AAA “assaggiatore di biscotti” cercasi e la paga è da giramento di testa

Appassionati dei biscotti fatevi avanti! Per la serie “i lavori dei sogni”, infatti, un’azienda scozzese è alla ricerca di un esperto assaggiatore di dolci pasticcini. La paga sarà di più di 40mila euro in un anno e sono previsti 35 giorni di ferie, ma è richiesta quanto meno la laurea in Scienze alimentari o simile. A lanciare l’annuncio è la Border Biscuits, azienda con sede a Lanark, una piccola città scozzese. “Stiamo cercando qualcuno che abbia le capacità, la competenza e l’esperienza per guidare davvero l’ossessione di Border per la qualità. Quindi, se sai cosa serve per fare un biscotto eccezionale, allora vogliamo sentirti!”, si legge sul sito. Non è specificato se ci si possa candidare anche da altri Paesi. Ma il candidato prescelto avrà il compito di sviluppare e lanciare nuove gamme di biscotti e di guidare il team di panettieri dell’azienda. Questa è un’incredibile opportunità per qualcuno di realizzare il proprio sogno di creare prelibatezze ogni giorno e, naturalmente, essere pagato per questo! Dice Paul Parkins, amministratore delegato di Border Biscuits. Il candidato prescelto sarà incoronato nostro Maestro Biscuitier e guiderà il nostro team appassionato nella creazione di deliziose idee per nuove creazioni di biscotti”.

 

Il cous cous fa ingrassare?

Il cous cous è un piatto unico dalle radici nordafricane, storicamente arrivato in Italia attraverso i viaggi dei marinai entrando così a far parte della cucina siciliana e non solo. Tradizionalmente è fatto con la semola di grano duro macinato grossolanamente, ma si può trovare anche con il miglio.Il cous cous si accompagna con la carne in umido e con le verdure bollite, anche con il pesce e magari con un tocco piccante di harissa, ed è perfetto per un pranzo in compagnia. Le declinazioni del cous cous sono tante perché si presta bene a varie interpretazioni; persino come pausa pranzo veloce grazie alle preparazioni precotte. Ma le buone notizie non sono finite vi siete seduti davanti al piatto fumante e vi siete posti la domanda se il cous cous   ingrassare vi diamo alcune buone notizie.Il profilo nutrizionale del cous cous è positivo sotto diversi aspetti, il che lo fa ammettere alla categoria di cibi SÌ anche quando si è a dieta. Sempre con attenzione, naturalmente.Dal punto di vista calorico, il cous cous senza condimento ha poche calorie: ogni 100 grammi equivale a circa 110/150 calorie. Inoltre, visto che la preparazione comporta l’assorbimento di una quantità di acqua nel corso della cottura, il cous cous conferisce un senso di sazietà importante che si potrebbe giocare a proprio vantaggio in caso di dieta ipocalorica Gli aspetti positivi non finiscono qui: il cous cous contiene anche una buona dose di fibra alimentare. Accompagnato da verdure bollite, diventa immediatamente il piatto ideale. Non solo: fa bene alla salute perché non contiene colesterolo, ha una bassa quantità di grassi e di proteine . La stessa porzione da 100 grammi rappresenta metà del fabbisogno giornaliero raccomandato di selenio, benefico per il nostro organismo.

