Stare da soli fa bene

Le relazioni sociali sono indispensabili. Ma a volte spendiamo così tante energie nel farle funzionare che dimentichiamo il valore della solitudine. Intesa non come condizione di vita, ma come spazio di relax, di utopia, di separazione dalle dinamiche sociali. Secondo uno studio di recente pubblicazione, condotto da un team di ricerca dell’Università di Rochester, stare soli fa bene. 15 minuti al giorno di solitudine sono sufficienti ad abbassare notevolmente i livelli di stress, ansia, nervosismo .Le emozioni negative si riducono quando ci si prende almeno un quarto d’ora per stare da soli quando ci si sdraia su un lettino a guardare il cielo in giardino, o ci lasciamo dondolare da una amaca, Sono i risultati degli esperimenti, come soggetti sono stati presi studenti ai quali, durante diverse fasi e tipologie di test, veniva chiesto di riportare diversi tipi di emozione provati durante i momenti di solitudine. Incrociando i dati, i ricercatori hanno notato i picchi emotivi, specialmente quelli negativi, scendevano. Meno paure, ansie, nervosismi.  Piuttosto, le emozioni riscontrate facevano parte di una sorta di ‘neutralità’. Sensazione di rilassamento, calma, ma anche noia. Durante alcuni test, ai partecipanti veniva chiesto di pensare a ciò che desideravano, mentre altre volte dovevano riflettere su temi stabiliti positivi, negativi e neutrali. Quando era permesso di pensare a ciò che si voleva le emozioni diventavano soprattutto di serenità e tranquillità. Tuttavia, se stare soli diventa una condizione che si ripete, tutti i giorni, per molto tempo, gli effetti benefici tendono a ridursi. Insomma stare soli, per brevi periodi, tutti i giorni, può fare bene a chi tende ad accumulare stress, rabbia, nervosismo. Ma i benefici sembrano dipendere da quanto la solitudine sia una scelta individuale.

Desiderare qualcosa di impossibile…

Quante volte nella vita si desidera qualcosa di impossibile? Che sia un uomo/donna, un lavoro, un oggetto, una casa capita di far cadere l’occhio proprio là dove non dovrebbe. Quando qualcosa o qualcuno è fuori portata, spesso, si tende a desiderarla/o ancora di più. La cosa si fa difficile quando ci sono in ballo emozioni e sentimenti. Il gioco a volte non vale la candela. Il rischio è quello di bruciarsi, o di essere vittime di breadcrumbing. Mai raccogliere le briciole.Può capitare di imbattersi in persone che, all’inizio, sembravano amorevoli ma poi hanno cominciato ad allontanarsi e, invece che lasciarli andare, si è maturato un forte legame che ha portato ad assumere un atteggiamento ossessivo fatto di incessanti messaggi e chiamate. E’ così che vanno le cose, più le persone si allontanano, più si inseguono finché alla fine non se ne vanno per sempre.Al illuminare d’immenso sull’argomento è stata Erika Ettin. A suo avviso, generalmente, si tende ad attribuire più valore alle persone che sono impegnate. Meno qualcuno ci risponde o ricambia i propri gesti, più è il valore percepito che l’inseguitore attribuisce a questa persona Sono ovviamente popolari, quindi qualcosa di primitivo nel nostro cervello può farci pensare che sono più preziosi di quello che realmente sono. Secondo Ettin, dunque, spesso si tende a dare più valore all’altra persona piuttosto che a se stessi. Il nostro cervello ama l’imprevedibilità perché comporta stimoli ed emozioni superiori a quelli derivanti da eventi prevedibili Spesso, infatti, si tendono a raccogliere le briciole, fenomeno, molto diffuso sui social, che vede un soggetto inviare messaggi, frasi etc. in modo isolato illudendo la persona che è dall’altra parte che non aspetta altro che un segnale, un gesto o una dimostrazione di affetto. Questa tipologia di persone mostra interesse, ma è solo apparenza perché, in realtà, non ha alcuna intenzione di iniziare una relazione vera e propria. “Quando ha intenzione di mandare un messaggio? Non ho sue notizie da tre giorni, e so che è tornata/o dal suo viaggio”. Non è il caso di porsi questi quesiti. La caccia può risultare sì eccitante e la nostra vanità può spingerci a continuare a inseguire qualcuno ma a che prezzo? Secondo l’esperta, dunque, sarebbe meglio lasciar perdere, mettere un punto e dedicare più tempo ed energie a se stessi.

