Non ce ne accorgiamo, eppure gli oggetti che affollano la nostra quotidianità offuscano vicende particolari, a volte divertenti, curiosità che quasi nessuno conosce. Siamo così abituati ad averli sotto gli occhi che non ci viene in mente di osservarli da una visione diversa, come cose dotate di storie interessanti, degne di essere raccontate. Benedict le Vay, è un vero e proprio “segugio” quando si tratta di rintracciare le curiosità che poi ci fanno esclamare: «Non l’avrei mai detto!» Oppure: «Non ci ho mai pensato». Chi sapeva, ad esempio, che i campeggiatori in Cornovaglia sono tenuti svegli dallo “scricchiolio dei cavolfiori” i vegetali produrrebbero un specie di cigolio, quando giungono all’apice della stagione? Lo sapevate, poi, che non si può spezzare in due uno spaghetto uno spaghetto soltanto, non una manciata? Le onde d’urto provocate dalla pressione della nostra mano, infatti, lo spezzano sempre in tre pezzi. Il re degli affari: l’uomo che ha disegnato il famoso tubetto delle patatine Pringles, Fred Baur, era un chimico e un tecnico esperto nella manutenzione dei cibi. La notizia “vera”, però, è che Baur chiese che parte delle sue ceneri venissero messe in un tubetto delle patatine. Non solo arnesi elettrici e grandi personaggi, anche il cibo ci riserva delle grandi sorprese. L’avocado deve il suo nome a una parola azteca che significa “testicolo”, i limoni, così aspri, contengono più zucchero delle fragole, mentre le patate crude hanno più vitamina C delle arance. Il formaggio stilton, invece, un prodotto locale di alcune contee inglesi, non è stato mai prodotto a Stilton. È stato fatto a Melton Mowbray, nella contea di Leicester, e a Stilton può essere soltanto venduto. Esiste infatti una legge europea che regola la produzione del formaggio, per garantirne la genuinità. Non sono stati ben protetti, invece, i biscottini della fortuna. Ah, quelli cinesi, direte voi. Sì, ma no. Non sono stati inventati dai cinesi, ma da un locale cinese in California, nel 1849. Quando furono importati per la prima volta in Cina, negli anni Novanta, furono presentati come i “veri biscotti della fortuna americani”.
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La tendenza green del momento
Se hai fallito miseramente il compito di prenderti cura di piante e fiori cactus compreso non disperare. Esiste una soluzione anche per chi non ha il pollice verde né tempo da dedicare a un angolo di natura in casa. I terrarium, ovvero paesaggi in miniatura ricreati sotto vetro. Un ecosistema che non appassisce, si innaffia una volta l’anno e la potatura è necessaria solo occasionalmente. Sono i segreti del successo di queste installazioni vegetali, una valida alternativa alle classiche piante d’appartamento con la differenza che i piccoli mondi naturali in bottiglia sono autonomi, per cui li guardiamo crescere senza fare quasi nulla. Come è possibile? Durante il giorno attraverso la fotosintesi le piante producono ossigeno, mentre di notte la condensa cola sul terreno mantenendo la giusta umidità. La scelta del contenitore trasparente oltre a permettere il passaggio dei raggi del sole ai fini della funzione clorofilliana, permette di vedere all’interno del vaso il che ci permetterà di utilizzare il nostro terrarium come un vero e proprio elemento di arredo e collocandolo su un tavolo al centro della cucina a mo’ di centrotavola o su una mensola in bagno per rendere più accogliente l’ambiente, o addirittura appenderli. Per questo è consigliabile scegliere piante di diversa altezza che creino movimento nella composizione. Potremo, inoltre aggiungere elementi decorativi come piccoli personaggi,sassi, sfere colorate, muschi o sabbie. Insomma, liberate la fantasia e create il vostro
Il corretto uso dello spazzolino da denti