Falafel Vegani con Yogurt, Prugne della California e Menta

Questa ricetta è perfetta per quando si invitano gli amici a casa si ha voglia di un bocconcino da gustare. A questo proposito lo yogurt al cocco salato, è perfetto per accompagnare i falafel. Un consiglio per questa ricetta: usate il vostro ripieno preferito con l’aggiunta salvia e cipolla, in quanto aiutano ad amalgamare i falafel e donano una bella consistenza e un ottimo sapore che viene esaltato dalle Prugne della California 100 g mix di di salvia e cipolla 1 x 400g di ceci in lattina 1 cucchiaio di menta secca 1 spicchio d’aglio 1 cucchiaio di cumino macinato 1 cucchiaio di Pasta Harissa 100 g di Prugne della California tritate 1 cucchiaio di sale 1/2 cucchiaino di pepe nero macinato 250g di yogurt vegetale di cocco 1 cucchiaino di sale 1 peperone rosso 1 manciata di foglie di menta 1 limone Versate il ripieno in una ciotola e aggiungete 200 ml di acqua bollente, mescolate e lasciate riposare per 10 minuti. Mescolate il sale con lo yogurt vegetale al cocco in una ciotola e lasciate riposare per 10 minuti. Mettete i ceci, la menta, l’aglio, la pasta di cumino e la pasta Harissa in un robot da cucina, aggiungete il ripieno e mescolate. Aggiungete poi le Prugne della California tritate e condite con un po’ di sale e pepe. Dividete il composto in 12 porzioni uguali e, con le mani bagnate, arrotolatele in palline e disponetele su una teglia antiaderente. Spennellate ogni falafel con un po’ di olio d’oliva o versate leggermente un filo d’olio, poi cuocete in forno per 25 minuti a 160°C fino a quando non diventano sodi.Versate lo yogurt salato sulla base di un piatto da portata, aggiungete i falafel e terminate con alcune Prugne della California a pezzetti, menta fresca e fette di peperoncino rosso.

 

Alternative culinarie, buone per tutta la famiglia

Sostituisci le patatine con chips di verdurine fatte in casa.Affetta finemente verdure dolci come carota e  barbabietola e condiscile con un filo d’olio. Cuoci in forno a bassa temperatura fin quando non saranno croccanti, avendo prima aggiunto una spolverata di parmigiano per insaporire. Tutti in famiglia  dal marito esigente ai nipoti schizzinosi ameranno queste alternative croccanti e sane a basso contenuto di sale. Abbandona anche le bevande zuccherate per un’acqua seducente.Durante i pasti, invece di bere bevande gassate piene di zucchero o vino, aggiungi a dell’acqua liscia o gasata qualche foglia di menta fresca e delle fette di cetriolo per renderla più invitante. Acini d’uva congelati, invece, possono fungere egregiamente da “cubetti di ghiaccio”.No agli spaghetti, sì agli “zucchetti”Gli spaghetti sono un classico sulla tua tavola? Sostituisci la pasta con la zucca per una sferzata di vitamine A e C. Basta cuocere in forno la zucca intera: vedrai che una volta cotta si sfilaccerà naturalmente con l’aiuto di una forchetta, può essere una perfetta sostituta degli spaghetti.

Tartine con la ricotta

Avete invitati dell’ultimo momento che vi piacerebbe intrattenere in giardino magari per un aperitivo? Se in casa disponete di ricotta, pane e magari qualche altro ingrediente, come del pesce surgelato, il problema è risolto. La soluzione è data da creme da preparare e spalmare su delle fettine, dischetti di pane comune, in cassetta o da tramezzino, per realizzare, in modo veloce, delle semplici tartine, da decorare magari con piccole fette di melone e, foglie di basilico. Perfette per queste occasioni e per accompagnare un aperitivo informale sono le tartine con crema di ricotta e pepe, erba cipollina, capperi, funghetti sottolio, pomodorini ciliegini, oppure le tartine con gamberetti, al tonno, con le carote e prosciutto cotto. Per una cena più formale sono ideali invece le tartine di ricotta e baccalà, uova di salmone e finocchio selvatico, gamberi e avocado. Basterà frullare gli ingredienti e amalgamarli alla ricotta e la mousse è fatta. Poi va eliminata la crosta dal pane, preservando la mollica da ritagliare a quadrati, dischetti o triangoli. Potete anche servire la crema di ricotta di vari gusti in delle ciotoline, che ciascun invitato può spalmare, secondo i propri gusti, sui pezzetti di pane o cracker. Partite con la preparazione allora di una crema di peperoni. Prendete un peperone, trasferitelo nel frullatore insieme a 200 g di ricotta, un pizzico di sale, di pepe e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Frullate fino a ottenere una crema liscia e omogenea. Passate ora a una mousse con le zucche. Lessate in pentola a pressione, scolatele trasferitele nel frullatore insieme a 150 g di ricotta e 3 filetti di acciuga. Salate, pepate e versate la mousse su una ciotola. Sbizzarritevi con la fantasia… in estate le verdure vi daranno una grossa mano

