Volete mangiare un ortaggio gustoso, profumato e salutare? Le crocifere sono quello che fa per voi!Le crocifere, il cui nome deriva dalla forma a croce delle quattro foglie, sono una famiglia vegetale che racchiude tutti i tipi di cavolo. Questi alimenti sono sempre presenti nelle vostre tavole: broccoli, cavolfiori, rape, ravanelli, rucola solo per riportarne alcune sono verdure che proponete e gustate in tutti i periodi dell’anno.Tuttavia, la natura mette a disposizione questi vegetali anzitutto nel periodo invernale, proprio per consentirvi di sfruttare a pieno la loro ricchezza nutrizionale. Le proprietà benefiche di questi ortaggi, infatti, rappresentano un toccasana ideale per prevenire i malanni di stagione e per rafforzare il vostro sistema immunitario. Benché ogni crocifera abbia le sue peculiarità, tutti gli ortaggi di questa famiglia sono accomunati da un importante quantitativo di vitamine, minerali, fibre, acido folico e potassio. Insomma, se volete fare il pieno di benefici per combattere al meglio l’inverno, queste verdure saranno uno dei vostri alleati più preziosi! Le loro proprietà specifiche di ogni crocifera.Il cavolfiore. Contiene molti sali di bromo e assolve funzioni rilassanti e sedative. Ortaggio molto utile se soffrite di insonnia.Il broccolo. Il suo componente principale è lo iodio, un sale minerale che stimola e regola l’attività metabolica generale.Verza. È ricca di vitamine, sali minerali e soprattutto fibre, che la rendono una valida alleata nel caso soffriste di stitichezza. Rapa. Ha importanti proprietà antiossidanti, essendo ricca di flavonoidi. Questi composti compiono un ruolo importante nella prevenzione del cancro e delle malattie cardiovascolari. Rucola. Un ortaggio con ottimi quantitativi di calcio, un minerale costituente di ossa e denti, essenziale per la salute del cuore e dell’apparato
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Chi si somiglia si piglia….?
Alcune recenti ricerche scientifiche sui rapporti di coppia hanno rivelato un modello chiaro: per una relazione felice e duratura è importante assomigliare al proprio partner. Gli scienziati hanno dimostrato che le persone non stringono amicizie o relazioni con persone che non hanno gli stessi valori, punti di vista e pregiudizi. Pertanto, i partner simili sono più felici: per molto tempo gli psicologi e altri studiosi hanno sostenuto che la somiglianza è probabilmente benefica, dato che offre più probabilità di godere degli stessi interessi, valori e prospettive di vita. Ma attenzione, al contrario di quanto si pensa, gli opposti non si attraggono. O meglio, non reggono alla vita di coppia. A sfatare l’antico adagio lo psicologo britannico Wilson, che ha messo a punto il cosiddetto ‘quoziente di compatibilità’ (QC) per misurare lo stato di salute di un rapporto a due. Smontando così un mito tramandato di generazione in generazione: in amore le differenze non aiutano, al contrario sono le somiglianze a garantire la longevita’ di una coppia.Wilson ha standardizzato il suo strumento attraverso un’indagine su un campione di oltre 2.000 persone, validandolo successivamente su campioni composti da coppie. Il questionario considera un’ampia gamma di caratteristiche fisiche e psicologiche, come aspetto fisico, percezione della propria bellezza e intelligenza, preferenze musicali, opinioni politiche, personalità, atteggiamenti e stili di vita, arrivando a isolare alcuni elementi che effettivamente sono discriminanti della soddisfazione e della felicità di una relazione. Coppie stabili e consolidate risultano avere livelli più elevati di QC, che si rivela anche predittivo di maggiore attrazione fisica reciproca tra persone che non si conoscono e devono decidere un appuntamento al buio.