Latte di scarafaggio

Tutti ne parlano. I superfood, ovvero alimenti dalle particolari caratteristiche nutrizionali, sempre più fanno parte della nostra vita. E, ovviamente, della nostra alimentazione. Dopo i semi di chia, quelli di lino e il succo di açai, a far parlare di sé è il latte di scarafaggio. Avete capito bene. La notizia potrebbe far arricciare il naso. A primo impatto, infatti, la proposta non risulta proprio così invitante. E tanto meno appetitosa. In realtà questa bevanda non sarebbe così disgustosa come potrebbe sembrare. Stando a quanto riporta una famosa rivista, a mettere in evidenza le proprietà nutrizionali sono stati i ricercatori di Bangalore. A loro avviso questo latte, rispetto a quello di mucca, sarebbe tre volte più nutriente. E non solo. Mostrerebbe anche una concentrazione calorica elevata. Dato l’animale in questione, la domanda da porsi è una: come si ottiene? Ovviamente non è possibile mungere uno scarafaggio. La cosa curiosa è che questa particolare specie, Diploptera Punctata, non depone le uova bensì partorisce proprio come gli esseri umani. I piccoli sarebbero poi alimentati dalla mamma tramite un liquido lattiginoso, ricco di proteine, grassi e zuccheri secreto in forma di cristalli. Potrebbe dunque essere la soluzione vincente per tutti coloro che sono soliti combattere con l’allergia al latte vaccino o con l’intolleranza al lattosio. Commercializzare questo prodotto potrebbe risultare una follia. Sarebbero infatti necessari 1.000 scarafaggi per realizzare 100 millilitri di latte. Questo insetto è una specie rara originaria del Pacifico che vive solo in realtà come Australia, Myanmar, Cina, Fiji, Hawaii e India. L’unico modo per recuperarli sarebbe aprirli. Onde evitare di ricorrere a un metodo così barbaro, in alternativa, si potrebbe isolare il gene della proteina. Proprio così, in questo modo verrebbe prodotto in laboratorio avvalendosi di vasche microbiologiche. Non resta dunque che armarsi di pazienza e verificare se realmente, prima o poi, troveremo questa bevanda tra gli scaffali del supermercato.

La libertà ravviva l’amore

Siamo esseri umani che fanno parte di una società che non abbiamo scelto, una società in cui le canzoni raccontano dell’amore tra due persone, di quanto si ha bisogno l’uno dell’altra in un rapporto di coppia e dell’amore di stare insieme. Nei cartoni animati i principi salvano le principesse dai draghi perché diventino le loro regine, come se fosse doveroso che i due diventino una cosa sola. Ma dove si colloca la libertà, l’indipendenza, i progetti individuali? Si può possedere una casa, un telefono, un computer o anche un animale domestico, ma non una persona. L’essere umano appartiene a se stesso, all’universo e alle sue esperienze. Come sopravvivere alle relazioni “romantiche” Negli ultimi duecento anni, si è diffuso un concetto romantico dell’amore, quello di completarsi, di essere una cosa sola e di rendere unico ogni giorno dell’altra persona solo per il fatto di averla accanto. Conosciamo una persona e sembra tutto meraviglioso, i primi mesi è tutto nuovo, ogni gesto, ogni parola, ogni luogo. Non vogliamo separarci da questa persona per nessuna ragione al mondo, iniziamo a creare una dinamica a due, quando prima eravamo solo noi. È meraviglioso, ma il tempo passa e le dinamiche corrono il pericolo di diventare necessità, in modo tale che tutto ciò che facciamo senza il partner venga compreso come egoismo. Ed è qui che sta l’errore. Dobbiamo essere sufficientemente razionali nell’irrazionalità dell’amore per non perdere la nostra libertà, per essere consapevoli che le attività individuali, gli stessi amici e i momenti di solitudine non sono altro che l’aria che serve alla cometa dell’amore per volare più in alto possibile.

Ti voglio bene…ditelo tutti i giorni

È piuttosto singolare e curioso che a pronunciare la frase “Disegna, dipingi ed esprimi ciò che ti piace” sia stato un pittore francese molto timido e riservato come Pierre Bonnard. Che un uomo celebre per la sua sensibilità e sobrietà consigliasse di non lasciar passare un solo giorno senza esprimere le emozioni e i sentimenti, senza rivolgere un ti voglio bene alle persone che più amiamo o vogliamo bene, è davvero fantastico. Se le persone più timide e riservate sono capaci di osservare la bellezza, capirla ed esprimerla dando prova di un’enorme sensibilità, chiunque potrebbe dire ti voglio bene a coloro che meritano il loro affetto e la loro amicizia. Lasciar fluire emozioni e sentimenti non è soltanto un buon comportamento, è anche essenziale. Non bisogna credere che sbandierare le proprie emozioni sia negativo, anzi si tratta di  un’abitudine che protegge la salute mentale e fisica. Secondo la Società Spagnola di Neurologia, fino a un 10% della popolazione in tutto il mondo soffre di alessitimia, dunque è evidente che si tratta di un problema che colpisce un buon numero di persone, molte delle quali potrebbero essere prossime a noi.Per poter riconoscere le persone affette da questa malattia, dobbiamo fare attenzione alla loro capacità empatica o espressiva. Il cervello permette a noi esseri umani di provare amore, allegria o paura e ci permette di relazionare i sentimenti e le emozioni con le parole. Una funzione mentale che va oltre il condizionamento sociale, che può essere, in realtà, una necessità. Secondo il dottor Duque, , “l’incapacità di riconoscere e verbalizzare emozioni e sentimenti è provocata da un’interruzione della connessione tra strutture cerebrali”.È evidente che esprimere emozioni, mostrare sentimenti o dire un ti voglio bene o ti amo non è solo  bello e piacevole, è anche una necessità psicologica che migliora la salute mentale e fisica.