E’ un piccolo dilemma che sembra non arrivare a trovare la soluzione. Più o meno come quello se sia nato prima l’uovo o la gallina. Quando si lavano i denti, bisogna bagnare lo spazzolino prima o dopo averci messo il dentifricio? Le teorie in merito sono tantissime ed ognuno sembra voler dire la propria. Tanto che da poco, in Inghilterra, la questione ha invaso una chat di Twitter accendendo un lungo dibattito in cui ogni utente ha voluto condividere il proprio punto di vista. La catena di tweets è stata così lunga e vivace da destare l’interesse della BBC e di altre testate che, per definire la questione, si sono rivolte agli esperti. Tutto è nato da una domanda semplice e a prima vista innocente formulata da un utente di Twitter. Ossia, se sia meglio bagnare lo spazzolino prima o dopo averci messo il dentifricio. Il quesito ha generato un fiume in piena di risposte e di teorie. C’è chi sostiene che lo spazzolino vada bagnato prima. In questo modo le setole si ammorbidiscono e il dentifricio avrà una presa migliore su di esse. E c’è, invece, chi ritiene che vada bagnato dopo aver spremuto il dentifricio in modo che faccia una bella schiuma. Non manca chi lo bagna sia prima che dopo. E chi, invece, preferisce non bagnarlo affatto. Ma nemmeno interrogando professionisti del settore è stato possibile ottenere una risposta univoca. Non esiste, infatti, una tecnica migliore. Se alcuni affermano che non ha alcuna importanza quando si bagna lo spazzolino, purchè il fluoro entri in contatto con i denti, altri ritengono che lo spazzolino non vada bagnato affatto. Chi lo fa per ammorbidire le setole dovrebbe, piuttosto, sceglierne un tipo con le setole più morbide. L’acqua servirebbe soltanto a ridurre l’efficacia del dentifricio. Ma c’è un forma su cui, invece, tutti gli esperti sembrano concordare, ed è la necessita di spazzolare bene i denti. E di farlo almeno due volte al giorno. E’ questa l’unica cosa che conta.
Giornata mondiale della lentezza
Un invito a compiere un piccolo gesto che possa indirizzarci verso una stabilità personale, nel ritrovare il piacere della riflessione, lontana dalla sempre più diffusa fuga dal quotidiano in cui si cerca la felicità scommettendo, esagerando o sballando, in una vita in cui la mancanza di significato è totale. Almeno per un giorno disconnettiamoci dalla Rete e connettiamoci con noi stessi, gli altri e l’ambiente. Oggi Lunedì 7 maggio è l’appuntamento con la lentezza 2018. Giornata della Lentezza, giunta alla sua dodicesima edizione. Rallentare è una scelta che può migliorare la vita, la nostra. Un invito a fermarsi per tessere una rete sempre più ampia e articolata di persone, associazioni, scuole, università, aziende, città che hanno avviato modi di agire che innescano un cambiamento duraturo. Ecco qualche suggerimento…Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria. Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello. Se entrate in un bar per un caffè: ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell’uscita. Non riempire l’agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli. Impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto. È provato che la pentola dell’acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta dedichiamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, magari anche con vaso di fiori ? Che ne dite.. in fondo non è difficile
Cibo da record
