I bulbi profumati per la cucina

I bulbi profumati che non possono mancare in cucina sono anche facili da coltivare nell’orto in giardino ma anche in casa. O, meglio, sul terrazzo. Coltivare aglio in vaso è possibile, e non è affatto difficile. La richiesta di attenzioni di questa pianta è bassa, ma la resa, e la soddisfazione al momento del raccolto, è tanta. Andrebbe piantato già a fine inverno, quindi affrettatevi perché potreste essere leggermente in ritardo: ecco come coltivare aglio in vaso, sulla terrazza Prima di tutto, ci sono molte varietà. Alcune producono un fiore, come ad esempio l’aglio rosso di Sulmona, il cui gambo è molto saporito, ma la sua crescita ‘risucchia’ troppe energie dal bulbo. E’ quindi preferibile scegliere un tipo di aglio che non fiorisce, oppure tagliare il fiore quando nasce. Dividete i bulbi, lasciando uno strato di buccia. Procuratevi del terriccio: l’aglio non ha grosse richieste, ma ama i terreni sabbiosi. Scegliete vasi ampi, quelli lunghi e stretti andranno benissimo, perché ogni bulbo andrà interrato a circa 10 centimetri dall’altro. Mettete dell’argilla espansa sulla base del vaso, quindi il terriccio, e fate un solco dove collocherete a dimora i bulbi distanziati. Attenzione, la parte che va sotto è quella piatta dello spicchio, mentre la punta deve stare all’insù. Ricoprite i bulbi con circa 2 centimetri di terra, lasciando l’apice del bulbo appena coperto, in modo che sporga facilmente dal suolo.Annaffiate con moderazione: l’aglio teme i ristagni idrici. Lasciate il vaso in una posizione soleggiata a seconda della varietà di bulbo potrebbe essere migliore la mezz’ombra. Nel tempo vedrete che l’apice fuoriuscito dal terreno diventa un fusto di foglie. I vostri bulbi saranno pronti da raccogliere quando le foglie si saranno seccate.

Il bubble tea

Qual è quella bevanda che ha le bolle, ma non è frizzante? Certamente gli appassionati di Oriente e gli instagrammers avranno indovinato. Stiamo parlando del Bubble Tea, una specialità di Taiwan che sta spopolando a Milano. È una bevanda particolarmente dolce composta da una base, che può essere di nero, verde, caffè, o latte, cui si uniscono aromi, sfere di tapioca, jelly e/o popping bubbles di vari gusti, che può essere bevuta sia calda, sia fredda.Mentre tè, caffè e latte li conosciamo già tutti, gli altri ingredienti sono piuttosto insoliti. La tapioca si ottiene dalla pianta di manioca, molto diffusa nel Sud America e si presenta in sfere che una volta cotte divengono lucide e gommose, dalla consistenza particolare e dal sapore neutro.Le popping bubbles invece sono delle sfere a base vegetale che vengono riempite con il succo di diversi frutti e che scoppiano in bocca diffondendo il loro sapore. Entrambe le sfere, quelle di tapioca e le popping, sono anche chiamate “boba”.Infine troviamo le jelly che, a differenza di quanto si possa pensare, non sono cubetti di gelatina che altrimenti si scioglierebbero in una bevanda calda, bensì sono a base di acqua di cocco, che viene aromatizzata per crearne di tanti sapori e colori, oltre a restare gradevolmente consistente sotto i denti.Come avrete capito, le combinazioni del bubble tea sono infinite ed è una bevanda gradevole tutto l’anno. In questo periodo, ad esempio si può bere del verde caldo con latte e menta, tapioca e jelly al tè verde, o ancora del latte caldo al taro, una radice di origine polinesiana che sa di biscotto, con la sola aggiunta delle sfere di tapioca.In estate invece le varianti sono molte di più, perché gli aromi alla frutta stanno benissimo con i tè freddi, e si può anche scegliere tra le tante popping bubbles che si scioglierebbero in un liquido caldo. Ovviamente nulla toglie che si possa bere del caffè freddo in inverno e del tè caldo in estate!Il bubble tea piace tantissimo anche agli utenti Instagram, perché è molto bello da vedere: colorato e con le palline nere di tapioca che spuntano sul fondo. Inoltre il bicchiere viene sigillato con una pellicola protettiva e per aprirlo bisognerà bucare la copertura con l’enorme cannuccia che deve permettere anche alle bubble di passare! proprio come per il famoso tè freddo che si beveva da bambini a merenda