Inizia la giornata con il piede giusto

Iniziare con il piede giusto è fondamentale: la colazione è la prima iniezione di energia, dalla quale dipende il periodo più produttivo della giornata. Farla bene è importante, salutare e migliora tutte le nostre prestazioni, da quelle lavorative a quelle personali. E’ importante non saltarla mai: piuttosto fatela  leggera, ma date un po’ di carburante al fisico. Preferite la colazione a casa e dedicatele almeno 5 minuti, seduti possibilmente se ci riuscite difronte a una tavola ben apparecchiata con tanto di tazze zuccheriere succhi ecc.. Non limitate la colazione al caffè e inserite sempre un alimento solido, dolce o salato ricordate che  la mattina è il momento migliore per consumare la frutta, meglio se di stagione. Preferite la frutta cruda in estate e la frutta cotta mela, pera in inverno Variate il tema della colazione: il top sarebbe alternare dolce e salato Preferite i cereali integrali e affiancateli a proteine: uova, frutta secca, latte, formaggio o addirittura legumi, se affini ai vostri gusti di mattina Se siete pigri oppure avete sempre i minuti contati, preparatevi il necessario per la colazione la sera prima, per ottimizzare i tempi e non rischiare di saltarla. Sedetevi e prima di mangiare, sorridete: approcciarsi alla colazione e alla giornata con un atteggiamento positivo e disteso è importante, vi farà affrontare la giornata in modo sereno e rilassato

Il gelato arriva nel mondo del salato

Ai gamberi, alla maionese, al pesto genovese, al pomodoro e basilico, al formaggio alla senape. E’ scoppiata l’estate e arrivano immancabili le scuole dedicate, cooking-show e manifestazioni, ma anche singole gelaterie che presentano vaschette di gelato dai gusti anticonformisti. Ai gamberi & lime sulla zuppa thailandese, ai capperi sul tonno, alla senape sull’hamburger di asina: se ne assaggeranno di originali e stravaganti. Perché il gelato, dopo essersi imposto come prodotto anche d’inverno sorpassando le abitudini stagionali, ora ha superato anche un altro confine: quello tra dolce e salato.Nelle gelaterie e nei ristoranti spuntano gusti prima impossibili  prodotti con verdure, carni, pesci, formaggi ripescando un’idea meno nuova di quanto si possa credere. Infatti già negli anni ’60 Matteo Napoli, fondatore della “Gelateria Matteo” era noto per i suoi “gusti strani”: baccalà, pasta e fagioli, broccoli, cipolla e patate. E il collega Enzo Vannozzi nella storica gelateria di Viareggio aveva dato il via a una serie di creazioni golose, come il gusto ai petali di rose o agli zucchini, per citarne alcuni tra i cavalli di battaglia che gli valsero gli Oscar della Gelateria Negli ultimi anni l’interesse per gusti gastronomici è sempre più forte, anzitutto perché il gelato entra ormai nei menu dei ristoranti, superando un altro confine: quello tra street food e cibo da mangiare agevolmente a tavola, un sorbetto di fragola e peperone rosso alla salsa Worcestershire, molto eclettico perché buono da solo ma anche perfetto con una catalana di crostacei, un crudo di gamberi, o magari a cubetti in un cocktail Ecco ancora, allora l’hamburger di asina con formaggio piacentino, maionese d’acciuga e sorbetto di senape; il Pad Thai con sorbetto di lime e gamberi; il cous cous di pesce del Mediterraneo e sorbetto al pomodoro e basilico; la Focaccia di farina di grani antichi con tonno fresco del mediterraneo, crema di avocado e sorbetto di capperi di Pantelleria. Provare per credere!