C’è chi si vizia con i viaggi, chi con abiti e oggetti firmati e chi è un vero appassionato di cibo, ma quello vero! Vediamo insieme quali sono alcuni tra i cibi più pregiati e costosi di tutto il pianeta:Al primo posto troviamo un’eccellenza italiana, il tartufo bianco d’Alba. Un investitore di Hong Kong pagò un esemplare da 1,5 kg la bellezza di 160mila dollari, rendendolo l’alimento più costoso in assoluto. Il caviale Almas guadagna il secondo posto: è una particolare varietà di caviale che presenta una colorazione che può andare dal giallo al bianco. Più il colore si avvicina al bianco, più il caviale è pregiato poiché significa che l’età del pesce che l’ha prodotto è più matura. E’ prodotto in Iran: in Europa è possibile acquistarlo soltanto a Londra, in scatole d’oro 25 carati a 24mila euro l’una. Anche la frutta può incidere pesantemente sulla spesa: le angurie nere di Densuke crescono soltanto nella regione di Hokkaido, sono molto rare e, quindi, assai costose. Un’anguria da mezzo chilo può arrivare a circa 6mila dollari.Una bistecca di manzo Kobe può costarvi anche 3mila dollari: si tratta di manzi pregiatissimi, allevati soltanto in Giappone, massaggiati e puliti regolarmente con spazzole e alimentati con il miglior grano.La merenda più costosa del mondo? La potete gustare al Westin Hotel di New York: si tratta di un normalissimo bagel, all’esterno, farcito con una crema di formaggio arricchita di tartufo bianco, bacche di goji e uva riesling. Costo: 1000 dollari l’uno. Anche quelle che non sono entrate nella TOP5 meritano di essere sitate, come la Pizza Royale 007 dello chef Domenico Crolla: preparata con una combinazione di bevande alcoliche fuse in ingredienti saporiti, aragosta marinata nel cognac, caviale, salmone scozzese affumicato, prosciutto crudo di Parma e foglie d’oro 24 carati, che danno quella croccantezza che non guasta mai. Per la modica cifra di 3.800 euro. Buon appetito!
Consigli per una grigliata perfetta
La bella stagione fa desiderare di stare all’aperto. Mangiare in giardino o sul terrazzo è un piacere. Cuocere i cibi sul barbecue è una vera arte! Il metodo dipende da cosa si usa per realizzare le braci. Ecco alcuni suggerimenti Metti la carbonella sul fondo del barbecue e con i candelotti o con dei fiammiferi lunghi accendi e lascia bruciare fino a quando si formerà la cenere superficiale. Procedi così: poni nella parte bassa del braciere della carta giornale e dei legnetti, quindi sopra fai una piramide con la carbonella; accendi il fuoco da sotto provoca un po di ventilazione Dopo un quarto d’ora distribuisci bene la carbonella in modo che non tocchi la griglia. Le braci sono pronte in circa 45 minuti. Prima di usarla, controlla che la griglia sia pulita e rimuovi eventuali incrostazioni. Usa il grembiule: non è solo una questione estetica! Proteggi le mani con i guanti e usa accessori in acciaio specifici per il barbecue.Le regole per la cottura perfetta Metti il cibo sulla griglia solo quando le braci sono pronte. Ungi i cibi, non la griglia. Fai cuocere molto bene il primo lato: il secondo sarà pronto in un tempo più breve e potrai insaporirlo con spezie e aromi senza che si brucino. Per le verdure usa una griglia grande, in modo da cuocerle tutte insieme Se vuoi stupire gli ospiti, usa degli spiedini alternativi: al posto dei ‘bastoncini’ metallici puoi usare dei rametti di rosmarino ai quali avrai tolto gli aghi così in più profumerai la carne. Per ‘infilzare’ pesce e crostacei, invece, puoi usare i bastoncini di lemon grass Vuoi cuocere le patate e altre verdure direttamente nella cenere? Non togliere la buccia! Puliscila con una spazzola, avvolgi gli ortaggi nella stagnola e cucina nella brace. Marinare la carne prima della griglia abbassa del 90% gli elementi cancerogeni. Come si prepara? 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva, 4 di vino, 4 di succo d’arancia, erbe aromatiche fresche tritate. Marinare da 30 minuti a 4 ore secondo il taglio della carne. Sulla griglia, gira spesso e non salare durante la cottura. Per evitare che si ‘incolli’ alla griglia, fai marinare il pesce prima di cuocerlo (1 cucchiaio di succo di limone, 3 cucchiai d’olio evo, sale, pepe nero e un trito di prezzemolo, rosmarino, salvia e aglio essiccato). Quando la pelle è croccante, è cotto!
