Aspettative

Spesso capita di sentir dire dalle persone “Io al tuo posto avrei fatto questo e quello! E’ una persona che se ne frega, che non mi capisce,un egoista, ecc”.Capita a volte, presi dalla rabbia, dalla frustrazione, dalla delusione, di cadere in questa trappola e incastrarsi nelle  stesse aspettative. Ma  non possiamo misurare il mondo in base a ciò che faremmo in una data situazione. Perché? Semplice. Perché non siamo il metro del mondo. Tu sei solo tu. Con le tue esperienze, le tue emozioni, i tuoi pensieri. E ciò che tu faresti, lo faresti proprio perché letto con i tuoi occhi, alla luce di chi sei e di come agisci normalmente. Non è detto che sarebbe in assoluto il modo migliore. Ma sicuramente sarebbe il tuo modo. Le altre persone non sono te. Non hanno avuto la tua stessa educazione, gli stessi valori, le stesse esperienze. Non hanno le tue emozioni, non pensano al tuo stesso modo. Non sono te. Dunque come potresti pretendere che ragionassero “come farei io al loro posto” se sono così diversi da te?Quando ci arrabbiamo con qualcuno perché ci aspettiamo che agisca in un dato modo perché noi faremmo così al suo posto, ricordiamoci che non siamo il metro del mondo, che il mondo non è fatto da nostre fotocopie, ma da persone diverse da noi e che come tali, risponderanno a loro modo e non necessariamente per cattiveria o per mancanza di rispetto, probabilmente perché intrappolate nei sentimenti, in questioni di cuore che non fanno ragionare razionalmente, o per abitudine, per circostanze o per incapacità a dire no all’altro. Dunque, se proprio vogliamo fare qualcosa, non sprechiamo inutilmente energie ad attribuire un colore a comportamenti agiti o mancati di altre persone ragionando con il nostro metro, ma chiediamogli il perché hanno agito così, dicendo loro come questo ci ha fatto sentire. Molto spesso ci accorgeremo che le persone non si sono nemmeno accorte di averci causato dolore e non ne avevano la minima intenzione. Impariamo ad accettare che siamo tutti diversi e che il nostro, sebbene così ci appaia, non è necessariamente il modo migliore di agire, pensare, essere. Non aspettarti dagli altri quel che tu faresti al loro posto così non rimarrai mai deluso,ma conta sempre sempre su di te.

 

Scopri se sei più intelligente della media

Quali sono le caratteristiche che indicano che una persona è più intelligente di un’altra? Alcune volte ti sarà capitato di pensare di essere più intelligente della persona con cui stai parlando, ma è davvero così? Da molti anni gli scienziati effettuano ricerche per scoprire le caratteristiche di una persona più intelligente. Fai parte anche tu di questo gruppo? Ecco  i segnali che dicono che sei più intelligente degli altri. Orientamento politico e religione Uno studio realizzato dalla National Longitudinal Stuy of Adolescent Health e dal General Social Surveys ha dimostrato le persone con un orientamento politico e un pensiero liberale sono più intelligenti rispetto ai conservatori. I primi hanno un Q.I di 106, mentre i secondi di 96. Stesso vale per gli atei. Ansia. Un’altra ricerca americana condotta dai Dipartimenti di Neuroscienza di New York e di psichiatria di Houston ci viene in aiuto: ha rilevato  infatti, una relazione tra intelligenza ed ansia. L’avreste mai detto? Le persone più ansiose sono più intelligenti a causa dei calcoli, le deduzioni e le difese che mettono in atto per sopravvivere. Nottambuli. Le persone che vivono di notte sono più intelligenti grazie al fatto che non si adattano mai agli schemi più comuni, e non è certo per i troppi caffè presi durante il giorno Humor nero. La comprensione di una battuta è un compito non facile, che richiede un’intelligenza superiore,infatti non tutti prendono le battute al volo.Solitari. Anche gli introversi fanno parte di questo gruppo, coloro che stanno bene da soli sono più intelligenti di altre persone, riescono a stare comodamente seduti da soli a riflettere anziché dover parlare e relazionarsi sempre con tutti. Creativi e disordinati Altro segnale di intelligenza è l’essere orientati alla creatività e al disordine. Primogeniti Uno studio dell’Università di Oslo ha stabilito che i primogeniti sono più intelligenti rispetto ai secondi. Le ragioni? Prima di tutto educative e poi si tratta di una questione di tempo. Con il primo figlio i genitori hanno decisamente più tempo da investire nella sua educazione.

