Le regine dei piatti estivi

Sode in insalata, sbattute in frittata, cotte in omelette, spalmate come maionese: le uova sono le “regine” della tavola in estate. Economiche, veloci da cucinare e versatili da preparare, si adattano ad ogni piatto freddo da portare sotto l’ombrellone o nel cestino da pic-nic. Ricche di elementi nutritivi di alto valore biologico, sono ormai rivalutate anche nella dieta di chi soffre di colesterolo alto. Un uovo di gallina pesa mediamente 61 grammi: 8 grammi il guscio, 38 grammi l’albume e 15 grammi il tuorlo. Si tratta di un’ottima fonte di proteine ad alta biodisponibilità, che fornisce tutti gli amminoacidi essenziali. Il suo valore nutrizionale è completato dalla presenza di minerali, vitamine liposolubili e idrosolubili in parte ridotte dalla cottura e infine da una buona percentuale di grassi insaturi, in prevalenza acido oleico, seguito da linoleico, arachidonico, linolenico; da rilevare anche la presenza di lecitine e fosfolipidi.

 

Il tartufo…..bontà e aroma

Essendo un fungo ipogeo, il tartufo cresce e matura nel terreno sottostante accanto alle radici di alcune tipologie di alberi, in special modo querce e lecci con cui il fungo stabilisce un rapporto simbiotico, detto micorriza, attraverso il quale i tartufi producono il prezioso sporocarpo. Un tartufo appena raccolto è parecchio sporco e ricco di terra in eccesso, dato che nasce proprio sottoterra. Eppure la prima operazione da fare non è la pulizia: il fatto che i tartufi in vendita non siano perfettamente puliti non è un errore, bensì una tecnica per conservarlo il più a lungo possibile. La parte esterna e un leggero strato di terra rallentano la deperibilità, aiutano a mantenerlo nelle condizioni ideali e gli permettono di continuare a maturare: ecco perché la pulizia approfondita sarà effettuata solo al momento del consumo. Le uniche eccezioni riguardano i tartufi che saranno conservati sottovuoto o in freezer. Per preservarne al meglio l’aroma, è preferibile riporlo in un frigo non troppo freddo avvolto da carta da cucina, da una garza o da un panno leggero inodore e posto dentro un barattolo di vetro ben chiuso per circa una settimana al massimo se è bianco, per due o tre giorni in più se è nero. La carta dovrà essere cambiata ogni 1/2 giorni per evitare che assorba l’umidità dal tartufo e faccia nascere muffe che possono portare il tartufo a marcire. Per trasferire parte dell’aroma del tartufo a uova o riso, inoltre, possiamo inserirli all’interno del barattolo anche se per un periodo limitato: il riso tende infatti ad assorbire subito i liquidi e per questo rischia di seccare troppo il tartufo. questo punto il tartufo è pronto per essere gustato. Ma come? Esiste una grande differenza tra tartufo bianco e tartufo nero: se il primo dà il meglio di sé crudo e semplicemente grattato, il secondo si esalta in cottura. Quindi per il tartufo bianco le ricette più indicate sono quelle semplici che lo pongono al centro del piatto unito a gusti delicati, come i tagliolini con grattata di tartufo, l’uovo all’occhio di bue, la battuta di carne o i risotti. Il tartufo nero, invece, sprigiona tutto il suo aroma se sottoposto a cotture non troppo intense, ad esempio nei ripieni, cotto insieme ai risotti, nelle polpette, nei soufflé, nei finger food e nei patè. E, perché no, anche con il