucino stasera ai ragazzi?”. E c’è chi ci ha fondato regni, sulle patate. A parte le note grandi catene di fast food, si dice che le migliori degli Stati Uniti le serva il Balthazar di Soho, a New York, descritte dai critici “sovrumane”, ma con la specifica che le migliori nel mondo si possono gustare solo in Belgio attenti vegani, le friggono nello strutto. E le patate in insalata, le patate al forno, la purea di patate, i gateau di patate, la frittata di patate, le patate al cartoccio, dove le mettiamo? E le jacket potatoes inglesi con il cheddar? E quelle della nonna con pollo arrosto? Patate, patate, patate!

 

Le sfide contro il cibo

Le “sfide contro il cibo” sono ormai comuni, e sono tantissimi i ristoranti e i pub che propongono un piatto di dimensioni esagerate, offrendo premi a chi è in grado di finirli. Un ristorante messicano di New York, il Dom Chingon, ha aggiunto un nuovo elemento alla sfida: chi riesce a finire il piatto di burrito che propongono diventerà socio del ristorante, ricevendo in premio il 10% della proprietà, e l’ occasione di mangiare gratis a vita nel locale. Va detto che il burrito in questione è altamente sfidante, dato che si tratta di una “bestia” di 13kg, fatta da una tortilla di quasi un metro di diametro, ripiena di pollo, carne, carnitas, chorizo, formaggio, fagioli e salse varie. Inoltre il piatto va finito entro un’ora, e deve essere associato da una Margarita insaporita con il Peperoncino Serpente, il peperoncino più piccante del mondo. Non si può neppure andare in bagno, e tanto meno rimettere, prima di avere finito il piatto, altrimenti la sfida viene considerata persa. La sfida è indubbiamente difficile, e infatti finora nessuno l’ha completata. Ma i proprietari sottolineano anche il premio: “Non ti limiti ad avere il tuo nome scritto sul muro. Avrai il muro”, dicono. Secondo qualcuno la sfida però è impossibile, e anche George Shea, fondatore della International Federation of Competitive Eating, che ha dichiarato che secondo lui nessuno al mondo può mangiare un burrito da 13 kg.La sfida del burrito può essere affrontata anche da piccoli gruppi di amici: in questo caso però in premio ci sono solo gadget, e non viene assegnato il premio della proprietà del ristorante.