 

Amore….per sempre

Ai tempi dei nostri nonni, stare insieme tutta la vita era la normalità. Si dava all’amore un valore diverso.Oggi è tutto differente, viviamo nella generazione dell’ “usa e getta”, e purtroppo lo si fa anche con i sentimenti   Vogliamo tutto e subito. Non si conosce più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro e sacrifici. Perché sì, l’amore non è un gioco ma richiede tempo e impegno. Ogni giorno.Un tempo non c’era tutto quello che abbiamo adesso. Non c’erano cellulari, non c’era internet e non c’era nemmeno tutta questa possibilità economica. Oggi siamo esposti a tantissime voglie e rimanere fedeli non è poi così scontato. C’è qualcosa che spinge a cercare sempre nuove storie, alcuni lo chiamano bisogno di amare ed essere amati, altri insoddisfazione. È l’amore liquido, un amore diviso tra la paura di relazioni e il desiderio di emozioni. Sta a noi scegliere. Scegliere se amare e impegnarci nel tempo, con tutti gli sforzi, l’energia e i sacrifici che il vero amore richiede, oppure se abbandonarci a quegli amori meno pesanti. Forse si ammucchiano relazioni per evitare di soffrire: avere tante scelte fa sembrare tutto più facile e allettante che impegnarsi laddove vi sono problemi per provare a ripararli. L’amore, quello vero, come tutte le cose, non è mai esente da momenti difficili e dolori, ma la gioia sta nel trovare il mondo di superarli insieme. In amore non esiste “io”, esiste soltanto “noi”.L’amore è sicurezza, è ascoltare chi amiamo e aiutarlo nei momenti difficili. L’amore è presenza, una presenza che vale più di ogni regalo. Non è un oggetto che si può acquistare in un negozio come un paio di scarpe, l’amore ha bisogno di cure, di essere ri-generato e re-inventato ogni giorno, un caffè in quel bar dove vi incontravate da piccoli, una cena a lume di candela, guardare un film di fronte a un camino acceso…tante sono le occasioni per tenere alta la passione. Ogni relazione vive alti e bassi, ma affinché amore sia “per sempre” ha bisogno di passione quotidiana, del perdono, dello sforzo di entrambi i componenti della coppia, dell’accettazione e del saper cedere ogni tanto.Amare è la cosa più bella che ci abbiano concesso di provare, ma richiede tanto lavoro. Un impegno che non tutti sono disposti a compiere. Purtroppo.

 

Perché proviamo emozioni?

Un tramonto sul mare, un litigio importante, un abbraccio al rientro dalle vacanze, un caffè sul lago…. miglioni le circostanze che evocano  emozioni…. ma cosa sono veramente le emozioni? Le emozioni di base hanno scopi di adattamento molto semplici ma importanti per la nostra sopravvivenza. Per quanto riguarda le emozioni piacevoli gioia, felicità ecc., si può affermare che la descrizione precisa di un’emozione positiva ha la funzione di rafforzare i legami affettivi con le altre persone. Gli studiosi che si occupano di emozioni di recente hanno ribadito la centralità dell’esperienza emotiva quale “canale comunicativo” privilegiato nei rapporti con gli altri. La funzione adattiva delle emozioni spiacevoli o dolorose paura, rabbia, tristezza ecc., invece, sembra essere quella di “avvisarci” e di descrivere situazioni da noi interpretabili come minacciose anche dal punto di vista psicologico oltre che fisico e quindi di agire di conseguenza ad esempio la reazione di paura di fronte ad un pericolo  permette di reagire prontamente per evitarlo. Le emozioni sono esperienze che le persone ricordano con grande frequenza sia per comunicarle ad altri, sia per rimuginarle fra sé e sé. Infatti, le informazioni più importanti che comunichiamo scambi comunicativi con amici, compagni di vita, ecc.  sono le esperienze emotive associate agli eventi che raccontiamo.L’emozione è dunque una esperienza intensa e passeggera che diventa un’occasione per prendere contatto con gli altri in vari modi.