Il Khachapuri

Il Khachapuri è il panzerotto della felicità. Infatti, secondo il folklore tradizionale, questo piatto tipico della Georgia è in grado di trasmettere emozioni positive e di rallegrare chi lo mangia, però a patto che il cuoco lo abbia preparato in un momento di serenità. Al di là delle credenze locali non è difficile immaginare che il Khachapuri sia davvero in grado di donare felicità perché gli ingredienti che lo compongono lo rendono molto saporito: una vera gioia per il palato.Il Khachapuri è una pietanza tradizionale della cucina caucasica che può essere rapportato ad una sorta di torta salata rustica ripiena di formaggio fuso. Esistono diverse varianti regionali del Khachapuri che si diversificano in base agli ingredienti e alla ricetta che è stata tramandata di generazione in generazione. Solitamente questo «panzerotto» georgiano viene servito bollente con un cuore di formaggio locale, burro e uovo. Quest’ultimo viene appena appena scottato e posto sopra al formaggio, proprio in bella vista. Per consumare questa bontà esiste anche la possibilità di mischiare tutti gli ingredienti formando così una squisita crema che può essere raccolta usando la crosta più esterna dell’impasto. Le caratteristiche del Khachapuri lo hanno reso un piatto particolarmente comune in Georgia, infatti lo si può ordinare sia nei ristoranti che ai venditori ambulanti di cibo

Cosa mettere a tavola

Uno dei problemi che si ripresentano con maggior frequenza è il classico dilemma sul ‘cosa mettere a tavola’. Complice una quotidianità dai ritmi frenetici, il tempo per organizzare efficacemente la propria alimentazione è, sempre più scarso e tendenzialmente collocato a ridosso dalla ‘scadenza’. Tant’è vero che, in molti casi, si materializza la scena in cui si fissa il frigo semivuoto, cercando un modo per fronteggiare lo stomaco inquieto. È da queste situazioni che sono venute alla luce molte ricette ‘salvavita’, dove l’unica costante è un elemento base, cui viene via via affiancato ciò che sia a disposizione in quel preciso istante. Sono piatti figli del bisogno, in una sorta di riordino virtuoso, ricavano l’arte culinaria dal caos.A questa cerchia appartengono di diritto le torte salate, che abbinano facilità di preparazione, adattabilità agli ingredienti e soddisfazione del palato. Il punto fermo della ricetta è la pasta sfoglia, cui si può affiancare una varietà di alimenti in funzione di gusti, preferenze e, perché no, particolari esigenze alimentari. È un piatto dalla grande variabilità, in cui l’abbinamento al vino giusto, giocoforza, dipende dalla guarnitura. Si aprono così numerose possibilità.Solitamente, infatti, la scelta del vino segue sempre quella del piatto. In questo caso, invece, c’è ampia discrezionalità nel costruire una ricetta che si sposi ad una bottiglia già in possesso seppur con certi limiti.

