La tua casa è troppo ordinata attenzione i tuoi figli potrebbero diventare degli insicuri

Che tipo di genitori siete? Vi sentite più iper-apprensivi o preferite lasciare che i vostri figli facciano le loro scelte e che sbaglino da soli? Sapevate che la vostra personalità può rispecchiarsi anche nell’organizzazione della casa? Alcune persone che vogliono avere sempre il controllo sulla propria vita e le proprie cose desiderano che la propria abitazione sia come loro, sempre perfettamente in ordine. Com’è vivere in una casa sempre in ordine con i propri figli? La psicologia parla chiaro, questa scelta può avere effetti inconsci sul carattere dei bambini. Mario Cortella, dice che avere una casa perfetta, da copertina, significa ritrarre un’immagine della realtà, irreale che non corrisponde al caos della vita vera, quella che incontri non appena esci dalle mura domestiche. Non sempre disordine significa sporcizia o mancanza di igiene, la giusta quantità di disordine, al contrario, è qualcosa di indispensabile e fisiologico, è la perfetta dimostrazione che nella vita nulla è perfetto e che, anzi, dai piccoli disordini quotidiani può capitare qualcosa di bello. Secondo lo psicologo l’educazione dei figli e la loro felicità vanno a braccetto con la gestione dell’ambiente nel quale crescono. Bisogna che i genitori capiscano la potenza del “disordine” o dell’imperfezione come metafora della realtà. Via libera a vivere la propria casa non più come un luogo perfetto ma come un posto dove sperimentare nuove cose, inventare nuove avventure, giocare e ridere insieme ai propri figli. Per i bambini vivere in un luogo che sembra uscito da una rivista può essere destabilizzante, questo luogo non riflette tutti gli altri con cui hanno a che fare quotidianamente: dal bar della colazione alla scuola nulla è così ordinato e preciso come nella propria casa. Questa confusione genera nel bambino una paura di sbagliare qualcosa o di rovinare l’ambiente domestico così perfetto. Accettare il difetto è un’ottima lezione sia per i figli che per i genitori. Educare i propri figli ad essere ordinati è sicuramente utile e fruttuoso per il loro futuro ma lo psicologo afferma con convinzione una grande verità: insegnare all’accettazione del disordine e lasciarli liberi di sbagliare è ancora più importante.

Al bando la plastica monouso

Entro il 2021 il consumo di oggetti in plastica monouso sarà vietato in tutta l’Unione Europea. Articoli usa e getta come posate, bastoncini cotonati per pulirsi le orecchie, piatti, cannucce, miscelatori per bevande le palettine per mescolare il caffè e bastoncini per palloncini, infatti, costituiscono oltre il 70% dei rifiuti marini. È la proposta votata oggi dal Parlamento Europeo e passata con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astenuti. L’Eurocamera avvierà negoziati con il Consiglio non appena i ministri Ue avranno stabilito la propria posizione comune.  Gli eurodeputati hanno aggiunto all’elenco delle materie plastiche vietate proposto dalla Commissione i contenitori per fast-food in polistirolo espanso e gli articoli di plastica ossi-degradabili come sacchetti o imballaggi. L’Eurocamera dichiara inoltre guerra ai mozziconi di sigarette che contengono plastica, la cui quantità nei rifiuti va ridotta del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030, con i produttori di tabacco chiamati a farsi carico dei costi di trattamento e raccolta, compreso il trasporto. Lo stesso vale per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, che dovranno contribuire al conseguimento di un obiettivo di riciclaggio. Sempre ai paesi Ue spetterà ridurre il consumo dei prodotti in plastica per i quali non esistono alternative scatole monouso per hamburger e panini e i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati del 25% entro il 2025. Altre materie plastiche, come le bottiglie per bevande, dovranno essere raccolte a parte e riciclate al 90% entro il 2025

I fiori nei piatti

Si coltivano, si regalano, si annusano e… si assaggiano. Mangiare i fiori non è una pazzia da “Domenica bestiale”, ma una tendenza che presto potrebbe prendere piede in tutta Italia. È una delle branche del foraging, l’utilizzo alimentare di prodotti selvatici spontanei,  pratica studiata e sviluppata dal wooding wild ing . Valeria Mosca, chef del laboratorio di sperimentazione di Desio, spiega come viole e primule possano entrare di diritto nella nostra cucina. E non come semplici guarnizioni. Sono tanti i fiori adatti all’uso alimentare, tra i più comuni ci sono viole, primule, lavanda, rosa canina, fiori d’acacia e di sambuco. Nel menù degustazione che proponiamo a wood*ing quasi settimanalmente se ne possono assaggiare di davvero aromatici e sorprendenti. Ci sono specie vegetali che producono fiori dolcissimi come le salvie selvatiche, altri molto profumati, altri ancora che hanno un gusto fortissimo.Come per tutti gli ingredienti selvatici che ci apprestiamo a raccogliere, anche e soprattutto quando si parla di fiori , si devono assolutamente rispettare le regole di raccolta e non saccheggiare ciò che abbiamo di fronte. Parlando invece di sicurezza personale è consigliato raccogliere solo quando si è certi di saper riconoscere la specie cercata. Sbagliare può significare incorrere in intossicazioni anche gravi. Mangiare i fiori è un tabù in Italia? Non è un tabù ma di sicuro i fiori vengono utilizzati quasi esclusivamente come decorazione o guarnizione di un piatto capita spesso anche con le erbe. Sono visti quasi come un vezzo, non utilizzati davvero ma “aggiunti”, non parte integrante del piatto. Ci sono pochissime persone davvero preparate che riescono ad utilizzare i fiori come veri e propri ingredienti.