Il silenzio che rigenera i sensi
Conventi e ritiri che propongono seminario di silenzio sono sempre in prenotazione in eccesso. Un turismo spirituale che, secondo i dati di Slow Tourist, piace ai grandi, ma anche ai ragazzi. Perché nell’assenza di rumori si verifica un azzeramento dei sensi che accentua il sentire: senza ascoltare e parlare, le onde cerebrali rallentano disponendo la mente a incontrare immagini, odori, sapori. Nel silenzio carezze, profumi e tutto il materiale sensoriale viene assemblato in un ordine non logico, ma affettivo, sensibile a lavorare sulle similitudini, sulle affinità dei vari elementi. Una riedizione che dà sprint a quel che proviene dai sensi. Il frastuono, invece, altera i segnali uditivi e anche quelli visivi che, come segnalano le neuroscienze, lavorano in sintonia tanto che, a volte, l’orecchio sente quel che suggerito dalla vista. E viceversa.La distrazione provocata dal rumore di fondo che limita l’attività dell’amigdala, responsabile delle emozioni, altera le percezioni sensoriali, in particolare quelle olfattive. Così un profumo quasi neutro può essere avvertito come forte sgradevole, una sensazione di paura può continuare per parecchio tempo, sotto lo stimolo dell’adrenalina. E il risultato è quello di cercare il pericolo dove non c’è. Senza rumore di fondo, invece, si rigenerano l’ippocampo, sede della memoria e la corteccia temporale, archivio del materiale sensoriale e così si rafforzano le percezioni. In silenzio si comincia a intravedere il dettaglio creativo e stravagante degli oggetti, delle situazioni, delle parole, si mettono insieme i pezzi del puzzle e si raccolgono emozioni inesplorate. Perché silenzio non vuol dire semplicemente tacere o azzerare i suoni, ma chiudere i canali con il mondo esterno e aprire quelli con l’interno lasciando spazio alla consapevolezza.
Influenza i rimedi della nonna per curarla
E’ arrivato l’autunno e con lui, anche l’influenza purtroppo. Raffreddore, mal di gola, febbre. Che spesso vengono curati con paracetamolo e antinfiammatori. Ma se volessimo provare i vecchi rimedi della nonna? Curarci naturalmente e non coi farmaci? Ecco le cure della nonna, che funzionano davvero. Zenzero. Combatte il mal di gola e tiene sotto controllo la febbre, pulisce il muco ed allevia i sintomi di infezioni delle alte vie respiratorie. Ma non solo, crea una barriera sullo stomaco anti-nausea. Se non avete fame, fatevi una bella tisana. Utile anche contro i dolori articolari. La dieta Mangiate leggero, anche perchè la fame vi passerà sicuramente. Preferite pane tostato, succo di mela, ricotta, banane, riso bollito, budino di riso, cereali cotti e patate al forno. E ricordatevi sempre il buon brodo di pollo ricco di sali minerali ideali contro le sudate esagerate. La vitamina C con gli agrumi Si sa ormai da sempre che la vitamina C aiuta le sindromi influenzali. Non la si trova solo negli agrumi ma anche in alcune verdure come i broccoli e nei kiwi. Caramelle Non preoccupatevi della dieta, in quel momento. La gola deve rimanere ammorbidita e umida. Tenete a portata di mano delle caramelle possibilmente balsamiche, al miele o alle erbe. Riposo a letto Se riuscite prendetevi del tempo. A letto o sul divano, riposatevi magari ascoltando della buona musica, sotto una coperta leggera e con qualcosa di caldo da bere. Non fate gli eroi. Miele Calmante della tosse, mucolitico e ammorbidisce la gola. Perfetto nelle tisane al posto dello zucchero L’aglio Sembrerà poco piacevole, ma se pestate uno spicchio nel latte caldo e ci aggiungete un cucchiaino o due di miele, disinfetterete naso e gola e calmerete la tosse. Acqua Ne andrebbe bevuta più del normale. Pulisce, idrata e sfiamma. Quindi via libera per tutta l’influenza. E se preferite o avete necessità di prendere dei farmaci, usateli come supporto per combattere queste brutte influenze.
In amore vince chi…fugge ?
