Il ritorno dalle vacanze

Bella cosa le vacanze, peccato il rientro. Come una filastrocca, nel mese d’agosto si levano lamenti da tutta Italia: sono gli ex turisti tornati al lavoro, che rimpiangono le giornate di viaggio, di mare di sole e di spiaggia. Ebbene: esiste un modo perché tutto questo non succeda, perché la sindrome da rientro non scatti, perché la vita sia, anche a fine agosto/inizio settembre un pochino migliore. Preparatevi un’altra vacanza: subito È molto probabile che, in ogni caso, la vacanza appena trascorsa non sia stata perfetta in ogni momento. Pioggia, malattie, inconvenienti vari ritardi, valigie smarrite, furti, litigi possono avere colpito i pochi, sacri, giorni di ferie. Meglio allora averne già un’altra in cantiere, anche solo per un weekend. Aiuta ad assorbire il trauma, impegna la mente in fantasticherie piacevoli, rende più produttivi, bisogna finire tutto il lavoro in tempo per la ripartenza. Cambiare routineTornare al lavoro significa sprofondare, come nelle spire di una piovra, nella routine che durante le vacanze si era interrotta. Le stesse abitudini, gli stessi percorsi, le stesse conversazioni. Le vacanze devono essere un momento di rottura, un’interruzione, ma anche fonte di ispirazione per tentare qualcosa di nuovo, di diverso. Un corso di pittura, un’iscrizione a una palestra, un nuovo modo di disporre degli orari. Approfittare dei cambiamenti imposti dalle ferie per modellare nuove vite è il modo migliore per non farsi incastrare di nuovo in quella precedente. Tornare dalla vacanza e poi, il giorno dopo, al lavoro? Anche no. Meglio prendersi un paio di giorni per riposarsi dalle ferie, rientrare in contatto con le cose che si erano lasciate, riempire il frigo e ricominciare. Si è pronti per tornare a lavorare, senza troppe lamentele Regali per amici e parenti vanno bene. Ma non ci si deve dimenticare di se stessi. Dalle vacanze è meglio tornare con qualcosa in mano, anche piccolo, anche simbolico, anche una conchiglia raccolta in riva al mare riposta nel portafoglio aiuterà a ricordare l’atmosfera appena finita.

Quando la coppia è in vacanza

«Ferie estive? Ormai le temo come il blackout dei computer il lunedì, », si sfoga Paola, 33 anni, imprenditrice. «Non c’è stato anno con Giulio, che non si sia scoppiati in liti furibonde nel clou della vacanza, e a rimuginare per il resto del tempo. Una volta perché si è persa una coincidenza aerea, un’altra perché il mare non si poteva raggiungere a piedi in dieci minuti, un’altra ancora perché c’era poco campo e ogni giorno si girovagava col cellulare. Confesso, arrivo al giorno del rientro con sollievo: finalmente a casa, fine delle discussioni». Quasi un malefico paradosso, la vacanza tanto sospirata, l’oasi  sognata nella traversata annuale del mare agitato da lavoro, figli, parenti, scadenze, si trasforma in una battaglia per la sopravvivenza non solo dell’agognato relax, ma della coppia in breve. Lo scenario di Paola è diventato un tale ritornello nei racconti post-ferie dell’ultima generazione turistica che il gruppo internazionale Club Med ha lanciato di recente una ricerca dal titolo significativo, “Guai in paradiso”, dove il serpente perfido, più che a peccare, è la tentazione a litigare. Sotto esame, infatti, non sono tanto le abitudini o i gusti delle coppie in vacanza, quanto i loro scontri – dove, come, quando e perché si scopriranno divisi e in lotta, anziché uniti e beati. Dato che, questo è il principio da cui si parte, in quei giorni, prima o poi, volenti o nolenti, litigheranno di sicuro. Piuttosto, però, quel che colpisce, leggendo i risultati, è quanto siano a prima vista insipidi i pomi della discordia: il ristorante della sera o il menù, la gita del giorno, la lettura della cartina sulla guida, il tempo per cambiarsi d’abito. Come se, più che di reali motivi, si trattasse di pretesti.«Sempre più spesso ascolto coppie che si lamentano di essere state in vacanza e aver litigato tutto il tempo», commenta Daniela Rossi, psicologa Ma non è certo la vacanza la causa di cui la lite è il sintomo. La questione sono le aspettative che, dopo un anno di stress sul lavoro, sui budget familiari, sui tempi e la gestione di casa e figli se ci sono, si riversano su questa pausa. Non si vede l’ora di fuggire ma, quando il momento arriva, si parte troppo stanchi, già tesi e con un carico di emozioni compresse eccessivo da smaltire.