Gli errori d’arredo che rendono la casa più piccola

Arredare la propria casa può essere difficile, anzitutto se non si hanno le idee chiare, ma può anche essere molto divertente. Bisogna però fare attenzione ad evitare dei comuni errori che potrebbero far sembrare la vostra casa più piccola di quello che è veramente. Scegliere lo stesso colore per ogni singola parte della stanza, dai tessuti, ai mobili, alle pareti renderà piatta visivamente la stanza, senza profondità. Quindi provate a variare con le fantasie dei cuscini, copriletto, o tende, ricordate però che mura e mobili non devono mai essere dello stesso colore. Evitare colori scuri sulle pareti una lista di errori a cui è meglio fare attenzione per non doversi ritrovare a pentirsi delle nostre scelte. I colori scuri non riflettono la luce e senz’altro la assorbono rendendo la stanza a prima vista più piccola di come è realmente. Scegliete colori chiari che renderanno più luminosa la stanza e più fresca. Se proprio non potete rinunciare ai colori scuri confinateli ad una sola parete.Non è vero che allineare tutti i mobili alle pareti creerà spazi più grandi. Al contrario il grande spazio al centro renderà la stanza più piccola. Dove è possibile cercate di scostare i mobili dal muro, riempiendo lo spazio in modo accogliente. Se non potete farlo anche pochi centimetri basteranno per creare un’illusione ottica di maggiore distanza. Un’idea è quello di posizionare su mensole e mobili decorazioni stagionali in modo da far ruotare gli oggetti in esposizione, invece che averli tutti in bella mostra contemporaneamente. Quello che vale per gli oggetti vale anche per i mobili. Troppi mobili renderanno anche la stanza più grande piccola e soffocante. Eliminate il superfluo magari spostandolo in un’altra stanza o in garage. La luminosità è molto importante per ingrandire gli spazi. Un solo lampadario posto al centro che fornisce un’unica fonte di luce centrale, crea zone d’ombra rendendo l’ambiente più piccolo. Usate più lampade distribuite nella stanza così che la luce arrivi dappertutto.

Apre la “scarpetta”

Con le mani nel piatto. Per non lasciare nulla ma proprio nulla di intentato. O meglio di non mangiato. È la filosofia della scarpetta, anti spreco e soprattutto tanto, tanto amata da chi la tavola vuole assaporarla a pieno. Chi non fa la scarpetta a fine pasto gode solo a metà!!  Così  la “Prima Scarpetteria di Roma” ha già un grandissimo successo fra le aspettative di tutti che già si leccano non solo i baffi. Ma soprattutto le dita. Lo potranno fare all’interno di Shine On nel cuore del quartiere Ostiense e poco distante da Testaccio. E sarà il trionfo di salse e sughetti che disdegneranno forchette, cucchiai e coltelli e si faranno accarezzare solo da tocchi di pane con cui verranno inzuppate di gusto senza freni.  Un menù tutto da scoprire  Nel menù che si intitola “Cibo che nutre l’anima” ci si può inoltrare  in un vero e proprio viaggio nel piacere tattile. Si legge: «I piatti sono da scarpettare con il cestino di pani caldi» e poi giù una sfilza di proposte: dal ragù alla Picchiapó alle salse all’amatriciana, alla boscaiola, ai formaggi. E ancora: i sughi all’ortolana con stracciatella di burrata e di salmone selvaggio affumicato oltre al polpo verace con olive di Gaeta. Non manca neanche la scarpetta dolce: una fonduta di cioccolato nero o bianco da mangiare con le lingue di gatto o le zoccolette. Insomma anche solo a parlarne viene fame. E non importa se il definirsi la «Prima scarpetteria» della Capitale forse è esagerato, altre realtà della ristorazione capitolina propongono in parte questa formula. Ciò che conta è riscoprire la cucina italiana in tutti i modi e maniere, letteralmente. Questa colorita usanza, del resto, appartiene alla nostra tradizione da sempre.  L’espressione «Fare la scarpetta» si fa risalire a più di un’origine. La prima indica una metafora che mette a paragone il pane che passa sul piatto alla scarpa che si indossa e mentre cammina raccoglie tutto quel che trova. La seconda riprende il termine «scarsetta», cioè scarsità, povertà, che fa sì che si pulisca ben bene il piatto. Ce n’è anche una terza che chiama ancora una volta in causa la calzatura che sembra concretizzarsi insieme alla gamba quando con il dito si spinge il pezzetto di pane per raccogliere il sugo. E il Galateo? Non la proibisce in toto, ma la riserva soltanto alle occasioni informali. E se proprio la si vuol fare raccomanda almeno l’uso della forchetta. Ma, verrebbe da dire, senza il gusto delle mani che gusto c’è?