In amore vince chi fugge (ancora?) forse è una delle frasi più tipiche riguardo all’amore e in tanti credono che sia veramente così. Ce l’avranno raccontata un milione di volte. Ma in amore non sempre chi è restio alla fine avrà la meglio. Fuggire non è sempre la cosa migliore da fare: cerchiamo di scoprire il perché. Tanto per cominciare chi scappa è perché chiaramente ha paura della vita, e in questo caso dell’amore. Chi lo fa dunque non è migliore o peggiore di chi “resta”, semplicemente non ha il suo coraggio. Per chi fugge questo modo di fare è un po’ come quello del cane che si morde la coda, perché la paura di impegnarsi con qualcuno scaturisce dal fatto che si pensa che il problema sia all’esterno, quando invece è una cosa assolutamente interna e da ricercare in noi stessi.Chi fugge mente al partner e a se stesso, inoltre adduce scuse ridicole, assenze frequenti e comportamenti ai limiti dell’assurdo e contrariamente a quanto si pensi lo fanno tanto le donne quanto gli uomini. C’è chi fugge perché avverte il bisogno di farsi desiderare, ma è una necessità irriflessiva che può invece rendervi prigionieri, facendovi rimanere bloccati sempre allo stesso punto e rendendo impossibile trovare l’amore. La paura di impegnarsi emotivamente rende vuoti dentro, ed è un vuoto che si può colmare soltanto guardandosi dentro. C’è chi fugge perché sogna un amore impossibile: in quel caso allora dovrebbe sapere che sofferenza, dolore e delusione sono là dietro l’angolo. Non ne vale la pena, ma rendersene conto non è certo una cosa facile. L‘amore non ha regole, solo l’amore. Non ha senso, in un rapporto, parlare di vincitori e vinti, preferibilmente di persone che la pensano allo stesso modo e che decidono di condividere o meno la vita con un’altra persona.
L’amore platonico
Un amore di altri tempi, fatto di sguardi, sensazioni ed emozioni. Un sentimento eccelso, innalzato ad essenza spirituale, scevro di ogni sensualità, è quello che ispirava i grandi poeti: Dante, Petrarca, Leopardi. Ecco il significato dell’amore platonico: quel sentimento che occupa pensieri, mente e azioni. Un amore che Platone non definisce come eros ma esattamente quel primo stadio dell’innamoramento provocato dalla vista dell’amato, dalla sua bellezza fisica e dalla sua mente.Gli occhi sono la porta dell’amore, per il filosofo greco che fu il primo a parlare e descrivere accuratamente il significato dell’amore platonico che lo innalza a emozione divina, specchio della bellezza e della verità. «Il primo bacio non viene baciato dalle labbra bensì dagli occhi», sono le parole di Bernhardt che meglio esprimono la sostanza di questo sentimento assoluto e vissuto in maniera, appunto nobile, almeno al primo momento.Ma l’amore platonico non è solo quello fra due amanti bensì anche quello che regola rapporti familiari o storie passate e mai scordate. Un significato vero e sempre attuale, è quello del primo amore che non si scorda mai. L’amore puro, il primo, risulta essere per tutti vissuto subito in maniera platonica e sono proprio quelle sensazioni, uniche ed inimitabili a rimanere nell’anima per sempre.
