Prima l’uovo o ……

Il paradosso dell’uovo e della gallina può essere sintetizzato nella domanda: «È nato prima l’uovo o la gallina?», che chiarisce con esempi la difficoltà nella formulazione di spiegazioni semplici a questioni inerenti alla cosmogonia e l’origine della vita.L’illogicità del paradosso si basa sulla semplice constatazione comune che le galline depongono le uova: quindi l‘uovo non può esistere senza la gallina che l’ha deposto. Dalle stesse uova nascono altre galline, non possono perciò esistere galline senza l’uovo. Ripetendo il ragionamento all’infinito, si giunge all’impossibilità di stabilire chi possa aver avuto origine per primo tra l’uovo e la gallina, poiché nessuno dei due soggetti può esistere in assenza dell’altro. Per quanto a questa apparente illogicità la scienza abbia da lungo tempo trovato una risposta, il paradosso rimane ancora valido per alcune delle questioni più interessanti della biologia moderna, e che concernono i rapporti tra DNA e proteine  La frase, prima l’uovo o la gallina, divenuta famosa ed entrata nell’immaginario collettivo, viene anche utilizzata, come esempio di enigma logico o di ragionamento. La frase viene inoltre utilizzata per enfatizzare l’inutilità o la futilità di un discorso o di uno scambio di vedute, o in alternativa, l’incapacità di giungere a una conclusione concreta. Indipendentemente dalla diatriba l’uovo elemento meraviglioso ha un ruolo fondamentale nell’alimentazione e non solo….

Cosa si nasconde in un cucchiaio di miele

Decifrando le informazioni genetiche contenute nel miele, ricercatori hanno individuato tracce degli organismi che abitano il territorio in cui viene creato. Dentro un cucchiaino di miele si nasconde un mondo intero. Lo ha dimostrato un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna che, è riuscito ad isolare tracce non solo di piante e di api, ma anche di altri insetti, di diverse tipologie di funghi, e persino di virus e batteri. Una fotografia ampia e precisa della storia di quel miele, dal fiore fino all’alveare, e del ambiente in cui è nato. Il lavoro dei ricercatori mostra come, adoperando una metodologia costruita ad hoc, sia possibile estrarre dal DNA del miele importanti dati che consentono, ad esempio, di valutare lo stato di salute delle colonie di api, o anche di monitorare la presenza dei microrganismi responsabili di molte malattie delle piante. Per creare il miele, le api compiono un metodico e capillare lavoro di perlustrazione del territorio lungo un raggio che, partendo dall’alveare, può estendersi fino a dieci chilometri. E nel corso dei loro infiniti viaggi, raccogliendo nettare o melata dai fiori e dalle piante, finiscono per catturare anche tracce di molti altri organismi che abitano quel territorio. Per questo, il DNA contenuto nel miele è considerato un “DNA ambientale”, che contiene cioè al suo interno le impronte dei tanti protagonisti che in un modo o nell’altro vengono toccati dall’opera delle api. Questo patrimonio di informazioni è enormemente ricco e complesso. il miele è anche un alimento con molte proprietà benefiche: nel suo DNA ci sono tracce anche di questo. “Alcuni microrganismi che lasciano tracce nel miele cooperano alla formazione delle sue caratteristiche organolettiche e alle proprietà curative che vengono attribuite a questo alimento”, conclude Luca Fontanesi. “Alcuni lieviti di cui abbiamo trovato traccia nel miele analizzato, ad esempio, sono considerati produttori naturali di sostanze ad effetto antibiotico”.Addolcire la colazione o spalmarlo su una fetta di pane ogni giorno sarà un toccasana per la nostra salute

Fish and chip

Fish and chip, che pesci stiamo consumando? Non quelli che ci aspetteremmo, come merluzzo o platessa, bensì squali in via di estinzione. Questo hanno rivelato le analisi del DNA fatte dagli scienziati dell’Università di Exeter: campioni di squalo nei prodotti venduti nelle pescherie e nei negozi di del Regno Unito.La maggior parte dei campioni incriminati, etichettati con nomi generici, erano in realtà spinaroli, specie “minacciata” in Europa e considerata “vulnerabile” in tutto il mondo. A rivelarlo le analisi del Dna effettuate su 78 campioni di negozi specializzati e 39 prelevati da pescherie, per lo più nel sud dell’Inghilterra, dove questo piatto è un must dello street food. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Tra i pesci utilizzati anche il pesce martello, specie a rischio in tutto il mondo e soggetto a restrizioni internazionali per la vendita alimentare. Per questo i ricercatori hanno chiesto un’etichettatura degli alimenti più esatta, in modo che le persone sappiano quali specie stanno mangiando, sia per tutelare gli animali in questione, che per garantire la salute dei consumatori, “È quasi impossibile per i consumatori sapere cosa stanno acquistando”, ha detto l’ autrice Catherine Hobbs, dell’Università di Exeter. “Ci sono anche problemi di salute. Sapere quali specie si stanno acquistando potrebbe essere importante in termini di allergie, tossine, contenuto di mercurio e crescente ansia per le microplastiche nella catena alimentare marina. I nostri risultati dimostrano la necessità di un’etichettatura più accurata e accurata dei prodotti ittici”.Questo piatto tipico del Regno Unito, è molto diffuso anche in Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Canada e Stati Uniti. E, sempre di più, anche in Italia, dove l’accostamento pesce con patate è alla base di molte tradizioni culinarie locali