Errori….in frigo

Non solo in estate, ma in qualsiasi periodo dell’anno si possono commettere errori clamorosi nella conservazione dei cibi. Sicuramente con il caldo il deterioramento di alcuni prodotti è più rapido. Dunque il frigorifero diventa un elettrodomestico ancora più indispensabile del solito. Oltre a regalarci fresche bevande, ci consente infatti di conservare alcuni alimenti che, a temperatura ambiente, andrebbero subito a male. Ci sono tuttavia due errori clamorosi che spesso si commettono. Sbagliare il posizionamento di alcuni prodotti nel frigo; tenere in frigo alimenti che andrebbero conservati fuori e viceversa. Avevamo spiegato che determinati alimenti vanno posti in aree ben precise del frigorifero, questo per evitare che possano danneggiarsi con il giaccio o con gli sbalzi di temperatura. Facile sbagliare, ad esempio, con le uova, visto che molti frigoriferi pongono l’apposito contenitore sul portellone. Niente di peggio, poiché il portellone è l’area più calda del frigo, a causa dell’apertura. Qui andrebbero posti, dunque, gli alimenti che non temono i cambi di temperatura, come le bevande, i barattoli delle marmellate, i prodotti sott’olio. Le uova vanno invece conservate in uno dei ripiani interni. La frutta e la verdura vanno poste nel cestello, per evitare che entrino in contatto con il fondo del frigorifero, rovinandosi. Molti tengono il vino rosso, una volta aperto, fuori dal frigorifero. Gli esperti raccomandano invece di conservarlo all’interno, poiché la bassa temperatura ne rallenta l’ossidazione. Alcuni pensano che non sia necessario, ma il ketchup va tenuto in frigo. Così come la maionese, il burro, le mele e l’uva.Nel campo della frutta e verdura, cetrioli, pomodori e banane non andrebbero mai conservati in frigo. Meglio la temperatura ambiente, potendo meglio in un luogo fresco e asciutto. Stessa cosa per il cioccolato, che in frigo assorbe gli odori dei cibi e, con l’umidità, può persino scolorirsi, diventare duro ed insapore. Si può fare invece un’eccezione con le banane ormai troppo mature, per conservarle qualche giorno in più. Anche il pane non va mai tenuto in frigo. Al massimo, dopo due, tre giorni dall’apertura, può essere congelato. No al frigo, infine, anche per il burro di arachidi e la salsa di soia: anche aperti possono essere tenuti nella dispensa fino a scadenza.

Perché ci si innamora?

