Perdere tempo

Perdere tempo è un concetto molto relativo. Così tanto che converrebbe rivedere un po’ questa idea e persino applicarla da un altro punto di vista: quello di un valido strumento di benessere. Pensiamoci bene: viviamo in una società che ci ha convinti che il tempo è “oro” e che ogni secondo della nostra vita deve essere vissuto per trarne un vantaggio, un profitto. Accettare questo approccio alla lettera ci avvicina senz’altro a quel labirinto familiare e ricorrente di disturbi quali stress e ansia. Si tratta di quelle condizioni che, come un termometro, riflettono una malattia latente del nostro mondo, ovvero quella di trascurare noi stessi. D’altra parte, il tempo non è oro, né argento né rame: il tempo è vita. Saperlo gestire e permetterci ogni tanto di non fare nulla, limitandoci invece a “essere, sentire e stare”, ci consente di guadagnarci in salute. Tuttavia, ci costa molto mettere in pratica questa idea. Quando passiamo tante ore della nostra vita in modalità “produttività”, persino la mente arriva a interpretare che sdraiarsi sul divano e riposare è perdere tempo.D’altra parte, il Dottor Alex Soojung-Kim Pang, esperto in gestione del tempo,  spiega nel suo libro Rest: why you get more when you work less che è il momento di fare una profonda revisione del nostro stile di vita e di lavoro. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che, a volte, perdere tempo significa guadagnarlo; è permettere a noi stessi di ricaricarci e di trovare la calma nel disordine. Lavorare meglio non significa lavorare di più, bensì lavorare meno, con maggiore produttività e riposare meglio.

Parole che fanno bene a se stesse e agli altri

A volte alcuni trucchi per migliorarsi la vita sono sotto gli occhi di tutti. O meglio sulla punta della lingua. Troppo spesso ormai ci ritroviamo a lamentarci con le amiche o da soli, o nella nostra testa, per come il dialogo in famiglia sia ridotto a monosillabi, frasi appena abbozzate, parole che diventano ordini… Abbiamo perso quel gioco ironico e affettuoso tipico di una piccola e preziosissima comunità, fatto di quel lessico familiare così importante: sarà la mancanza di tempo, la stanchezza, gli avvenimenti, le cose inutili i telefoni,che ci distraggono. Probabilmente siamo noi i primi  a innescare questo meccanismo le  donne, in particolar modo  si sa, sono le amministratrici della famiglia . Navigando su internet ci sono analisi scientifiche di questo tipo di problematiche, trattate in modo molto più semplice. L’uovo di Colombo sta nel ripristinare e utilizzare nella nostra vita delle semplici parole o frasi che sembrano ormai cadute in disuso o date per scontate, soprattutto tra intimi, parenti e persino amici. Ecco un breve elenco. Cosa c’è di più semplice che dire:”grazie”, “prego”, “posso aiutarti, posso fare qualche cosa per te?”, “buonanotte”.Ma anche:”puoi darmi una mano?”, “sono troppo presa o preso”, “non posso” o semplicemente “no”. Senza dimenticare: “scusa”, “ti sono molto grata per…”, “che bello!”, che suona molto meglio di un “va bene” gettato là. Riflettendoci  sopra l’unica cosa da fare è provare e vedere cosa succede. Non ci crederete, ma il  perdere quell’aria da super woman  o superman  e rivolgersi ai con un sorriso e una frase in cui ammettiamo la nostra stanchezza o dimostrare la gratitudine per qualcosa che hanno fatto è come usare la bacchetta magica. I figli, a turno, ogni sera si offriranno di svuotare il cestino e andare a buttare il sacco della spazzatura, e vostro marito ricomincerà persino a darvi il bacio della buonanotte…e nel caso non lo faccia da subito…fatelo voi!