Attenzione a non magiare riso di plastica
La notizia è di qualche anno fa, ma è tornata di attualità quando questa estate a Firenze è stato analizzato dai NAS un tipo di riso venduto nei minimarket etnici che “rimbalzava” e a contatto col fuoco produceva una fiammata.Lo scandalo di qualche anno fa riguardava un tipo di riso importato dalla Cina. È molto importante controllare sempre cosa acquistiamo. Fu scoperto che nell’amido di patate veniva aggiunta plastica, resine sintetiche, a cui veniva data la forma di chicco e associato l’aroma di riso. Mangiare alcune porzioni del riso incriminato equivaleva ad ingerire una busta di plastica di piccole dimensioni.Ad oggi non ci sono casi in Italia che possano far pensare ad un ritorno del riso di plastica, ma riportiamo qui sotto dei test da effettuare in caso di dubbio: Il test dell’acqua mettete qualche cucchiaio di riso crudo in un bicchiere di acqua fredda e agitate per bene. Se il riso affonda, si tratta di riso sano e non contenente materie plastiche, se invece il riso galleggia, quasi certamente conterrà materie plastiche.Il test del fuoco date fuoco a un paio di chicchi di riso aiutandovi con un accendino. Se si tratta di plastica lo sentirete subito dall’odore. Quindi in questo caso non mangiatelo Il test del mortaio e pestello mettete un po’ di riso in un mortaio e cercate di polverizzarlo col mortaio, la polvere che ne viene fuori dovrà essere sottile e bianca ovvero il colore dell’amido, se invece presenta una tonalità giallina si tratta di plastica.Il test della muffa basterà mettete un po’ di riso in un contenitore sottovuoto e conservate in un luogo caldo. Se dopo qualche giorno non vedrete formata la muffa si tratta di plastica.Con questi semplici consigli sarete sicuri di mangiare un piatto di riso sano e genuino.
L’amore per sempre non è impossibile
L’amore “per sempre” non è impossibile. E ci può essere. Ma sempre più spesso le coppie attraversano crisi che possono provocarne la fine. Eppure, anche in questi casi, l’amore, quello che c’è stato, conta. E si dimostra positivo anche quando c’è da mettere un punto. Risolutivamente. Per farlo con bontà e altruismo.In alcune precedenti ricerche si era già parlato dell’incapacità di porre fine a un rapporto a causa di motivazioni egoistiche. E quindi, ad esempio, l’amore non si chiude per paura di rimanere soli. O per difficoltà economiche. O per alcune questioni legate alla famiglia e agli amici. Ad ogni modo, l’”io” prevale. Pochi giorni fa, invece, una nuova rivelazione. Un team di ricercatori canadesi e statunitensi ha da poco scoperto, infatti, che anche l’altruismo è apprezzabile. E che, in qualche modo, influenza il nostro agire in amore. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Personality, ha sottolineato che anche i bisogni del partner vengono considerati anche alla fine del sentimento. E valutati attentamente.Non si sa perché prevalga questa bontà d’animo: “è qualcosa pro-sociale”Per giungere a queste conclusioni, gli esperti dell’Università dello Utah hanno realizzato due studi differenti. Nel primo sono state monitorate 1.500 persone per dieci settimane. Nel secondo, invece, hanno osservato 500 partecipanti prossimi alla rottura della relazione. Ebbene, secondo Samantha Joel, “Quando le persone percepivano che il partner era fortemente coinvolto emotivamente nella relazione, erano meno propensi a sospendere il rapporto”.In altre parole, si ha paura che l’altro soffra. Arrivando così a sopravvalutare l’emozione dell’altro. “In generale non vogliamo danneggiare i nostri partner e ci preoccupiamo della loro sofferenza”, commenta Joel. Ciò serve a dimostrare che “ci si prende cura dell’altro e ci si preoccupa del partner e dei suoi sentimenti”. E conclude: “Non ci sono valide spiegazioni sul motivo per cui c’è questa attenzione. E’ qualcosa pro-sociale”.