Ditelo con i fiori…

“Say it with flowers”, ditelo con i fiori, recita uno slogan.. Da sempre, i fiori sono uno dei messaggi più potenti e diretti, tant’è che si parla di “linguaggio dei fiori”. Non c’è fiore che non abbia un suo significato, che non sia simbolo o metafora di un aspetto della realtà. I fiori sono esseri viventi che appartengono a un mondo inferiore e che tuttavia possiedono una vita psichica oltre che fisica. Il grande insegnamento in materia floreale è infatti questo: ogni fiore ha un proprio percorso. I fiori hanno una sensibilità e la capacità di comunicare attraverso i colori, le forme e i profumi. Basti pensare che si nutrono principalmente di luce. Una delle applicazioni più note dello Zen, la disciplina spirituale, è l’arte della composizione floreale, detta ikebana. Disporre i fiori secondo intenti simbolici oltre che logiche decorative è un modo raffinato di cogliere l’essenza dell’universo floreale. Chautebriand ha scritto una pagina straordinaria sui fiori, che descrive così: “la corolla del fiore dà il miele alle api: è la figlia del mattino, l’incanto della primavera, la sorgente dei profumi, l’amore dei poeti. Trapassa presto come l’uomo ma rende dolce le sue foglie alla terra. Nazioni intere hanno in lei l’interprete dei loro sentimenti; essa è come un libro che non racchiude alcun errore e non custodisce se non la storia fugace delle rivoluzioni del cuore..domani è la festa della mamma regalare un fiore può essere un bel gesto…

Auguri a tutte le mamme!

L’amore per sempre non è impossibile

L’amore “per sempre” non è impossibile. E ci può essere. Ma sempre più spesso le coppie attraversano crisi che possono provocarne la fine. Eppure, anche in questi casi, l’amore, quello che c’è stato, conta. E si dimostra positivo anche quando c’è da mettere un punto. Risolutivamente. Per farlo con bontà e altruismo.In alcune precedenti ricerche si era già parlato dell’incapacità di porre fine a un rapporto a causa di motivazioni egoistiche. E quindi, ad esempio, l’amore non si chiude per paura di rimanere soli. O per difficoltà economiche. O per alcune questioni legate alla famiglia e agli amici. Ad ogni modo, l’”io” prevale. Pochi giorni fa, invece, una nuova rivelazione. Un team di ricercatori canadesi e statunitensi ha da poco scoperto, infatti, che anche l’altruismo è apprezzabile. E che, in qualche modo, influenza il nostro agire in amore. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Personality, ha sottolineato che anche i bisogni del partner vengono considerati anche alla fine del sentimento. E valutati attentamente.Non si sa perché prevalga questa bontà d’animo: “è qualcosa pro-sociale”Per giungere a queste conclusioni, gli esperti dell’Università dello Utah hanno realizzato due studi differenti. Nel primo sono state monitorate 1.500 persone per dieci settimane. Nel secondo, invece, hanno osservato 500 partecipanti prossimi alla rottura della relazione. Ebbene, secondo Samantha Joel, “Quando le persone percepivano che il partner era fortemente coinvolto emotivamente nella relazione, erano meno propensi a sospendere il rapporto”.In altre parole, si ha paura che l’altro soffra. Arrivando così a sopravvalutare l’emozione dell’altro. “In generale non vogliamo danneggiare i nostri partner e ci preoccupiamo della loro sofferenza”, commenta Joel. Ciò serve a dimostrare che “ci si prende cura dell’altro e ci si preoccupa del partner e dei suoi sentimenti”. E conclude: “Non ci sono valide spiegazioni sul motivo per cui c’è questa attenzione. E’ qualcosa pro-sociale”.