Domanda grandiosa, questa. Difficile dire perché ci si innamori. Sostanzialmente si potrebbe dire che l’amore si desidera e lo si desidera perché rende soddisfatti di se stessi, nel modo più completo ed emozionante, rende sicuri e anzitutto ci fa sentire importanti e desiderabili per una persona: tutte qualità sicuramente molto rilevanti per il benessere psicofisico di un essere umano. Invece, come la persona ama nasce dalla sua storia, dalle sue debolezze, dai suoi ricordi, dalle sue ferite. Nasce dal suo equilibrio psicologico, ma anche dall’educazione che ha ricevuto, dall’ambiente in cui vive e che lo circonda, dal sapere in cui è immerso e forse da quelli che sono i suoi bisogni d’amore in quel determinato istante della sua vita.L’Amore, del resto, non è innato e primario, è un’esperienza che piuttosto si acquisisce nella vita individuale successiva come dato dell’esperienza che la persona affronta dal momento in cui si differenzia dal gruppo comune e acquisisce coscienza della sua individualità. L’amore, dunque, nasce dentro di noi e si sviluppa in noi nella misura in cui gli doniamo questa possibilità. Non è un impulso improvviso che esplode all’improvviso e di cui si perde il controllo. Se così fosse, sarebbe lecito pensare che l’amore sia qualcosa di meramente pericoloso, di cui preoccuparsi e da cui tenersi lontano. Ma questo non è Amore. Osservando in profondità si potrebbe scoprire un filo comune che senza rendersi conto fa da motore all’innamoramento, come ad esempio la ricerca della bellezza, dell’impulso dell’intelligenza, della sicurezza, del bisogno di protezione. Spesse volte ci si sente attratti da qualcuno piuttosto che da un altro perché in lui/lei percepiamo qualcosa che in noi è presente magari solo in forma embrionale, oppure ci ricorda qualcosa di piacevole del nostro passato, o qualcosa di noi che desidereremo d’ avere o d’essere. Alle volte possiamo essere mossi dal desiderio di scoprire per esempio quanto l’altro assomigli a noi e fino a che punto possiamo in lui rispecchiarci, gettando, sovente, sull’altro tutti i nostri desideri. Ci si innamora, tendenzialmente, di persone simili o di altre totalmente diverse ma, in qualche modo, complementari a noi.

La spesa di aprile

La spesa di aprile ci regala un’anteprima di colore, in sintonia con l’arrivo della bella stagione. Il clima tiepido e mite di questo mese, con alti e bassi di caldo e freddo, contribuisce alla nascita e crescita dei primi germogli. Gli alberi si riempono di gemme e nei campi arrivano le prime prelibatezze. L’asparago ne è un esempio, dal sapore leggermente amarognolo ma gustoso, è facile da cucinare. Ottima anche la variante selvatica, ideale da servire nella versione frittata ricca. Oltre a svolgere un ruolo splendidamente drenante per i reni, ovviamente senza eccedere nella consumazione. Gli asparagi freschi si riconoscono perchè al tocco, anzichè piegarsi, si spezzano. Tra le golosità della spesa di aprile possiamo trovare: la barbabietola che è ricca di sali minerali. Ottima per chi è nervoso, ma non adatta per i diabetici. Poi il sedano rapa che contiene un carico di vitamine, ferro, calcio, fosforo, potassio e magnesio. Inoltre il cesto della spesa è ricco di rabarbaro, ottimo lassativo naturale, e di cicoria, che è ideale per depurare il sangue, come anti anemico e tonico digestivo. E poi bietola, barba di frate e ancora aglio, broccolo, carciofo, cavolo, cipollotti, coste, erbe di campo, erbette, fava, lattuga, piselli, rafano, rapa, ravanello, rucola, scalogno, sedano, spinaci, tarassaco e valerianella. Per il cesto della frutta è ancora tempo per le arance, le mele, pompelmi ottimi drenanti naturali insieme alle pere e ai kiwi. Ma a fine mese faranno la loro comparsa le prime e succose fragole. All’acquisto dovranno risultare sode e di colore uniforme, la presenza di striature bianche o verdi conferma che sono ancora acerbe. Frutto ricco di  zuccheri si possono consumare in svariati modi, l’ideale è al naturale o con l’aggiunta di un succo di arancio e limone senza zuccheri o con del vino rosso