Bagni caldi per il benessere mentale
A volte, quando si è giù di corda, si pensa che una sessione in palestra, oltre ad allontanare le tensioni, possa favorire il buonumore. In realtà un’alternativa, decisamente più piacevole, ci sarebbe. Che dire, ad esempio, di semplici ma rigeneranti bagni caldi? Stando a quanto riporta un quotidiano Brittannico, i ricercatori dell’Università di Friburgo avrebbero scoperto che, frequentare una spa, per un’ora due volte alla settimana farebbe bene alla propria salute mentale. Proprio così, in caso di depressione, condurrebbe a un moderato ma durevole miglioramento dell’umore.Bagni caldi, un valido rimedio contro la depressione Come si spiega? Stando a quanto si legge sulla rivista New Scientist, la temperatura corporea gioca un ruolo di grande importanza nella regolazione del ritmo circadiano che, spesso, nelle persone depresse è piuttosto alterato. Ecco allora che, sottoporsi a dei bagni caldi, potrebbe aiutarli a risolvere il problema. Così facendo, stando a quanto emerso dallo studio, la loro temperatura aumenterebbe di circa 2° C.Al fine di giungere a questa conclusione, sono state chiamate in causa 45 persone. Tutte affette da depressione. E’ stato chiesto loro di sottoporsi a due bagni termali bisettimanali o a due sessioni di esercizio aerobico 40/45 minuti due volte a settimana. “I bagni ipertermici sembrano essere un metodo rapido, sicuro e facilmente accessibile per ottenere un miglioramento clinicamente rilevante del disturbo depressivo” Proprio così. Dopo un paio di settimane, le persone affette da una grave depressione avevano migliorato la loro situazione. Nonostante gli esiti interessanti della ricerca, le persone affette da depressione, da moderata a grave, debbano essere trattate con farmaci antidepressivi. Non solo. Dovrebbero anche sottoporsi a una terapia cognitivo-comportamentale o sociale intensa.
Vi commuovete guardando un fil…. siete più forti
A casa comodamente seduti su una poltrona con vicino un camino con la legna che scoppietta, oppure al cinema,o magari a teatro, ci sono persone che piangono facilmente davanti a un film, o a una commedia altre si vergognano di mostrare le proprie emozioni, soprattutto gli uomini, perché pensano che le lacrime indeboliscano, una sciocchezza machista senza alcun fondamento. La verità è che piangere vedendo un film non è un segno di debolezza, al contrario, indica che la persona è psicologicamente più forte.Piangere non è motivo di vergogna, ma un segno di umanità che indica un’emozione, sia essa tristezza, felicità, rabbia, nostalgia, e al di sopra di tutto è un sintomo di empatia. Le persone che lo fanno tendono anche ad avere più successo a livello sociale. Quando i personaggi di un bel film sono ben interpretati, siamo portati a metterci nei loro panni, a vedere la realtà attraverso i loro occhi. Tutti noi, a vari livelli, cerchiamo l’identificazione con il cinema. Alcuni studi realizzati usando la neuroimmagine funzionale hanno rivelato che il nostro cervello si collega quasi al personaggio con cui ci identifichiamo, nella misura in cui attiviamo le stesse aree del cervello, collegate a ciò che il personaggio sta facendo, le stesse aree che sta utilizzando per svolgere i suoi compiti, come camminare, saltare o battere le mani.Questa risorsa permette anche di comprendere la sua situazione e il suo punto di vista, e di sperimentare gli stessi stati emotivi. Ovviamente l’empatia è intimamente legata al modo in cui è strutturato il nostro cervello, soprattutto con i neuroni specchio, i principali responsabili del fatto di metterci nei panni degli altri. Uno studio realizzato presso la Claremont Graduate School lo ha spiegato in modo molto chiaro.In quell’esperimento, gli psicologi hanno chiesto ai partecipanti di assistere a un video dell’Ospedale Pediatrico La metà delle persone ha visto una parte del video che mostrava un padre che parlava del cancro in fase terminale del figlio, l’altra metà una parte in cui il bambino e il padre visitavano lo zoo e non si accennava alla malattia. Com’era prevedibile, il passo in cui il padre parlava della malattia del figlio ha suscitato una risposta emotiva più intensa: i partecipanti hanno mostrato un aumento del 47% dei livelli di ossitocina nel sangue.Ogni partecipante ha dovuto poi prendere una serie di decisioni collegate al denaro e ad altre persone. I risultati hanno mostrato che chi aveva assistito al video dal contenuto più emotivo è stato più generoso con gli estranei e più propenso a donare denaro e chi ha donato del denaro ha detto anche di sentirsi più felice.