Nessuna decisione se ci sono troppe opportunità

Un bancone con decine di gusti di gelato, un ricco menù in pizzeria o la schermata con le proposte dei programmi serali: capita spesso di rimanere “congelati”, incapaci di scegliere, davanti a un ampio ventaglio di possibilità. In presenza di un numero molto elevato di valide opzioni, il cervello fa particolarmente fatica a decidere. Il fenomeno è noto da tempo in psicologia e descritto da alcuni come “sovraccarico da eccesso di opzioni disponibili. In pratica, quando l’ambiente informativo in cui ci si muove è troppo ricco, ci si ritrova in una fase di inerzia, incapaci di vagliare la strada migliore. Ora uno studio della Caltech chiarisce perché succede, e individua l’intervallo numerico di opzioni più congeniale al processo decisionale. Il fenomeno del choice overload era stato osservato una ventina di anni fa in un singolare esperimento. In un negozio di alimentari era stato allestito un assortimento di 24 barattoli di marmellata di gusti diversi, e in altre occasioni soltanto di 6. I consumatori tendevano più facilmente a fermarsi ad assaggiare quando il tavolo era colmo di opzioni, ma difficilmente poi acquistavano. Più raramente si sono invece fermati al banco da 6, ma quando è accaduto, hanno comprato 10 volte più spesso.Da ripetere o da evitare? Il cervello decide così I ricercatori hanno presentato ad alcuni volontari serie da 6, 12 o 24 immagini di paesaggi da cui scegliere una foto che avrebbero potuto stampare su una tazza. Durante la fase decisionale, sono stati monitorati con MRI, che ha rivelato attività in due regioni cerebrali: la corteccia anteriore cingolata, che pesa costi e benefici delle scelte, e lo striato, una parte del cervello che dà giudizi di valore.L’interazione tra queste due aree rilevata dalla risonanza indica, spiegano gli scienziati, una valutazione in atto: il cervello soppesa la potenziale ricompensa una bella immagine da stampare con la fatica necessaria a vagliare tutte le opzioni. Occorre insomma trovare un equilibrio tra lo sforzo mentale, che non deve essere eccessivo, e la ricompensa, che si spera importante. Il fatto che spesso, nella vita quotidiana, le possibilità di scelta offerte siano molte di più è legato a un tratto tipico dell’indole umana: quello di “mangiare con gli occhi”. In altre parole, quando pensiamo a una vasta gamma di opzioni preferiamo essere stimolati sulla nostra libertà di scegliere, e non ci curiamo subito dello sforzo mentale che una scelta comporta.

Parole che fanno bene a se stesse e agli altri

A volte alcuni trucchi per migliorarsi la vita sono sotto gli occhi di tutti. O meglio sulla punta della lingua. Troppo spesso ormai ci ritroviamo a lamentarci con le amiche o da soli, o nella nostra testa, per come il dialogo in famiglia sia ridotto a monosillabi, frasi appena abbozzate, parole che diventano ordini… Abbiamo perso quel gioco ironico e affettuoso tipico di una piccola e preziosissima comunità, fatto di quel lessico familiare così importante: sarà la mancanza di tempo, la stanchezza, gli avvenimenti, le cose inutili i telefoni,che ci distraggono. Probabilmente siamo noi i primi  a innescare questo meccanismo le  donne, in particolar modo  si sa, sono le amministratrici della famiglia . Navigando su internet ci sono analisi scientifiche di questo tipo di problematiche, trattate in modo molto più semplice. L’uovo di Colombo sta nel ripristinare e utilizzare nella nostra vita delle semplici parole o frasi che sembrano ormai cadute in disuso o date per scontate, soprattutto tra intimi, parenti e persino amici. Ecco un breve elenco. Cosa c’è di più semplice che dire:”grazie”, “prego”, “posso aiutarti, posso fare qualche cosa per te?”, “buonanotte”.Ma anche:”puoi darmi una mano?”, “sono troppo presa o preso”, “non posso” o semplicemente “no”. Senza dimenticare: “scusa”, “ti sono molto grata per…”, “che bello!”, che suona molto meglio di un “va bene” gettato là. Riflettendoci  sopra l’unica cosa da fare è provare e vedere cosa succede. Non ci crederete, ma il  perdere quell’aria da super woman  o superman  e rivolgersi ai con un sorriso e una frase in cui ammettiamo la nostra stanchezza o dimostrare la gratitudine per qualcosa che hanno fatto è come usare la bacchetta magica. I figli, a turno, ogni sera si offriranno di svuotare il cestino e andare a buttare il sacco della spazzatura, e vostro marito ricomincerà persino a darvi il bacio della buonanotte…e nel caso non lo faccia da subito…fatelo voi!