Il cavolo nero riccio di Toscana

Il cavolo nero riccio di Toscana, detto anche braschetta, è una pianta con lunghe foglie di colore verde scuro con una superficie molto frastagliata per la presenza di “bolle” alquanto grosse. La pianta può arrivare fino ad un metro di altezza, resiste molto bene al freddo, anzi dà proprio il suo meglio dopo le gelate. Per molto tempo il cavolo nero riccio di Toscana è stato l’ingrediente fondamentale della cucina contadina, principalmente della ribollita che un tempo era considerata un piatto povero mentre oggi è fra le pietanze più ricercate della gastronomia toscana. Ideale per un antipasto ma anche come piatto unico, oggi è anche molto apprezzato come ingrediente di altre zuppe tipiche toscane o saltato in padella, procedete così, per gustarlo al meglio, preparate qualche fetta di pane toscano, il migliore è quello  raffermo, abbrustolendolo su un piastra. Scolate il cavolo, strizzatelo e sminuzzatelo di modo che le foglie non rimangano intere. In una padella preparate un abbondante fondo d’olio e tagliate gli spicchi d’aglio a pezzetti piuttosto grossi di modo che si possano eventualmente vedere e, a proprio piacimento, togliere. A questo punto potrete soffriggere il vostro cavolo nero per 2 o 3 minuti avendo cura di regolare di sale. Stendetelo quindi sulle fette di pane abbrustolito leggermente strofinate di aglio fresco e servite versandovi sopra abbondante olio extravergine a crudo, a vostro piacere potete aggiungere del pepe nero oppure variare con del peperoncino piccante.

Kimchi

Kimchi è il nome coreano delle verdure fermentate, solitamente piccanti, ma non sempre, preparate in una miriade di modi. Le verdure vengono immerse nella salamoia per creare un ambiente favorevole ai batteri acidolattici presenti in esse. Per fare il kimchi si immergono le verdure in genere cavolo cinese, ravanelli e altre in salamoia forte per varie ore o giorni, affinché perdano l’amaro e si rendano più flessibili e perciò più facili da sommergere. Una volta scolate, vengono poi mischiate con spezie, una crema di riso, zucchero, salsa di pesce, pesce e/o crostacei. Il più delle volte il kimchi è piccante, con una presenza di aglio, peperoncino, zenzero, oltre a scalogni, cipolline, porri e cipolla. Queste fanno parte dei tanti prodotti fermentati, per molte persone il problema maggiore non è tanto come preparare le verdure fermentate, quanto come usarle. C’è chi suggerisce il consumo crudo della verdure fermentate, perché il loro più importante beneficio nutrizionale è dato dalle comunità batteriche vive che contengono, e che con la cottura altrimenti vengono distrutte. Tuttavia, in alcune tradizioni culinarie sono spesso utilizzate anche in cottura con risultati deliziosi. Crauti, kimchi, verdure in salamoia e i loro succhi possono poi essere facilmente aggiunti in condimenti per insalate, salse e creme spalmabili.

Impiattare con eleganza

L’abitudine ci porta spesso a impiattare il cibo, compreso l’arrosto, mettendolo al centro del piatto, ma le ultime tendenze in fatto di arte culinaria dicono anche altro: a volte, infatti, basta decentrare la pietanza per creare un effetto sorpresa e dare un tocco giocoso alla vostra ricetta. Provate quindi a dividere mentalmente in tre parti un piatto piano e disponete in un angolo una fetta di arrosto guarnita con il suo sughetto e negli altri due spazi un contorno di patate al forno, ad esempio, e una buona crema d’accompagnamento, magari una piccante salsa chili. Infine abbellite il bordo del piatto con peperoncini rossi e rametti di rosmarino. In alternativa, potete disporre le fettine d’arrosto in modo circolare a partire dall’esterno del piatto verso l’interno, lasciando la parte centrale libera per il contorno, il sugo o la decorazione. Ricordate che con i secondi di carne, a maggior ragione, è molto importante giocare con i colori: la carne, infatti, spesso di colore marroncino, deve essere servita in un piatto chiaro anziché scuro, così da creare un contrasto cromatico. Se l’arrosto è di carne bianca, invece, per vivacizzarla occorrerà guarnire il piatto con altri elementi colorati: erba cipollina, un pizzico di pepe nero e una julienne di carote, ad esempio.