 

Arredare l’esterno con stile

Le tipologie di sedie all’aperto più usate per arredare terrazzi e giardini sono le classiche ‘regista’, le impilabili e le pieghevoli. La sedia a dondolo, una versione più compatta della poltrona stile western ideale sotto il portico, è compagna ideale per una pausa relax all’aperto anche quando lo spazio è contenuto.L’estate in versione più affascinante ha come parola chiave arte dell’intreccio. Corde in nuovi materiali sintetici vengono intrecciate secondo lo schema grafico di trama, materico e creativo. C’è perfino chi si rifà alla tradizione del tombolo per confezionare sedute che sembrano pezzi unici. Il traforo ha anche il pregio di ridurre l’impatto visivo delle sedie da giardino. Effetto che si ottiene anche con una struttura a listelli di legno o di metallo per avere un impatto visivo. Il risultato in ogni caso sarà di leggerezza quando le sedie si sistemano sul terrazzo e sono visibili oltre la vetrata del soggiorno. E aggiungendo cuscini, le sedie possono essere usate anche all’interno per la sala da pranzo durante i mesi più freddi. Nella scelta della sedia è bene optare per modelli coordinati ai tavoli soprattutto per una questione di altezza corretta del piano rispetto alla seduta. Ma anche di proporzioni e materiali già pensati e equilibrati. In molti casi sono previsti anche sgabelli per una zona conviviale attorno a una cucina in acciaio da esterni, oppure divani a due posti, veri e propri jolly per organizzare un’area ‘da conversazione’. Chi invece non teme di osare, può abbinare a un tavolo sedie una diversa dall’altra.

Cosa significa “Amare”

Amore. La parola più usata e abusata Canzoni, libri, poesie sono piene della parola amore. Ma cosa vuol dire essere innamorati? In una società in cui la parola amore è a dir poco inflazionata, e spesso usata a sproposito, capirne il vero senso è importante per vivere con felicità le relazioni e farle durare di più. Potremmo affermare che amare significa accettare la persona che amiamo così com’è, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Tuttavia anche questa definizione è discussa.Amare significa scegliere: scegliere una persona, decidere di stare con lei rinunciando agli altri, accettando i suoi difetti e standogli vicino nei momenti di gioia e in quelli di dolore o di difficoltà. Forse in molti conoscono la sensazione che da l’amore, anche se poi spiegarlo a parole diventa davvero difficile. Eppure la frase “cosa significa amare” è molto cercata sui motori di ricerca di internet. Il significato dell’amore dipende senz’altro molto da chi siamo, dal nostro passato, dai tempi in cui viviamo e dalle nostre paure. Cosa significa amare se non desiderare che l’altro sia felice? Ma per felicità non si intende soddisfare tutti i suoi capricci, né entusiasmarlo con gesti o regali eclatanti. Rendere felice qualcuno significa essergli fedele, supportarlo nei periodi difficili, rispettare le sue idee anche quando sono diverse dalle nostre. Rendere felice qualcuno vuol dire cercare sempre di costruire dei ponti e mai dei muri. Quando ami davvero, il sacrificio diventa quasi un piacere. Se è utile lo si fa con il sorriso, anche se ci costa fatica. Se ami qualcuno vuoi passare quanto più tempo ti è possibile in sua compagnia e non sentila necessità di evadere con gli amici o per conto tuo. Lo stare insieme deve essere una scelta condivisa, non un obbligo … e costringere qualcuno ad amarci, beh, è impossibile! Quindi amare, a volte, può voler dire rinunciare a chi amiamo, se questa persona non ci ama a sua volta.

 

Arriva Pepper X, il peperoncino più piccante del mondo

È due volte più potente del Carolina Reaper ed è il risultato di 10 anni di lavoro. È stato usato come ingrediente di una salsa, che è andata esaurito in due minutiSi chiama «Pepper X», ed è il peperoncino più piccante del mondo. È stato appena presentato da «Smoking» Ed Curry, che ci ha lavorato per dieci anni. Aveva già creato il Carolina Reaper, che raggiunge 1,6 milioni di unità di calore o SHU (l’unità di misura della scala Scoville, che misura quante diluizioni di estratto di peperoncino disciolto in acqua e zucchero sono necessarie per non avvertire più il senso di bruciore). E che era stato superato dal Dragon’s Breat, il cui nome, «fiato di drago», è già un programma: con 2,48 milioni di unità di calore, era il più hot del mondo. Ma adesso il Pepper X lo ha spodestato, con i suoi 3,18 milioni di SHU: questo significa che, per eliminare il suo bruciore, servirebbero più di tre milioni di diluizioni.Per capire di che cosa stiamo parlando, basta pensare che i Jalapenos misurano tra le 10 e le 20 mila unità Scoville. È chiaramente impossibile pensare di utilizzare il Pepper X per insaporire un piatto: il suo creatore lo ha candidato al Guinness dei Primati, e la conferma della vincita arriverà a novembre. Però il super peperoncino è già diventato l’ingrediente di una salsa, The Last Dab, risultato della collaborazione tra Ed Curry e il sito First We Feast. Ed è già esaurito : le prime mille bottiglie sono state vendute in due minuti