Piatti tipici.. viva la pappa…. col pomodoro
Piatto povero tipicamente toscano, la pappa al pomodoro è un classico della nostra tradizione, legato ai migliori ingredienti delle nostre campagne e alla semplicità che caratterizza le basi della cucina mediterranea. Buonissima calda durante l’inverno, è una scoperta di profumi e sapori anche d’estate, (in particolar modo quando i pomodori cominciano a maturare in maniera spontanea negli orti), consumata a temperatura ambiente. Può essere preparata, secondo i gusti, con un soffritto di cipolla, carota e sedano, con un soffritto più delicato di porri oppure con aglio.Noi ve la proponiamo nella sua versione più classica 800 g di pomodori pelati 1 mazzetto di basilico 2 spicchi d’aglio sale e pepe q. olio extra vergine 1 lt di brodo vegetale 4 fette di pane raffermo tipo toscano Passate i pomodori al setaccio riducendoli in polpa; dopo aver imbiondito uno spicchio d’aglio con qualche cucchiaio di olio disponete sul fondo del tegame le fette di pane e strofinatele con l’altro spicchio d’aglio. Versate quindi la passata di pomodoro e il brodo vegetale, fin a coprire completamente il pane. Abbassate il fuoco al minimo, coprite e lasciate sobbollire per 30/40 minuti, fino all’assorbimento del liquido. Mescolate ogni tanto per aiutare il pane a sbriciolarsi e amalgamarsi al pomodoro .Spegnete il fuoco, aggiungete qualche foglia di basilico e un ultimo generoso filo di olio a crudo. Che dire…qui cominciamo ad avere una certa fame…
Sushi, 6 consigli contro i pericoli del pesce crudo
Un italiano su due ha mangiato almeno una volta in un ristorante etnico, con preferenza per ristoranti giapponesi e cinesi. Sushi e sashimi conquistano sempre più persone e i consumi mondiali di pesce sono in forte crescita. Ma quali sono i pericoli nel mangiare pesce crudo? Il rischio per gli amanti del pesce crudo è legato ad alcune malattie parassitarie, tra cui la più diffusa in Italia è l’anisakiasi che possono arrivare a causare una grave peritonite. Ecco alcuni consigli per consumare pesce crudo: occhi aperti. Eseguire un esame “ad occhio nudo” del prodotto ittico che si sta per consumare. Le larve dei parassiti infatti spesso sono riscontrabili attraverso un attento esame visivo. È meglio evitare il consumo di pesce crudo in ristoranti nei quali sono presenti alcuni segnali di allarme: scarsa igiene del personale, locali non ben puliti e scarsa applicazione delle corrette prassi igieniche. È preferibile consumare le specie ittiche a basso rischio di zoonosi evitando lo sgombro, le sardine, le alici marinate e il tonno crudi. L’aceto, il succo di limone e altri condimenti non hanno alcun effetto sui parassiti casomai presenti. È opportuno avere conferma che il prodotto, una volta scongelato, non sia stato più sottoposto a congelamento o surgelazione e che abbia subito un adeguato processo termico come imposto dalla legge. Per saperne di più su come viene preparato il pesce è nel pieno diritto di ogni cliente fare delle domande al cameriere durante l’ordinazione, oppure si può chiedere di parlare esplicitamente con lo chef. Nei confronti del pesce bisogna avere la consapevolezza dei potenziali rischi e considerare l’abbattimento termico, procedimento utilizzato per il raffreddamento rapido, come un sicuro investimento verso la salute.
Ad ogni angolo di casa la propria fragranza.