Wine&food a Vinitaly

Se il business è in fiera, per gli amanti del vino da domani e fino a lunedì 16 aprile c’è il fuori salone Vinitaly and the City, nelle piazze del centro storico di Verona. Un insieme di eventi che unisce degustazioni wine&food, a musica, letteratura, poesia, spettacoli e incontri in compagnia di grandi ospiti che raccontano il mondo del vino attraverso la storia, l’arte e il giornalismo. Quattro giorni alla scoperta dei sapori  e delle tradizioni delle regioni d’Italia, fino all’esperienza internazionale dello champagne. Un vero e proprio viaggio con tanto di “wine passport” che viene timbrato ad ogni tappa. Il percorso inizia con lo champagne che incontra la cucina gourmet in versione street food. Si prosegue lungo Regaste San Zeno, sulle le tracce delle opere di Shakespeare ambientate in città. In piazza San Zeno, degustazioni di vini e piatti della miglior cucina dell’Emilia Romagna, mentre alla fontana dell’Arsenale si respira l’atmosfera della Sicilia e in Lungadige San Giorgio quella della Campania. In piazza delle Erbe, poi, la Torre dei Lamberti offre la prospettiva di una degustazione a 80 metri di altezza, con vista panoramica su Verona.Tra le novità 2018, la Digital Room nella Loggia di Fra’ Giocondo, punto di incontro di influencer e blogger del vino, con la possibilità di unirsi al street food  team di Vinitaly and the City

 

 

Il sapone fatto in casa

Cacao, caffè, calendula, albicocca e, perché no, anche l’olio di frittura esausto. Sono solo alcuni degli ingredienti naturali adoperabili per produrre saponette fai da te che fanno bene alla pelle, all’ambiente e al pianeta.Perché i saponi naturali fanno bene alla pelle?Negli ultimi vent’anni, i dermatologi si sono trovati 
ad affrontare una notevole crescita di dermatiti da contatto che comportano irritazione, desquamazione, pruriti, bruciori o eritemi. Fra i vari sospetti responsabili
 citano anche i saponi, i detersivi…, dicono due esperti del settore E aggiungono: È dunque fondamentale utilizzare saponi non troppo aggressivi che non sgrassino in profondità la pelle e che rilascino, durante l’azione lavante, sostanze emollienti e idratanti, caratteristica quest’ultima tipica dei saponi naturali. Saponi che si possono realizzare anche in casa con il metodo a freddo e a caldo, i trucchi e le soluzioni agli eventuali intoppi incontrati durante la lavorazione per produrre saponi, saponette, shampoo solido, sapone in crema Fare il sapone in casa è per certi versi una scelta analoga al prepararsi da mangiare. Questo perché anche i detergenti e i cosmetici, come accade per gli alimenti, vengono assorbiti dall’organismo seppure attraverso l’epidermide. E così come oggi si preferisce sempre di più alla preparazione domestica l’acquisto di cibi precotti o surgelati, allo stesso modo si è perduta l’abitudine a preparare in casa saponi e cosmetici. Esistono però delle specifiche guide che insegnano come farsi del sapone in casa da soli

 

La Dionaea muscipula

La Dionaea muscipula è conosciuta soprattutto come pianta carnivora ed è la più nota in assoluta. Prima di tutto perché la coltivazione è semplice, si può tenere facilmente in casa e piace tantissimo ai bambini. Si può comprare spesso anche nei supermercati, ma per essere sicuri di portare a casa una pianta sana e in buon condizioni andate in un vivaio o da un fiorista di fiducia. Di che cosa ha bisogno? Deve essere ben illuminata. È perfetta per essere tenuta all’aperto. Si consiglia quindi di collocare il vaso vicino a una finestra affinché ci sia una luce diretta per tutta la giornata. Un altro luogo adatto è un davanzale ben soleggiato. È importante fare attenzione alle correnti: la dionaea muscipula deve essere tenuta al riparo dall’aria. Se avete deciso che la vostra pianta carnivora deve essere coltivata in vaso, ricordate di utilizzare dei vasi di ampie dimensioni. Si consiglia quindi di travasarla, in primavera, affinchè non soffra. Si tratta di un’operazione abbastanza delicata, perché le radici potrebbero venir deteriorate. È poi importante rendere il terriccio acido al punto giusto, quindi usate torba di sfagno e associate anche della sabbia non calcarea per trattenere i liquidi. Il terreno deve sempre essere ben bagnato. La Dionaea muscipula soffre tantissimo la mancanza di acqua, così come non vuole alcun fertilizzante. Che cosa mangia? Si ha l’idea che una pianta carnivora debba essere nutrita con qualche esca, niente di più sbagliato. La pianta sopravvive anche senza l’ingestione inutile di insetti. Ci penserà da sola.