Spray aggressivi o profumi troppo invadenti spesso rovinano l’atmosfera fresca e piacevole della nostra casa. Ma allora come scegliere le soluzioni migliori? Ecco qualche consiglio per scegliere le fragranze adatte a voi! Le stanze più in evidenza e spesso più giudicate della casa sono certamente il soggiorno che accoglie gli ospiti ed il bagno. Queste zone andranno invase con profumazioni delicate, dolci e/o fruttati. Per il soggiorno ad esempio può andar bene una fragranza alla vaniglia e nel bagno un aroma agli agrumi. In entrambe i casi spray o diffusori troppo forti non vanno bene, sono più adatte delle candele o dei diffusori naturali agli oli essenziali. Altra stanza particolarmente complicata da mantenere profumata è la cucina. In questa zona infatti si mescolano diversi odori, buoni e meno buoni. In cucina si uniscono profumi di spezie agli odori di cucinato. Anche in questo caso, come nel bagno, si consigliano profumazioni a base di essenze agli agrumi. Questi profumi sono i più adatti per togliere i cattivi odori. Nel caso in cui le essenze agrumate non sono di vostro gradimento potete sostituirle con profumazioni al the verde, o alle spezie come rosmarino o menta. La camera da letto è il vostro regno anche per quanto riguarda le profumazioni. In questo caso infatti la scelta appartiene solo a voi. Ma per rendere il vostro sonno più efficace e riposante sarebbe più utile ricorrere a profumi floreali tenui e delicati. Ad esempio potete usare candele o oli essenziali al giglio o al gelsomino. Sono sconsigliate le profumazioni più forti o troppo miste poiché a lungo termine potrebbero nauseare, impedendo anche un riposo corretto. Inoltre non bisogna invadere troppo la camera con il profumo: diffusori troppo invadenti non vanno bene. Resta comunque indubbio che la camera andrà arieggiata per qualche ora, dando anche alle essenze modo di rinvigorire e non ristagnare.
Arriva Wood*ing bar
In un quartiere di Milano arriva Wood*ing bar, e porta ingredienti antichi e mai sentiti Siamo un popolo di poeti, santi e allevatori, ma in una cultura culinaria che sta danneggiando irrimediabilmente il pianeta forse è il caso di tornare a bere e mangiare a impatto zero. In pratica, sarà meglio tornare a fare i raccoglitori. È la filosofia di un nuovo bar aperto da poco a Milano, dove il “nuovo” ha un valore radicale. Wood*ing bar, mette in pratica la disciplina del foraging, quella di andare solamente a caccia di piante selvatiche commestibili per l’uomo. Un passo in più rispetto ai vegetariani, perché il foraging tende a escludere gli alimenti coltivati che comunque richiedono spreco di energie e risorse. Lo chiamano bar endemico, il primo al mondo nel suo genere, proprio perché si affida alla sola natura selvaggia per esistere, e farci bere. La nuova disciplina si unisce infatti alla Wild Mixology, un modo diverso di intendere i cocktail e la miscelazione. La Bibbia di questo sapere è il libro scritto dalla chef Valeria Mosca, che ha fondato un laboratorio di ricerca nel 2010 e adesso questo bar. Che non è un cocktail bar, visto che non c’è traccia del bancone. Appena si entra, c’è un ambiente rustico con pareti scrostate e piante selvatiche incorniciate. Sembra una villa di campagna restaurata con gusto semplice. Entri e ti siedi su tavoli sociali, pianali lunghi e comunitari Poi arriva la lista dei cocktail, e il menù selvatico. Per bere, si può scegliere il #2, niente nomi di fantasia e niente fronzoli, nella filosofia del cocktail endemico, fatto con gin, succo di mirtillo, kombucha, miso di pere e miele fermentato. Una miscela corposa e opaca, morbida al palato e intensa nel retrogusto. Oppure puoi ordinare il #10, un cocktail secco e vivace con bourbon, bitter fatti in casa e amazake. Dalla lista dei cocktail c’è perfino da imparare: l’amazake è un composto dolce giapponese ottenuto dalla bollitura del riso, ricco di vitamine del gruppo B, enzimi e fibre. I cocktail selvatici del Wood*ing nascono per farsi bere, ma vogliono far del bene come un infuso di erbe.